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Michele Alboreto, Gionni Gioielli e il ritorno di Make Rap Great Again

Il 26 giugno è uscito Michele Alboreto, quarto capitolo di Make Rap Great Again, una saga lanciata da Gionni Gioielli nell’agosto scorso. Dopo Young Bettino Story dello stesso Gioielli, MOMA di Blo/B e Anonima Sequestri di Lil Pin – questi ultimi due prodotti interamente dal rapper/producer dell’Adriacosta – è arrivato il turno del quarto capitolo.

La prima differenza da evidenziare rispetto ai precedenti è che Michele Alboreto non è il disco di un solo artista, ma dell’intero movimento. La prova è che non ci sia nessuno che rappi in tutte le tracce, così come non vi è lo stesso produttore per ogni base. Il ruolo principe lo riveste sempre Gioielli, autore di tutti i beat tranne M0nza – prodotta da Garelli – e presente come rapper in sette tracce su nove.

 

Un’altra differenza riguarda il concept. Rispetto ai tre capitoli precedenti è molto meno pregnante, quasi uno sfondo. Se in YBS si respirava l’atmosfera da tarda Prima Repubblica, Moma proiettava direttamente nel museo e Anonima Sequestri teletrasportava nella profonda Sardegna, questo capitolo non porta in una monoposto di Formula 1. Non che ciò sia un difetto, anzi segna un tassello da aggiungere nell’evoluzione del progetto MRGA, che si dimostra in grado di presentare un disco differente senza perdere credibilità e coerenza.

 

Ovviamente, ci sono anche diversi punti in comune. I topoi dei precedenti dischi si ritrovano anche qui: le barre su Ghemon (“Gli altri fanno male altro/ Tipo Ghemon che è stonato dopo dieci anni di scuola di canto/ Pare, che cazzo, rinunciaci” in Estoril), quelle su Fishball (“Un saluto alla Fishball ma lo devo dire/ La tua figa slabbrata è comunque meglio delle tue rime” in Silverstone) e sulla riserva del Milan (“Fossi un calciatore farei la riserva a Milanello” in Monza). E ad esse se ne aggiungono altre come quelle rivolte a chi cita Primo a sproposito (“Non disso gli altri rapper per farmi la promo/ Non cito il nome di Primo per darmi un tono”) o agli organi di informazione del settore che ignorano il movimento (“Merda sensibile che piace ai giornalisti/Ehi Dikele quando cazzo mi intervisti?” entrambe in Kuala Lumpur). Lo spirito politicamente scorretto, diretto, senza filtri non viene meno, anzi, viene addirittura amplificato. I sample sono sempre on fire, scelti minuziosamente e mai scontati.

 

Oltre al già citato Gioielli, il disco vede la partecipazione di Blo/B, Garelli (anche in veste di rapper), Armani Milano, Creep Giuliano e Gianni Bismark. Tutti fanno un’ottima figura. Armani Milano, vincitore del contest MRGA lanciato in inverno/primavera da Gioielli, si dimostra un eccellente rapper che unisce un’attitudine “gioielliana” ad un universo di riferimenti proprio e decisamente interessante. Creep Giuliano si conferma uno da tenere d’occhio rispettando le aspettative che aveva creato nel suo ultimo progetto uscito a marzo, Cammina sull’Acqua, con la partecipazione di pesi massimi come Egreen e Johnny Marsiglia. Anche Garelli, maggiormente noto per le qualità da producer, realizza una strofa micidiale che mette curiosità per quelle successive.

 

Su Blo/B e Gianni Bismark c’è meno da dire per il semplice fatto che sono nomi maggiormente noti. Gianni si dimostra fortissimo anche su un tipo di strumentali, per lui, meno convenzionali, meritandosi la palma di rivelazione dell’anno 2019. Blo/B, autore di due strofe, continua sulla scia di Moma, confermandosi uno dei rapper più in forma d’Italia: la sua strofa in Silverstone si candida senza troppi patemi tra le migliori strofe dell’anno.

Anche su Gioielli c’è poco d’aggiungere, nel senso che lo abbiamo già fatto. È probabilmente nel miglior periodo della sua ottima carriera, regalando strofe pregne di barre da mani nei capelli e beat che, ad oggi, in Italia non fa nessuno.

 

Michele Alboreto si presenta come il degno quarto capitolo di una saga che sta prendendo sempre più piede, sia nel pubblico che negli addetti ai lavori – come confermano il feat di Gianni Bismark e i props reciproci con la LoveGang (che sia presente nei prossimi capitoli?). Quello che era nato come un progetto fatto tanto per voglia di sputare delle barre, come ha affermato più volte Gioielli, sta diventando un fenomeno ormai difficile da ignorare. Dopo quattro progetti possiamo dire: sì, avete fatto nuovamente grande il Rap. Il bello è che non è finita qui.

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Matteo Merletti

Sono Matteo, ho 23 anni. Se non vi piace ciò che scrivo offritemi un gin tonic e ne parliamo.

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