• Il Rap È Poesia? L’Esperto Risponde

    Il Rap È Poesia? L’Esperto Risponde

    Quante volte, discutendo di rap italiano, siamo stati tentati di definire il nostro idolo “un poeta“? Quanto spesso abbiamo visto accostare queste due discipline artistiche, spesso sulla base del malinteso che la stessa parola “rap” nasca come un acronimo dell’espressione “rhytm and poetry” (“ritmo e poesia“)? La risposta, in un caso e nell’altro, è senza dubbio “innumerevoli“. Ma, da un punto di vista strettamente lirico questa equiparazione è davvero possibile? In altre parole, il rap è poesia?

    Per chiarirci una volta per tutte le idee al riguardo, abbiamo sottoposto la questione ad un giovane esperto del settore: Paolo Di Nicola, direttore editoriale della rivista culturale “Il Fuco” e laureando in Lettere Moderne presso l’Università di Siena. Di seguito trovate la sua prospettiva.

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  • Tenebra è la Notte: Murubutu accende una stella nel buio

Tenebra è la Notte: Murubutu accende una stella nel buio

Il primo febbraio 2019 Murubutu ha pubblicato il suo attesissimo nuovo disco, Tenebra è la Notte e Altri Racconti di Buio e Crepuscoli. Sarà riuscito a soddisfare le aspettative relative alla sua ultima fatica?

Il primo febbraio Murubutu ha pubblicato il suo nuovo disco Tenebra è la Notte ed Altri Racconti di Buio e Crepuscoli. È il quinto disco del Professore, pubblicato dopo 3 anni dalla precedente fatica L’Uomo che viaggiava nel Vento e Altri Racconti di Brezze e Correnti (da notare la correlazione nelle iniziali “brezze” – “buio” e “correnti” – “crepuscoli”). Il disco è stato anticipato da due singoli: La Notte di San Lorenzo e La Vita dopo la Notte.

Il disco si struttura come i precedenti lavori del rapper emiliano: un concept album basato su un tema centrale (la notte in questo caso) che accompagna le varie storie presentate di traccia in traccia. Il tema fa da sfondo a racconti abbastanza tragici, in cui la notte si dimostra testimone dei drammi, ma anche delle gioie, dei personaggi. Drammi e gioie si legano a doppio filo in diverse tracce. Prendiamo come esempio il singolo La vita dopo la Notte: il brano è la storia di un amore, quello tra Donata e Vittorio, che permea la vita dei due amanti dall’adolescenza alla morte. L’epilogo del brano è quello drammatico della morte di entrambi i coniugi nella stessa notte. L’amore era talmente forte da non permettere a Vittorio di sopravvivere senza l’amata. Quello che può sembrare come un finale triste ha come contraltare l’intera vita vissuta dai due, una vita piena di amore che non abbandona il loro appartamento di via Pascal nemmeno dopo la dipartita, con la vita che rimane effettivamente percettibile nonostante quella tragica notte.

I vari storytelling nelle tracce affrontano i temi più disparati dalla natura (in La Stella e il Marinaio, in cui ritorna anche la figura dell’uomo di mare, molto cara al Prof. di Reggio Emilia) all’amore (tema che ricorre in diverse tracce) all’arte la quale fornisce lo spunto per diverse storie. Abbiamo infatti L’Uomo senza Sonno che si ispira al celebre omonimo film di Brad Anderson, Wordsworth che trae origine da una delle opere, Paesaggio Lunare, del poeta romantico inglese, Le Notti Bianche che si rivela essere una riproposizione musicale dell’omonimo racconto dello scrittore russo Fëdor Dostoevskij.

