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Denzel Curry e il suo TA13OO: vietato nascondere il talento

L’artista classe 1995 ha da poco pubblicato il suo nuovo progetto TABOO (TA13OO) diviso in tre atti, noi lo abbiamo ascoltato e recensito.

Che Denzel Curry non sia l’ultimo arrivato lo si sa a prescindere, basta sbirciare velocemente la sua storia e il suo background, con due album, due EP e sei mixtape alle spalle (due con il Raider Klan e uno con Lofty305). Il nuovo album, il terzo ufficiale in carriera, arriva dopo una lunga preparazione e tenta di incastrarsi in un mercato musicale che, pur essendo vario ed eterogeneo, vive un periodo di “rischio zero”, dove gli artisti sembrano essersi abituati a nuovi standard rigidi sul fronte delle pubblicazioni (se non pubblichi nulla sparisci nel vuoto) e su quello dei contenuti.

Denzel, pur essendo coetaneo dei nuovi artisti della cosiddetta “ondata trap”, non si pone all’interno di rigide griglie sonore ma viaggia esplorando il rap in lungo e in largo, da sonorità più morbide (R/B) a quelle più dure e crude che lo riportano agli progetti precedenti.

TABOO è un album composto da 13 tracce ma diviso in tre atti denominati rispettivamente LIGHT, GRAY e DARK. Da chiaro a scuro passando per le sfaccettature del grigio, un climax ascendente di luce che appare nelle prime tracce del disco per poi sparire pian piano tra le liriche del rapper nato in Florida.

E’ proprio dal punto di vista lirico, ancor più che da quello sonoro, che è forse più appropriato partire per analizzare l’album: è soprattutto nelle parole, nella scelta di esse e nel modo di esprimerle che si può leggere tra le righe il doppio cambiamento di registro del disco, in realtà non così netto e preciso ma lento e percepibile nelle più piccole sfaccettature.

Curry ha il talento di dosare le parole, di capire i momenti e le circostanze dentro le quali proporle, non cerca incastri impossibili nè l’uso di un lessico aulico e difficilmente decifrabile ma è proprio in questo che appare un vero fuoriclasse, la sua knowledge si percepisce e viene fuori senza risultare un vanto. I temi trattati sono diversi e di fatto ribaltano continuamente il punto di vista e la posizione dell’ascoltatore ma non per questo l’album perde il proprio senso nè mette in confusione.

LIGHT, il primo capitolo, è il racconto dei momenti più felici legati al successo, quello che Denzel ha toccato con le mani e del quale si sente libero di parlare: le macchine, i soldi, le ragazze (come nel pezzo omonimo che fa da intro dove la ragazza della storia pare essere una vittima di violenze). Questa è anche la parte più leggera dal punto di vista sonoro, con brani più soft e meno martellanti all’ascolto, come CASH MANIAC o BLACK BALLONS, quest’ultimo supportato dai featuring di Twelve’len e Nyyjerya.

Il primo crocevia si trova dopo il brano SUMO, ovvero con il passaggio da LIGHT a GRAY, qui i toni si scuriscono e i temi trattati cambiano passando dalla positività dell’avere tutto al dover confrontarsi con questo tipo di vita, Denzel non ha paura di raccontare il suo punto di vista senza filtri, mischiando esperienze in prima persona (amici, colleghi) alle (tante) citazioni cinematografiche e letterarie e così, pezzi come SWITCH UP e SUPER SAIYAN SUPERMAN sembrano il perfetto collante tra l’ebrezza dei primi brani e l’oscurità degli ultimi.

DARK, l’ultimo atto, è forse quello che più di tutti si avvicina allo stile fino ad ora portato in alto dal giovane rapper durante la sua carriera, qui l’artista non ha paura di descrivere ansie e paranoie, istinti suicidi e tormenti interiori legati spesso dall’uso di parole e flow più violenti (perfetto esempio è la traccia VENGEANCE in collaborazione con Jpegmafia e ZillaKami). Denzel dice la sua sul mondo in cui vive, la rabbia che intercorre tra le varie tracce trova forse il culmine nell’ultimo brano, BLACK METAL TERRORIST, che chiude in maniera perfetta il climax sonoro ed emotivo del disco.

Nonostante non sia un album maledettamente criptico, TABOO non è un disco da primo ascolto, i tre atti di fatto aiutano a comprendere meglio il concept dell’opera che risulta un vera e propria chicca prodotta da un artista che per primo non ha paura di considerarsi sottovalutato nè di criticare apertamente alcuni comportamenti caratteristici della nuova scuola del quale lo stesso Curry fa parte, pur riuscendo (e questo album ne è la conferma) a distinguersi per la qualità proposta.

 

 

 

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