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La Generazione FUCKYOURPARTY

Parliamoci chiaro. Data l’attuale configurazione del mercato discografico, l’unica reale fonte di guadagno per chi ambisce a trasformare la propria musica in un’occupazione a tempo pieno sono i live. E proprio per questo, organizzare un live di successo è tutt’altro che facile. Organizzarlo a Roma poi, in una scena la cui superficie può sembrare stagnante come quella di una palude, significa giocare a Dark Souls con una mano legata dietro la schiena.

Negli ultimi anni in effetti, gli unici a tenere botta di fronte alla prova del palco capitolino sono stati quei gruppi e collettivi destinati a farsi movimento e a scalare in fretta la catena alimentare di etichette e classifiche. La 126 è un caso di scuola, la DPG un altro. Da qualche mese però, nel sottobosco del rap italiano si sussurra con insistenza di un gruppo di pischelli sbucati dal nulla che riempie i locali e organizza concerti esaltanti. Chi c’è stato ne parla con il misto di sbigottimento e reticenza tipica dell’iniziato ad un culto.

I suddetti pischelli compongono la scena SoundCloud romana capitanata dalla FuckYourClique, e da settembre dello scorso anno ad oggi hanno proposto la loro formula live chiamata FuckYourParty per ben quattro edizioni, tutte di enorme ed anomalo successo. Siamo andati all’ultima, abbiamo visto, e abbiamo domandato: “Scusate, qualcuno ha la ricetta di un fenomeno generazionale?”. Quella che segue è la risposta.

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Partendo dal presupposto che non sia operazione semplice rendere giustizia alla baraonda di corpi, luci e suoni che sabato scorso è stata a malapena contenuta dal Planet di Roma Ostiense, e analizzarne  le cause, possiamo fare uno sforzo di sintesi concludendo che il FYP e l’aura mitica che si è costruito intorno possono riassumersi in tre parole.

I – ANAGRAFICA

In una vecchia intervista Mondo Marcio descrisse il rap come “black music per giovani”. Dietro questa definizione, si nasconde però un non detto di grande importanza: mentre gli artisti invecchiano, il loro pubblico si rinnova e rimane eternamente adolescente, allargando una frattura tra i due che ben presto diventa inconciliabile. La conseguenza è che ci troviamo di fronte a rapper, organizzatori d’eventi e promoter a cavallo tra i trenta e i quarant’anni, costretti  ad almanaccare a tavolino per capire cosa piaccia adesso a questi dannati ragazzini, con risultati altalenanti.

Questo al FuckYourParty non accade. Perché per età, formazione e mentalità non c’è alcuna frattura tra gli artisti, gli organizzatori e il loro pubblico. Appartengono alla stessa generazione, condividono l’identico milieu sociale e culturale. Frequentano gli stessi luoghi di aggregazione, le stesse scuole, respirano la medesima aria, vestono e pensano e probabilmente sognano le stesse cose.

Per chiarirci: osservando la lunga fila di avventori in attesa di entrare nel locale, gli spettatori paganti erano virtualmente indistinguibili dai membri dello staff e del cast artistico che ronzavano avanti e indietro, intenti nelle loro pubbliche relazioni. Non c’era differenza tra un Kimyo, un Mandark, un Prog e un loro fan. Tutto ciò che si presentava ad un occhio esterno era una variopinta colonna di residuati del liceo artistico, figli delle popolari, wannabe punkstars e fidanzatine goth d’Italia, omogenea nella sua eterogeneità.

Per questa ragione si ha l’impressione che il processo di ideazione e promozione di eventi come il FuckYourParty è quanto di più spontaneo esista. Ove altri sono costretti a pagare consulenze a dei guru esperti in “giovani d’oggi”, i giovani d’oggi sono perfettamente in grado di indovinare istintivamente quello che i loro coetanei desiderano da un live, e di trasformarlo in realtà grazie al buzz dei social e dei corridoi, senza sforzo apparente.

Guarda ora il video di Skywalker di Mandark e Astrocentauri

II – SEMANTICA

Se è vero che non c’è soluzione di continuità tra chi sta sotto il palco di un FYP e chi attende di esibirsi nel backstage, questo è anche vero all’interno dell’insieme dei performer che popolano quel backstage. Vivendo per la maggior parte all’interno di una comune diffusa sul territorio romano, condividono il pane e le sigarette, le sbronze e le droghe, le influenze e i tormentoni.

