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Lo Spirito dei Cor Veleno suona ancora forte e chiaro

Il 26 Ottobre è uscito Lo spirito che suona, il settimo progetto targato Cor Veleno, a 8 anni di distanza dall’ultimo disco e a circa 3 dalla scomparsa di Primo Brown

Lo spirito che suona è l’ultima fatica dei Cor Veleno, reduci da una perdita importante ma con tanto materiale e voglia di fare a disposizione. Il duo si è impegnato alla creazione di un prodotto che tenta di onorare il frontman Primo Brown e offrire buona musica allo stesso tempo.

Il settimo progetto firmato Cor Veleno è un album compatto, massiccio, che veicola l’ascoltatore per poco più di un’ora attraverso le sue diciassette tracce che, nonostante la durata (ormai quasi insolita considerato il minutaggio medio di un disco rap odierno) scorrono lisce come l’olio, non risultando mai ripetitive o pesanti.

La prima cosa che si può notare stando sul pezzo durante l’ascolto del disco è la notevole mole di cura per i dettagli: dalla scelta dei pezzi al loro posizionamento nella tracklist (basti pensare alla funzione di intro ed outro affidata rispettivamente a L’antifona e A pieno titolo), passando per i suoni, la scelta e la fruizione dei featuring fino all’utilizzo delle tracce vocali registrate ante mortem da Primo.

Non a caso la prima barra che sentiremo rappare dalla Tigre è:

Stronzo tu sei morto io no

 

Il sound del disco è stato curato da Squarta che, come di consuetudine nei lavori del gruppo, ha lavorato con alcuni musicisti per realizzare i tappeti musicali su cui hanno camminato Primo e Grandi Numeri.

Notevoli i contributi sonori: si va da Adriano Viterbini dei Bud Spencer Blues Explosion (che per l’occasione ha prestato chitarre e voce in Non Costa Niente e Servono Pietre) a Roy Paci, amico di Primo e vecchia conoscenza dei Cor Veleno, che suonerà e sovraintenderà arrangiamenti e direzione dei fiati nel brano Niente in cambio.

I Cor Veleno mantengono la loro identità anche nella fase di produzione continuando a far loro i suoni moderni, ma con il contagio della loro attitudine sempre grezza; esempi lampanti di ciò sono Qualunque cosa accada e Sacrosanto, che presentano una struttura sonora che in parte riprende quella della Trap.

Segnaliamo anche la strumentale de L’antifona, più in linea con gli anni ’90, che rimanda alla tipologia di rap dalla quale provengono i Cor Veleno.

Il disco sembra essere stato cucito attorno alla strofe e le canzoni che Primo Brown ha lasciato incompiute andando oltre il taglio-ricuci tipico dei prodotti post morte, ovviamente non ci è dato sapere i dettagli della realizzazione di un processo così complesso ma sicuramente sappiamo di dover fare i nostri più sinceri e vividi complimenti a Squarta per il lavoro magistrale realizzato.

Menzione d’onore in questa parentesi dedicata alla produzione a Gabbo Centofanti che ha curato i bassi di quasi tutte le tracce (14 su 17 per la precisione), lavorando praticamente assieme a Squarta per tutto il disco o quasi.

 

 

 

Stando alle parole di Squarta ci sono state parecchie offerte di collaborazione al disco, il che non sorprende considerando l’importanza dei Cor Veleno nella scena e l’incredibile mole di collaborazioni di Primo, ma a causa di esigenze lavorative ed artistiche non si è riuscito ad includere tutti nel progetto. L’album presenta svariate collaborazioni, da amici noti del collettivo come Coez (presente in due brani), il già citato Roy Paci, Mezzosangue (presente anche nel joint album El Micro De Oro), Madman e Gemitaiz passando per volti più raramente accostati al gruppo come Johnny Marsiglia (reduce dal fortunato Memory ove viene citato Primo nella traccia d’apertura Clessidra) e Marracash, fino alla vera sorpresa di questo disco: Giuliano Sangiorgi, voce dei Negramaro.

” … Da quando Primo mi diceva che il malessere è strumento per reagire “

Ogni singola collaborazione lascia nel progetto frammenti ben riconoscibili del proprio repertorio lasciando trasparire impegno e rispetto ad ogni barra rappata nel disco.

Da Marracash e Madman che citano Primo, a Coez che torna a rappare per l’occasione deliziandoci nuovamente di quello che è stato e sempre sarà uno dei flussi migliori della scena, fino ad arrivare alla poetica di Mezzosangue in Città di vetro e all’apporto preziosissimo del frontman dei Negramaro Giuliano Sangiorgi, riuscito nella titanica impressa di arricchire una canzone di spessore come la titletrack del progetto, oltre ovviamente a Niente in cambio con Roy Paci.

Ci sentiamo di segnalare in particolar modo la canzone Una rima una jam (terz’ultima traccia del disco contenente le partecipazioni di Coez e Gemitaiz), brano tributo al rapper Primo Brown nel quale Gemitaiz emoziona con una strofa dalla forte spinta emotiva e Coez riprende integralmente il ritornello del singolo Spigne! del 2008, estratto dal disco Leggenda.

Seconda menzione d’onore diretta all’infaticabile Grandi Numeri: solo un sordo non potrebbe sentire il sangue che quest’uomo ha sputato per questo disco a suon di strofe memorabili tra punchlines, concetti, pensieri, metriche fluide e cambi di flow.

Lo spirito che suona è particolare ed emozionante: un disco postumo, un tributo, l’ultima fatica dei Cor Veleno, forse l’ultima goccia di veleno; Lo spirito che suona è un disco massiccio, duro, curato con l’amore, passione e dedizione, rarità di cui solo pochi album hanno avuto onere ed onore di godere in Italia nell’ultimo anno.

La peculiarità e la bellezza di questo lavoro sta nell’impegno che è stato messo non tanto per realizzarlo ma per dargli un’identità ben precisa, per renderlo un tributo a Primo Brown, non il suo disco postumo.

Lo spirito che suona è a tutti gli effetti un disco dei Cor Veleno, ne presenta tutte le caratteristiche: le rime dure, le produzioni curate, il sound tipico, il modus operandi e la forma mentis tipica dei Cor Veleno, quella di fare loro i suoni nuovi, di non fare un disco identico all’altro, l’obiettivo di fare buona musica.

 

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