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    Non potete perdervi il documentario su Travis Scott

    Il 28 Agosto è uscito “Look mom I can fly“, un documentario prodotto da Netflix incentrato sul periodo di realizzazione di Astroworld, terzo disco del rapper Travis Scott, al secolo Jacques Webster. Lungo il cammino, l’esistenza di Travis verrà sconvolta da profondi cambiamenti, il più grande sicuramente la nascita della figlia Stormi, e l’artista di Houston si troverà ad affrontare le conseguenze del proprio successo. Abbiamo deciso di raccontarvi questa storia attraverso alcune citazioni tratte dalla pellicola stessa.

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ZUU: Denzel Curry celebra Miami nel suo nuovo album

Non è passato neanche un anno dalla pubblicazione dell’acclamatissimo TABOO e Denzel Curry ha ripreso in mano il microfono per tornare sulle scene con il suo nuovo disco, ZUU.

Per il rapper originario di Carol City, in Florida, si tratta del quarto album in studio, anticipato dai due singoli Ricky e Speedboat, pubblicati rispettivamente l’8 e il 22 maggio. Tra le collaborazioni spicca la presenza di Rick Ross – già presente in Imperial nel 2016 – oltre agli interventi di Kiddo Marv, Ice Billion Berg e Sam Sneak.

Come affermato su Twitter dallo stesso Denzel Curry, ZUU is all Miami: non a caso tutti i rapper sopracitati provengono dalla città della Florida, a dimostrazione di come l’artista sia molto legato al luogo che gli ha dato i natali.

Nonostante i soli 24 anni, l’artista di Ultimate presenta una maturità artistica e non invidiabile, caratteristica dimostrata anche dalla grande qualità dei lavori precedenti. Nei suoi 29 minuti, spalmati in 12 tracce, ZUU, affronta in maniera esaustiva numerose tematiche, che vanno dalla rappresentazione e celebrazione della scena rap di Miami, al racconto della vita passata e presente di Denzel e dei suoi amici, fino al racconto delle persone che hanno segnato di più la vita del rapper di Carol City.

Il disco si apre con ZUU, ottima intro che presenta le tematiche principali del disco, seguita da RICKY, la traccia che prende il nome dal padre di Denzel e che raccoglie tutti i suoi insegnamenti ed esperienze dall’infanzia fino ad oggi. Ricky non è l’unica figura importante nella vita del rapper, perché in più tracce, tra le quali WISH e SPEEDBOAT, Denzel ricorda l’amico XXXTENTACION, con il quale ha vissuto per molto tempo, e il fratello Treon “Tree” Johnson, morto nel 2014 in circostanze ancora oggi non del tutto chiare.

A queste tracce si affianca l’anima più spaccona e spensierata del disco, dove il rapper della Florida mette in mostra i suoi grandi punti di forza: l’eccellente capacità tecnica e l’incredibile abilità nel saper giocare con le parole. Birdz è accompagnata da un beat straordinario degli FnZ, su cui Denzel invita l’ascoltatore a dare un’occhiata alla sua città e alla sua cultura, cultura che comprende gangsters that’s stickin’ to the code toasters, slang americano che identifica un fucile. La strofa di Rick Ross con continui riferimenti a droga e macchine di lusso fornisce un valore aggiunto alla traccia.

Denzel si è dimostrato capace di sperimentare anche nel sound e nei testi, perché SHAKE 88 è un pezzo che non rientra nei canoni della sua discografia: un beat da club che rimanda molto ai primi anni 2010 accompagna un romanticismo nettamente fuori dagli schemi da parte del rapper, che dedica il pezzo ad una stripper, affermando di poter soddisfare tutti i suoi desideri.

Poteva mancare la produzione spaccacasse del fidato Ronny J? Assolutamente no: P.A.T. chiude il disco in un tripudio di bassi distorti e barre assassine sputate senza pietà da Denzel e PlayThatBoiZay – che non sfigura affatto di fianco al suo più affermato collega. Il rapper di Carol City riesce a modulare alla perfezione il suo timbro, a cambiare flow una barra sì e l’altra pure, in una traccia che non può che certe follie musicali di cui si era fatto portavoce XXXTENTACION – ascoltare RIP Roach e YuNg BrAtZ per credere.

ZUU arriva al momento giusto nella carriera di Denzel Curry: dopo l’exploit dell’anno scorso con TABOO, apprezzato dalla maggioranza di critica e ascoltatori, il rapper di Carol City ha fatto la scelta giusta, quella mantenere l’hype attorno a lui sempre vivo, consegnando alle folle un disco che, pur nella sua breve durata, si afferma come un lavoro esauriente, capace di sviluppare più tematiche insieme, mantenendo sempre Miami e Carol City al centro del progetto. Inoltre, la qualità di questo lavoro aumenta vertiginosamente considerando che è stato praticamente registrato tutto in freestyle: lo stesso Denzel Curry ha svelato questa curiosità in un’intervista per HotNewHipHop pochi giorni dopo l’uscita del disco, a dimostrazione di come il modus operandi di questo lavoro sia molto diverso dall’album precedente, più ragionato e introspettivo rispetto a ZUU.

Finora, le mosse sbagliate da parte di Denzel Curry si contano sulla dita di una mano: la sua stella continua a splendere, con tutte le carte in regola per diventare una delle più brillanti oltreoceano e non.

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Jacopo Gotti

Jacopo Gotti

21 anni, genovese, di poche parole. Alla fine dei miei giorni suonate rap al funerale.

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