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Fasma: non chiamatelo nuovo Briga




Fasma è uno dei volti che si sta facendo spazio nella scena romana grazie al nuovo sottogenere della trap scatenatasi, in questi ultimi anni, negli USA: l’emo-trap. Ma bastano davvero qualche canzone sdolcinata e alcune somiglianze generali per essere definito il nuovo Briga?

Parlando già dalla “gavetta”, i due rapper hanno percorso una strada completamente differente: partendo da Briga, trascorso un periodo sotto l’ala protettiva dell’Honiro Label – iniziato subito dopo l’uscita del suo EP d’esordio, autoprodotto, Anamnesi – grazie alla quale entra in contatto con altri nomi già rilevanti della scena romana – come Coez e Gemitaiz – e pubblica il mixtape Malinconia della partenza e il primo album in studio Alcune sere, nel 2015 riesce a partecipare al talent show Amici di Maria De Filippi, classificandosi secondo nella finale della fase serale e pubblicando, nel maggio dello stesso anno, il suo secondo album, Never Again.

Nella sua crescita artistica, Briga accosta testi sentimentali e melodie caratterizzate per lo più dall’utilizzo della chitarra ed altri strumenti musicali – il brano Sei di mattina ne è un esempio lampante – all’autocelebrazione quasi spocchiosa, riprendendo i canoni più rilevanti del rap. Dopo la sua comparsa nel talent, inoltre, non sono mancati i tormentoni estivi – come Baciami – con sonorità tipicamente pop, che hanno diffuso ulteriormente il suo nome in giro per l’Italia.

 

Fasma, al contrario, prende piede nella scena grazie alla pubblicazione del web single Marylin M., pubblicato sotto Wolfk Music nel settembre del 2017, che gli farà totalizzare ben cinque milioni di visualizzazioni su YouTube, espandendosi soprattutto nel pubblico dei giovani romani. Nel 2018, poi, arriva la svolta: dopo aver partecipato con il sopracitato brano al Wind Summer Festival – arrivando vincitore nella gara tra giovani e ricevendo, dunque, accesso alla finale – il 2 novembre esordisce con il suo primo album in studio, curato interamente dall’amico e produttore GG: Moriresti per vivere con me?

Sebbene il disco sia caratterizzato dalla durata molto breve dei brani e da un sapore prematuro che diventa uno spunto per un progetto più grande, è impossibile non notare le influenze di alcuni degli artisti americani più noti: dal defunto XXXTentation – da cui viene preso il mood incattivito soprattutto in Caricotonico – fino ad arrivare a Post Malone – è infatti grazie alla musica di quest’ultimo se Fasma riesce a spingersi oltre i luoghi comuni della trap ed a creare un anello di congiunzione tra le basi elettroniche con sprazzi acustici di questa ed i testi che esprimono solitudine e difficoltà a socializzare più vicino all’emo. Lo stesso rapper ha, infatti, dichiarato di aver iniziato a scrivere verso i tredici anni per problemi di violenza e di considerare quest’album come una rinascita da ciò che era rispetto a prima. C’è però da dire che a Fasma non piace essere etichettato in un unico genere specifico perché – a detta sua – il suo percorso artistico è ancora troppo povero per poter essere catalogato.

 

Si giunge dunque alla conclusione che, nonostante Fasma e Briga possano avere dei punti in comune – come l’utilizzo di strumenti per la composizione delle basi o i testi d’amore dedicati ad un’ipotetica ragazza – viaggiano su due linee parallele: da una parte vi è  l’artista che varia negli stili e negli argomenti delle proprie canzoni, toccando anche sonorità pop e già maturo per il pubblico italiano; dall’altra vi è un giovane ragazzo che si affaccia sul mondo della musica con un bagaglio carico di rabbia, voglia di rivalsa e liberazione, pronto a prendersi ciò che gli spetta.

 

 


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