Altro riferimento artistico è allo scrittore boemo Franz Kafka che ispira la traccia Franz e Milena la quale racconta dell’amore tra l’autore de La Metamorfosi e la giornalista ceca Milena Jesenská, testimoniato dal carteggio poi pubblicato come Lettere a Milena. In questo caso la storia raccontata va oltre quella reale. La relazione tra i due ebbe termine infatti nel 1923 (basandosi sulle lettere almeno), anno precedente la morte dello scrittore. Invece la terza strofa del brano in apparenza mostra la sofferenza di Kafka quando, improvvisamente, le lettere della giornalista smisero di arrivare. Murubutu in questo modo ci informa del tragico destino affrontato dalla donna: durante la Seconda Guerra Mondiale venne deportata dai nazisti e morì in nel campo di concentramento tedesco di Ravensbruck, nel 1944. Questo dolore in realtà non è reale (o quantomeno non terreno) poiché Kafka, come conferma Murubutu sul finire della strofa, era già morto vent’anni prima.

Questo disco mostra anche un Murubutu sempre più inserito nella scena rap nostrana. Continuando sulla scia intrapresa con L’uomo che viaggiava nel vento, sono presenti diverse collaborazioni esterne alla cerchia di collaboratori storici del Professore. Infatti, oltre a Dia (Tenebra è la Notte) e La Kattiveria (Omega Man) contribuiscono al disco anche Mezzosangue (L’Uomo senza Sonno), Caparezza (Wordsworth), Claver Gold (Le Notti Bianche), Dutch Nazari e Willie Peyote (Occhiali da Luna) e Daniela Galli (Ancora Buonanotte) nota anche come Dhany, pseudonimo con il quale son note le collaborazioni con il DJ Benny Benassi (suo conterraneo). Le partecipazioni meritano tutte una menzione particolare data la qualità e l’arricchimento qualitativo che donano ai brani. Su tutte spicca quella di Caparezza, forse la più attesa da molti, che realizza una strofa veramente eccezionale.

Sempre relativamente alle collaborazioni è d’obbligo rivolgersi ai responsabili del tappeto sonoro. La maggioranza delle tracce è prodotta da uno dei collaboratori di sempre di Murubutu, Il Tenente. A lui si aggiungono R-Most (Nyx – Introduzione), DJ West (Buio e Occhiali da Luna), DJ Fastcut (La Stella e il Marinaio), Swelto (La Notte di San Lorenzo), XXX-Fila (Le Notti Bianche), SuperApe (Franz e Milena) e Muria (Nyx – Conclusione). A loro va ad aggiungersi lo straordinario lavoro agli scratch di DJ T-Robb (Buio, L’Uomo senza Sonno, La Stella e il Marinaio, Omega Man), in particolare quelli in L’Uomo senza Sonno (in cui campiona N.Y. State of Mind di Nas e Is Happines just a Word di Vinnie Paz) e in La Stella e il Marinaio (in cui vengono inserite le strofe di Rancore in Scirocco e di Dargen D’Amico e Ghemon in Levante, entrambe tracce del precedente lavoro del reggiano).

Gli elementi classici dei dischi di Murubutu ci sono tutti. Abbiamo già visto il marinaio e la Seconda Guerra Mondiale (presente anche negli inizi della storia di La Vita dopo la Notte), a loro vanno ad aggiungersi il pezzo storico vero e proprio (La Notte di San Bartolomeo che racconta dell’omonimo massacro parigino ai danni degli ugonotti nel 1572) e la “storia musicale”. Se in L’Uomo che viaggiava nel Vento era la storia di una ballerina cieca (narrata in Grecale), in Tenebra è la Notte abbiamo la storia di un pianista disposto a sacrificare a tutto per il sogno, trasmessogli dalla defunta madre (Ancora Buonanotte).

Tenebra è la notte si presenta con la struttura classica dei dischi di Murubutu eppure non si rivela una riproposizione stantia di ciò che il rapper ha già fatto in precedenza. È, anzi, l’ennesimo passo in avanti nella discografia del Professore, un disco completo, coinvolgente ed emozionante che trascina l’ascoltatore nelle varie storie attraverso un vortice di sensazioni.

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Matteo Merletti

Sono Matteo, ho 23 anni. Se non vi piace ciò che scrivo offritemi un gin tonic e ne parliamo.

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