Il risultato è un fertile limo condiviso in cui fermentano i loro pezzi, le parole d’ordine e gli slogan, che consente a chi ne fa parte di collaborare, di portare la propria visione e combinarla con quella degli altri in un caleidoscopio di featuring e rimandi. Avete presente di cosa parliamo? Dovreste, perché è la stessa alchimia che ha decretato la rapida emersione della nuova scena composta dai vari Sfera, Izi, Tedua, Rkomi e compagni nell’ormai lontano 2016.

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@fckyourclique in un cesso

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I nuovi protagonisti di questa storia che ciclicamente si ripete si fanno chiamare Rattoboys (in termini semplici, l’enclave della scena Soundcloud romana) e il loro è un linguaggio in cui la post trap si coniuga con la Internet Culture, inserendosi in un solco internazionale tracciato da Young Thug quando decise di chiamare una traccia “Harambe”. Un linguaggio segreto, iniziatico appunto, e magnetico nella sua inaccessibilità. Urlare a squarciagola frasi come “FURRY NELLA TRAP CUCINA COCAINA” non avrebbe senso in alcun luogo del mondo tranne che al FuckYourParty, e la gente è avida di partecipare a questo gioco, che intuisce ma non comprende fino in fondo.

Per fare un esempio: oggi è facile condannare e prendere le distanze, ma siamo certi che sul finire degli anni ’60 ci fosse la fila per entrare nella Family di Charles Manson. Lunga come quella che abbiamo trovato fuori dal FYP 4 per entrare in quella di Disa 4K. Perché è bello sentirsi parte di una famiglia, e questo passa inesorabilmente dalla costruzione di un lessico familiare.

Il lessico, già. È lo stesso lessico a formare il pensiero, la brand identity e la percezione esterna di questo ormai iconico progetto live, a cui la definizione di “Roccaforte del SoundCloud rap italiano” sta molto stretta. E mentre l’Italia della Doppia H ancora orbita attorno alla formula del contest con premio e giudice, qui chiamiamo “party” quella che è un’immensa showreel di talenti emergenti. Talvolta anche a coppie nello stesso set, talvolta anche comprendendo nomi da fuori Roma (come il siciliano Friman, come Todd Sweeney da Milano, come i più famosi FSK o il variopinto Rosa Chemical). Così l’evento in sé, che per sua natura è un atto di collegamento tra pubblico e artisti, diventa il protagonista, la ragion per cui.

III – AMERICA

La terza e ultima parola è in realtà un monito che il rap italiano prova a seguire da almeno quindici anni, trovandosi spesso ad annaspargli dietro col fiato corto.

In una scena di rapper che fa il trenino al ritmo di “We No Speak Americano”, gli animatori del FuckYourParty rappresentano la prima generazione artistica che incarna un mondo nato a distanza di sicurezza dalla Guerra Fredda, dove le divisioni geografiche e culturali sono sfocate fino a scomparire dal Web e dalla diffusione della lingua inglese.

Andiamo sul pratico, anche in questo caso. Cercate su Youtube un’esibizione live del compianto XXXTentacion e poi guardate dal vivo Radical esibirsi in “John Cena” accompagnato da tutta la ballotta sul palco. Trovare le differenze è un esercizio da Settimana Enigmistica. Quello che hanno fatto gli organizzatori e i loro ospiti è stato azzerare il tempo di buffering tra le due sponde dell’Atlantico, così che un qualsiasi ragazzo romano per godere di un’esperienza live di quel tipo possa comodamente prendere un bus e non un aereo, in simultanea con il suo corrispettivo di Atlanta.

Questa mossa è intelligente anche da un’altra prospettiva. Ricordiamo con un sorriso il concerto di Waka Flocka qualche anno fa a Milano, in cui gli ingenui partecipanti si lamentarono a gran voce del playback esibito con noncuranza, mentre un rapper della sua fama era più impegnato a saltare, ballare e coinvolgere il pubblico che a dare sfoggio della propria abilità al microfono. Noialtri siamo figli di Mina e della Canzone Italiana, e per noi il concerto è un luogo ove l’artista mette in mostra il suo arsenale canoro cercando di limitare al minimo le sbavature, e il pubblico assiste composto,  attento a cogliere ogni stecca e ogni tremolio nella voce.

