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Bandana, la formula perfetta di Freddie Gibbs e Madlib

Il 28 giugno è uscito Bandana, il secondo disco collaborativo fra Freddie Gibbs e Madlib. Le aspettative erano altissime dopo che nel 2014 i due avevano rilasciato un capolavoro come Piñata. Da quel disco il rapper dell’Indiana ha rilasciato cinque progetti fra cui il memorabile disco solista You Only Live 2wice e il disco collaborativo con Currensy e The Alchemist Fetti. Mentre il producer californiano era sostanzialmente fermo dopo aver sparso diverse produzioni tra il 2015/2016 (fra le quali No More Parties in LA di Kanye West).

Giusto mettere subito le cose in chiaro: le aspettative sono pienamente rispettate. Bandana si rivela un disco di qualità eccellente, degno successore di Piñata,rispetto al quale gode di un’identità distinta soprattutto dal punto di vista strumentale. La prestazione, eccellente, di Madlib è forse più varia in questo secondo progetto in tandem, passando da atmosfere soul ad altre maggiormente trap senza calare di qualità. Anzi, da questo punto di vista, forse in Piñata si respiravano atmosfere prettamente madlibiane nelle quali Kane fungeva come un arricchimento. Invece, Bandana amalgama meglio il metallo di Madlib con il mercurio di Freddie dando l’impressione che esso sia figlio della visione di entrambi.

Freddie Gibbs si conferma un rapper di livello assoluto, tecnicamente e liricamente eccelso. E se, come detto dallo stesso Gibbs, lavorare con il produttore di Oxnard gli permette di esprimere meglio la sua penna non si può fare altro che sperare in altri progetti di coppia.

I featuring sono cinque, spalmati su tre tracce e sono, in ordine di apparizione, Killer Mike, Pusha T, Anderson .Paak, Yasiin Bey e Black Thought. Mike e Pusha compaiono in Palmolive, una traccia che immerge nel mondo del traffico di droga che i tre hanno sperimentato in prima persona. Il primo realizza un ritornello di livello assoluto e King Push ci regala una strofa capolavoro il cui momento topico è sicuramente “It was snowfall and Reagan gave me the visual/ Obama opened his doors knowing I was a criminal”.

Anderson .Paak collabora a Giannis, traccia che prende il nome dal cestista  Giannis Antetokounmpo. Brandon realizza un ritornello nel suo solito stile ma poi aggiunge una terza strofa rappata divinamente. Il tutto sulla produzione del genio californiano realizzata attorno a campioni provenienti da una colonna sonora di Bollywood.

L’India ritorna anche nella terza traccia con feat, Education, che si apre con una frase in hindi che significa “Oh, mia Shakty, per una volta hai parlato di qualcosa di utile” seguita poi da tre strofe senza ritornello che provano come Yasiin (aka Mos Def) e Black Thought siano ancora dei pesi massimi quando si tratta di rapper. Per il fondatore dei Roots si tratta della seconda strofa rilasciata in breve tempo dopo il feat con Benny the Butcher in The Plugs I Met.

Le altre tracce meriterebbero tutte un focus ad hoc. Half Manne Half Cocaine è traccia divisa in due parti, la prima parla di donne e la seconda di spaccio con uno switch strumentale fra le due sezioni. Crime Pays è uno storytelling che racconta la storia di un concittadino di Freddie e che segna l’ennesimo capitolo del beef con Jeezy, vecchio amico del rapper di Gary (nonché proprietario della vecchia etichetta di Kane). Get Damm si segnala per un flow veramente particolare preso da Gibbs che dimostra, per l’ennesima volta la sua tecnica sopraffina.

Bandana era un disco attesissimo e portava con sé una serie di aspettative non da poco eppure è riuscito a rispettarle tutte. Nel risultato si sentono pienamente i tre anni di lavorazione che si riscontrano nella cura maniacale di ogni dettaglio sia musicale che concettuale. Segnatevi il nome di questo disco perché è un serio candidato al titolo di album dell’anno.

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Matteo Merletti

Sono Matteo, ho 23 anni. Se non vi piace ciò che scrivo offritemi un gin tonic e ne parliamo.

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