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Musica Per Camaleonti: Salmo presenta “Playlist”

Quando nel 2012 Salmo si autoproclamava “King dell’Hardcore“, avrai molto probabilmente riso.

Non ti farà quindi piacere sapere che oggi Salmo, con il più improbabile dei suoi lavori, è riuscito a darti torto.

Perchè Playlist è nel complesso l’opera più dannatamente hardcore mai rilasciata dal padre fondatore della Machete. Per alcuni versi, il suo disco migliore.

Se non hai già chiuso l’articolo schiumando di rabbia, ti spieghiamo il perchè.

Anche se non sarà facile.

Partiamo dall’inizio.

Nell’estate dell’83 Woody Allen porta nelle sale Zelig, una commedia grottesca incentrata sul personaggio omonimo, un uomo problematico che a causa di una malattia psichiatrica assume comportamenti, personalità e fattezze di ogni suo interlocutore. È subito culto, diventando persino il nome di un disturbo mentale realmente esistente, la cosiddetta “Sindrome da Dipendenza Ambientale“.

Venticinque anni dopo, ci troviamo a vivere in una società liquida, cablata, con ritmi vertiginosi, dove la Sindrome da Dipendenza Ambientale è una virtù, perchè tutto cambia continuamente. Cambiano le nostre abitudini, i nostri rapporti, cambia anche il nostro modo di ascoltare la musica. Un nuovo CD è già vecchio prima ancora di estrarlo dal cellophane, e quasi nessuno ha più una soglia dell’attenzione abbastanza elevata da ascoltarne uno intero. Dobbiamo correre, modificarci, adattarci, diventare dei camaleonti.

Credevamo di essere pronti a tutto, ma il polverone social che ha circondato l’esibizione di uno strano clochard per le strade di Milano e un cartellone fatto a brandelli sui Navigli  hanno dimostrato che non eravamo affatto pronti al ritorno del rapper più visionario della scena italiana.

Eppure è proprio da questi eventi che, ancora prima della sua uscita ufficiale, avremmo potuto intuire il concept dell’album, fin dallo slogan di lancio: “TUTTI VOGLIONO UN PEZZO“. In un periodo in cui si assiste, dopo la morte dell’arte, alla morte del disco, soppiantato dal più funzionale streaming, che privilegia l’ascolto di brani singoli ben caratterizzati ma privi di un filo conduttore che li connetta agli altri, nell’epoca delle cover con foto dell’artista in primo piano e toni rosa shocking, il nostro usa una sua caricatura infantile e intitola il disco “Playlist“.

Ad un mercato che cambia, ad un mondo che corre, Salmo risponde mettendo in scena il suo Zelig personale, cambiando veste e intonazione con una spiazzante disinvoltura e capacità tecnica.

L’ascoltatore è sballottato tra Il Cielo Nella StanzaPXM e Tiè, perchè l’ordine delle tracce non è più importante, e in ogni passaggio del disco Salmo non smette di ricordarci che stiamo partecipando a una farsa tragica. Un funeral party per la morte del formato LP, dove tutti gli invitati ricevono in omaggio un cd significativamente “rotto a mano“, mentre il rapper di Olbia si dedica a distruggerne i contenuti.

Stravolge stilemi di genere e tormentoni in voga; in Ho Paura Di Uscire non sfugge un “rispetto solo per chi è brillo”, in Ricchi e Morti dichiara compiaciuto di farlo “solo per il cash” e subito dopo, in Dispovery Channel, affiancato da Nitro, sputa sopra alla mania dell’egotrip e dell’ostentazione, con un tappeto sonoro graffiante che ricorda quello dei suoi primi lavori, stavolta però spinto sino all’eccesso. Poi cita Donald Trump.

Mentre fuori dilagava la schizofrenia di massa, Salmo si è allenato per anni nello sviluppare la versatilità necessaria a inserire nello stesso album pezzi footwork, canzoni d’amore e assoli di batteria con tanto di growl e veneti fomentati che sbucano dal nulla. Ciò gli consente di assecondare la sua personalità camaleontica e diventare parte del cambiamento in atto, per esigenza artistica,  allo stesso tempo però sbeffeggiandolo.

Evita la critica frontale alla società, prediligendo astutamente la via più elegante della satira, con cui espone la Sindrome da Dipendenza Ambientale di cui tutti soffriamo, e presenta al pubblico un ritratto acido dipinto con una pennellata di ironia corrosiva, che già a partire da Mr. Thunder (la ghost track del suo precedente album) ed il singolo troll Estate Dimmerda rappresenta la cifra stilistica della sua maturità artistica.

Tuttavia, non si tratta di un tradimento ai fan. Anzi.

Questo disco si inserisce perfettamente nel tracciato della carriera di Salmo, anche nel contestato feat con Sfera Ebbasta. Rimane la contaminazione musicale a cui siamo abituati, la sua scrittura fatta di immagini ritorna in Sparare alla Luna con Coez, uno  storytelling da manuale perfetto per un prossimo video. Gli episodi melodici poi fanno posto alla sua attitudine senza compromessi e al talento nelle barre ad effetto, di cui fa sfoggio in Stai Zitto, rappando su un beat boombap accanto ad un Fabri Fibra in grande spolvero e omaggiando il compianto Primo Brown.

Nell’operazione Playlist c’è tutto Salmo, che si ripropone in mille vesti diverse. Salmo che stupisce i suoi ascoltatori senza rinnegare il suo passato. Salmo che confeziona una raccolta di esercizi di stile rimanendo sempre fedele alla linea ideologica, e  frantuma i record di ascolto delle stesse piattaforme messe alla berlina.

Se sei arrivato fino a qui, riesci a citare qualcosa di più hardcore di tutto questo? Lo sospettavamo.

E Ora Che Fai?

 

Articolo scritto in collaborazione con Alberto Coletti

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Gaia Di Paola

Gaia Di Paola

Mi chiamo Gaia, vivo a Milano e di milanese ho solo l' odio per la metro affollata e un paio di rapper nella mia playlist. Nel tempo libero adoro disegnare. Non sono brava con le presentazioni.

Comment

  • Condivido pienamente quello che ho letto. Un bellissimo articolo che descrive la persona, la sua ideologia, l’arte e la sua creatura.
    Sicuramente con la sua pausa dal mondo musicale ci farà sentire la sua mancanza con i suoi grandi testi.

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