Questo è ciò che in prima battuta fregò gli Izi e gli Rkomi di ieri: l’inseguire un ideale di esibizione che non avevano la maturità per raggiungere. Il FuckYourParty no, rovescia il tavolo e rinnova il paradigma, facendo della scarsa esperienza dei partecipanti un punto di forza. Ad un FYP si sprigiona più energia cinetica di cento classi di zumba, tra moshpit, pogo, gente scaraventata dal palco e sopra di esso.  Lo confermano gli infuocati set di XDiemondx e di Insvnexvx, degni dei migliori concerti emo punk americani. Lo conferma Zyrtck, che dopo aver commosso la folla col suo “Me & You” ha scatenato il panico sulle note di “Fedez“. E se qualcuno esagera, meglio.

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1000 di questi vibe ?

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Fuckyourparty, l’unico concerto dove se te meni non ti cacciamo

tuonano le casse.

E così tutti i difetti – che pure ci sono – nei singoli act della cerimonia passano in sordina, in un’atmosfera generale di adrenalinico divertimento. Come in America, perché l’America come utopia non esiste più, è già qui.

IV – PATHOS

Questa parola bonus racchiude in sé le precedenti e sintetizza le cause della fortuna quasi miracolosa di questa iniziativa.

Perché organizzare live di successo a Roma è cercare un ago in un pagliaio. Farlo per quattro volte consecutive in meno di un anno significa stare al centro di una piazza d’armi e centrare con un singolo colpo di pistola la monetina dello zeitgeist mentre è ancora a mezz’aria.  Ad occhi bendati.

E tu che pensavi bastasse pubblicare l’evento su Facebook e stampare qualche flyer.

Per questo motivo non siamo in grado di prevedere se e per quanto la zattera del Soundcloud romano riuscirà a navigare inerme le acque di questa palude romana. E la loro unione è ancora magmatica, un brodo primordiale in cui è arduo distinguere gli esponenti destinati ad una duratura – e forse più convenzionale – carriera da coloro che invece si spegneranno sulla lunga distanza.

La realtà è che è facile liquidare tutto questo come un happening sociale dalla vita e dalla storia circoscritta in una città, seppur enorme, come Roma. Più difficile, ma senza dubbio più arguto, è accorgersi che un punto di fuga, un trait d’union tra la Generazione FuckYourParty e il pianeta del mainstream già esiste.

Esiste sopra il palco, con ospiti come Paul Noire che già hanno assaporato il primo milione di visite. Esiste nel backstage, dove il ragazzo di Social Boom segue con curiosità i discorsi della FuckYourClique. Nella stessa FuckYourClique  che esegue live il brano “Fabrizio Corona” e viene repostata dal principe dei paparazzi in persona.

Esiste perfino nell’FSK, oggi il collettivo next up per eccellenza, capace di incendiare la platea a suon di drop hardstyle e tormentoni trap. C’erano anche al secondo FuckYourParty, quando ancora il membro più noto al pubblico si chiamava YoungGucci, e Taxi B non era il talento emergente che oggi appare nelle storie di Fishball o nelle classifiche di Esse Magazine.

Il futuro, al FuckYourParty, è ora. Non ci è dato sapere come questo futuro diventerà presente, né se andrà in onda su questa timeline.

Una cosa la si può dire però. Un tempo nel Bel Paese, per esprimere il concetto dell’unicità e dell’ineffabilità delle sue ragioni, si soleva dire: “vedi Napoli e poi muori”.

Oggi ad artisti, manager e promoter che ambiscono a far girare il registratore di cassa di un locale possiamo dire: “vedi il FuckYourParty e poi vai a farti fottere”.

 

ARTICOLO IN COLLABORAZIONE CON MICHELANGELO ARRIGONI

LE FOTO PRESENTI SONO DI FEDERICO CARAFFA


Alberto Coletti

Alberto Coletti

Avvocato affetto da un'incontrollabile passione per il rap italiano. In questo mondo di numeri, sono finito a essere il Numero 2 di Chiamarsi MC. E sarà solo Dio a giudicarmi per questo.

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