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Raccogliere a sé i figli della propria leggenda: Zaytoven riunisce tutti in Trapholizay

Il 25 Maggio 2018 è uscito l’ultimo progetto firmato Zaytoven, un nome che porta con sè l’eredità di una decade di suoni, un nome che porta il peso delle aspettative enormi che solo da un eminente rappresentante ci si possono aspettare.

Zaytoven è uno dei più importanti produttori della storia del rap, la spina dorsale della Trap, più di dieci anni di musica proveniente da Atlanta; definito da Gucci Mane stesso, nell’intro di Trapholizay, l’autore della colonna sonora della sua vita.

Trapholizay è il debutto discografico di un pilastro che non ha nulla più da dimostrare, la consacrazione di una leggenda che si prende di diritto il posto che tutti già attribuivano lui: quello nell’olimpo della musica.

La figura di Zaytoven è talmente imponente da mettere in secondo piano persino la tanto discussa e longeva disputa su chi fosse il padre della Trap: T.I o Gucci Mane? Gucci Mane o T.I? Non ha importanza.

Non con il disco di Zaytoven dove oltre che i padri fondatori raccoglie tutti i maggiori esponenti della Trap Music e non uno di loro ha osato fornire una prestazione al di sotto dell’eccezionale per un progetto di questa importanza, destinato a resistere al tempo e ad insediarsi stabilmente nel cuore di tutti gli appassionati.

Già dall’intro si capisce l’importanza di quest’album grazie al soliloquio di Gucci Mane in cui tesse le lodi di quello che lui stesso definisce “il più grande produttore di sempre”.

Sentendo Trapholizay la prima cosa che si evince è che questo progetto non è il disco solista di un rapper in cui Zaytoven si permette qualche incursione fatta in grande stile, in questo album si ritrova la sua impronta (ed il suo mitico piano) dall’inizio alla fine della tracklist, con il suo inconfondibile stile.

Il disco contenente dodici tracce risulta essere un prodotto che offre di più rispetto al precedente mixtape che pubblicò come sorta di antipasto nel 2017, Trapping Made It Happen, e soprattutto risulta essere molto più ragionato sotto diversi punti di vista tra cui l’utilizzo curato in ogni minimo dettaglio dei circa venti rapper che sono stati chiamati per l’occasione tra cui spiccano, oltre ai già citati T.I e Gucci Mane, i nomi di: Quavo, Offset, Pusha T, Future, 21 Savage, Rick Ross e Young Dolph.

L’alternanza di pezzi capaci di risultare Hit (come What you think o Black Privilege) con banger della potenza di Go Get The Money o East Atlanta Day accende Trapholizay come una fiamma continua che divampa in un fuoco  che non accenna mai a scemare fino alla fine della riproduzione del prodotto.

Alcuni potrebbero obiettare che quando si hanno così tante produzioni leggendarie alle spalle un disco del genere può risultare inutile, uno sfizio più che altro, ma Zaytoven ha dimostrato il contrario curando il suo album sotto ogni punto di vista. Ogni singolo pezzo presente nella tracklist è stato realizzato e scelto con cura per uno scopo ben preciso e niente risulta mai essere fuori posto.

Offset ha viaggiato benissimo sul beat di Back on it, Future è stato magnifico toccando picchi altissimi in Mo Reals, Gucci Mane neanche a parlarne. Tracce come Strong dimostrano la riverenza che, sottilmente, tutti dimostrano di avere nei confronti di colui che alle macchine è il padre della Trap, anche i più giovani come Lil Uzi Vert.

Trapholizay è la conferma, se mai avesse necessitato di una conferma, di Zaytoven: la scultura del suo volto nel Monte Rushmore del rap dopo aver prodotto classici su classici.

 

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