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    Il 2020 del rap americano è una royal rumble

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  • Intervista a Metal Carter, il Sergente di Metallo

Intervista a Metal Carter, il Sergente di Metallo

Tra i pioneri del rap italiano, spesso citati anche dalle nuove leve, troviamo gruppi influenti e sicuramente determinanti per l’evoluzione del genere come i Club Dogo, i Sangue Misto, i Co’Sang, i Colle Der Fomento e il TruceKlan.

Uno dei membri fondatori del TKlan, insieme a Gel e Cole è Metal Carter, figura a volte ambigua e dal background non solo hip hop, come sottolinea il suo stesso nickname. Attorno al suo immaginario, cruento e spesso considerato folle, si sono costruite leggende, storie distorte e aloni di mistero che hanno contribuito alla costruzione di un personaggio distante anni luce dalla realtà.

Metal Carter durante il photo set al cimitero del Verano

Oggi abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Metal Carter, proclamato e votato a gran voce il Death King per eccellenza in Italia, cercando di capire da cosa derivi il suo immaginario, la sua musica e la sua smodata passione per l’orrore.

Ciao Marco, partiamo dalla fine: Pagliaccio di Ghiaccio parte 3, contenuto nel tuo ultimo disco Slasher Movie Stile, è l’atto finale di una trilogia culto iniziata quasi 15 anni fa. Il videoclip della traccia, pubblicato qualche settimana fa, ha fatto molto discutere e ha sia sconvolto gli ascoltatori che non conoscevano il tuo lato (musicale) brutale e violento, sia estasiato i tuoi fan. Il video in questione ti ritrae, in forma cartoonizzata, mentre torturi e massacri brutalmente i massimi esponenti del mainstream in generale; tuttavia il video non c’entra praticamente nulla con il testo del brano. Perché questo video? Cosa vuoi comunicare?

Vero, il video non c’entra molto con il testo del brano ma è in perfetta sintonia con il titolo del disco Slasher Movie Stile, che per chi non lo sapesse è un sottogenere dell’horror in cui il protagonista, durante l’arco del film, trucida praticamente tutti i coprotagonisti. Nel video ho ritratto esponenti di successo nel loro ambito (da Barbara D’Urso a Fedez, Sfera Ebbasta, Ghali, Nek ecc) lontani anni luce dal rap puro, giustiziandoli usando la legge del contrappasso, un po’ come fece Dante nella Divina Commedia. Non voglio comunicare nulla in particolare, volevo solo concludere la trilogia in modo figo così come è iniziata. Il pubblico può interpretare il pezzo come meglio crede. Comunque ho spiegato al meglio cosa volevo comunicare con questo video nella descrizione presente sotto il video della traccia.

Slasher Movie Stile è inevitabilmente figlio della costanza e della coerenza del tuo percorso artistico. Sei infatti uno dei pochi rapper che non ha mai snaturato la sua essenza e la sua arte. Hai mai pensato di utilizzare altre chiavi narrative per esprimere i tuoi concetti?

La coerenza e l’originalità sono due parole chiave della mia musica. Cercherò sempre di essere coerente ma allo stesso tempo di rinnovarmi costantemente. Penso che i miei dischi, pur avendo un filo conduttore ben preciso, siano sempre diversi l’uno dall’altro. Per quanto riguarda l’utilizzo di nuove chiavi narrative, proprio ora sto scrivendo nuova musica con un approccio gangsta molto classico. Anche se, dopo tutti questi anni in cui ho sempre mantenuto il mio stile ormai riconoscibilissimo, mi risulta difficile cambiare radicalmente modo di fare musica.

Le tue tracce infatti si riconoscono alla prima nota; i tuoi testi sono diretti e dissacranti e la tua estetica è subito riconducibile alla musica che produci. Se ci guardiamo attorno però, anche nel passato, notiamo che non ci sono mai stati in Italia altri esponenti del Death Rap. Da chi ha preso spunto? Quali sono stati i tuoi modelli di riferimento?

L’inventore del death rap è Necro, rapper di Brooklyn. Per sua definizione è uno stile di gangsta rap più intenso, folle, malato e brutale influenzato dai film horror e dal death metal. Io però non prendo molto spunto dagli altri esponenti di questo genere: la mia musica infatti è semplicemente frutto di ciò che ho vissuto, dei libri che ho letto, dei film che ho visto e della musica più disparata che ho ascoltato.  Per quanto riguarda qui in Italia, in realtà esistono diversi esponenti del death rap e penso che sia soprattutto per “colpa” mia, ma purtroppo il livello tecnico-stilistico non mi sembra eccellente. Vedrete però che in futuro il death rap si diffonderà anche qui e inevitabilmente gli interpreti in questione dovranno porgere omaggio to the Master of Pain.

Slasher Movie Stile Cover album

Quindi le situazioni che descrivi e il malessere che esprimi sono frutto delle tue esperienze di vita? Come nascono gli scenari che descrivi nei brani?

Si, assolutamente. Io per esempio da bambino come “fascino del proibito” invece di guardarmi i film porno, come la maggior parte dei miei coetanei, guardavo gli horror. Ho avuto un’infanzia non troppo facile, sono cresciuto in un quartiere non proprio borghese con genitori piuttosto problematici. Quindi la mia musica, in sostanza, è influenzata da tutto ciò che ho vissuto.

La tua sembra una vera e propria passione per gli immaginari violenti e macabri, coltivata negli anni e ancora focus principale dei tuoi lavori. Eppure sei tutto sommato una persona pacata e tutt’altro che violenta. Come fai a scindere il tuo vero essere dal tuo alter ego? Riescono a coesistere in te queste due personalità?

Esatto ho una vera e propria passione per immaginari macabri e violenti. Come vi dicevo prima ce l’ho sempre avuta. Ho casa piena di film horror e non solo, adoro i b-movie e i film di genere. Sono una persona pacata è vero, ma fino a un certo punto. A volte la gente confonde l’onesto col fesso o il pacato per debole, ma non è assolutamente il mio caso. Sono buono coi buoni e cattivo con i cattivi. Non ci sono comunque due personalità: sono Metal Carter tutti i giorni. Anni fa dicevo che Metal Carter era un alter ego, crescendo invece ho capito che sono proprio io al 100%.

Sappiamo infatti del tuo amore incondizionato per i film horror, splatter e slasher (da cui hai preso il titolo del tuo disco) e i tuoi videoclip, sin dalle origini, sono sempre curati nel dettaglio somigliando più a dei veri e propri cortometraggi più che video musicali. Hai mai pensato di cimentarti in questo campo a prescindere dalla musica?

Si l’ho pensato molte volte e in parte già l’ho fatto. Ho studiato sceneggiatura per conto mio, ho fatto dei camei in vari film e in futuro mi piacerebbe molto lavorare nel cinema ma non solo nell’horror, perché come ho detto prima non disdegno nessun genere. Quindi si, mi piacerebbe. Vedremo.

Se si parla di Metal Carter non si può non citare il TruceKlan. Ci fai un quadro generale della situazione attuale?

Ci tengo subito a precisare che il TruceKlan non si è mai sciolto davvero e probabilmente mai nessuno lo farà ufficialmente. Non è più attivo come un tempo perchè tutti noi siamo cresciuti, ognuno ha preso strade diverse, ognuno si è diversificato. Non è più come prima che ci becchiamo tutte le sere, però è anche normale che un gruppo che è rimasto compatto per oltre 10 anni arrivi ad un punto in cui ognuno prende la sua strada.

Ripensi mai agli anni in cui eravate un crew unito e coeso? Che ricordi hai di quei periodi?

Si ci penso spesso e ho bellissimi ricordi di quei periodi, mi sono divertito moltissimo e tutto sommato hanno fatto parte della mia adolescenza. Penso però che ero anche molto ingenuo. Anche se mi manca molto quel periodo, ho capito di essere più felice e soddisfatto adesso a livello professionale.

Truceboys

In che senso? Com’è cambiata la tua vita e la tua carriera dopo aver interrotto i rapporti lavorativi con gli altri membri del Klan?

In realtà non c’è mai stata un’interruzione dei rapporti con gli altri membri. Io personalmente non ho mai litigato con nessuno ad esempio. I rapporti sono cambiati per cose ovvie e naturali che capitano col passare degli anni. A livello musicale sono super soddisfatto per questo mio periodo solista, mi sento molto più libero di fare musica senza dover ascoltare altri pareri. Ormai ho quell’esperienza sufficiente per fare le cose bene anche da solo. Per quanto poi mi possa far piacere sentire il parere degli altri, lo faccio sempre, ma non è più una necessità.

Oggi senti che ci sia la dovuta riconoscenza da parte della scena rap per ciò che avete fatto in passato?

No, affatto. Anzi spesso nei libri e nelle interviste viene omessa l’influenza che aveva il TKlan e l’importanza che ha avuto per lo sviluppo del rap in Italia. Spesso vengono citati come punti di svolta dischi come Mi Fist e Mr. Simpatia giustamente direi, ma non vengono nominati dischi fondamentali miei e degli altri membri del TruceKlan. Probabilmente fa comodo a qualcuno occultare l’importanza che abbiamo avuto per la scena hip hop italiana.

Come vedi la scena rap romana oggi? Ci sono giovani rapper che apprezzi particolarmente?

La scena rap romana la vedo bene, finalmente c’è di nuovo molto fermento anche se noto che si sta adeguando alla mentalità che ha sempre avuto Milano, che per alcune cose è stata avanti a noi, per altre il contrario. La nuova scena non la seguo molto, seguo più che altro quelli della mia età, amici o gente che conosco.

Quale sarà la tua prossima mossa?

Spingerò al massimo Slasher Movie Stile in tutti i sensi: sia promuovendolo il più possibile sia suonandolo in giro. Solo se il feedback di questo disco mi avrà soddisfatto farò uscire delle cose nuove, altrimenti no. Questo infatti è un vero e proprio “ricatto” per i miei fan: chi ci tiene a sentire nuova musica di Metal Carter deve spingere al massimo Slasher Movie Stile. Altrimenti le robe nuove me le tengo per me perchè detto sinceramente mi sono rotto i coglioni di non avere i feedback che un veterano come me merita. Sono comunque contento della mia carriera fino ad ora: ho avuto successo con dischi che hanno influenzato parecchio e non ho mai fatto flop, però adesso è il momento di alzare l’asticella e allargare il mio pubblico. Vedremo se ci riuscirò.

Grazie Marco per la disponibilità e in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti futuri.

Grazie a voi davvero per la bella l’intervista, un saluto a tutti i fan!

 

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Riccardo Rochira

Riccardo Rochira

Penso sia troppo presto per scrivere la mia biografia.

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