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  • We Still Love Sosa: GloToven contiene il migliore Chief Keef

We Still Love Sosa: GloToven contiene il migliore Chief Keef

Chief Keef e Zaytoven hanno pubblicato il 15 marzo GloToven, un joint album ampiamente pubblicizzato dal quale è lecito attendersi un comeback di Sosa ai fasti dei primi lavori. Sarà stata la volta buona?


Si ha sempre un po’ di timore nel momento in cui ci si approccia a un nuovo lavoro di Chief Keef, remore data dal comprovato fatto che la delusione è sempre dietro l’angolo. Per Sosa GloToven rappresenta il terzo lavoro ufficiale di coppia dopo i due Nobody con 12Milion, mentre per il producer di Atlanta si tratta del sesto progetto completamente prodotto, compresi quelli classificati come mixtape. Il nome del progetto nasce da una fusione tra il nome di Zaytoven e la label di Keef, la Glo Gang.

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Fake ass HypeBeast 3/15

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Keef arriva a questo disco con una lunghissima discografia piena di alti e bassi nonostante i soli ventitre anni di età. Sebbene i bassi si siano rivelati ampiamente più numerosi degli alti, Cozart resta comunque il rapper che a diciassette anni ha preso il trono di un movimento musicale con due album del calibro di Back from the Dead e soprattutto Finally Rich, motivo per cui la speranza di un disco di alto profilo che si avvicini allo stato di forma mostrato nel triennio che va dal 2011 al 2013 è sempre molto forte e costante tormento dei suoi fan.
Questo lavoro, specialmente per via della presenza dell’acclamato producer Zaytoven, si presenta sulla carta come la possibile svolta per un artista che – anche per motivi extramusicali – sembrava essersi un po’ perso per strada.

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GSA ain’t gonna say shit

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Meglio chiarire subito questo punto: GloToven è decisamente quel tipo di disco che i fan aspettavano. Chief Keef appare straordinariamente in forma e in grado di offrire prestazioni tecnicamente varie nonché di rappresentare ottimamente diverse sfaccettature della sua vita. Nel disco troviamo pezzi “classici” per la discografia di Keef come Old Heads and Regretful Hoes, registrato in compagnia di un buon Lil Pump come unico feat nell’album, ma anche pezzi intimi come Ain’t Gonna Happen, brano in cui ripercorre le sue esperienze di vita e i cari venuti a mancare.

Proprio per quest’ambito sono presenti riferimenti molto toccanti. Il primo di essi va chiaramente al cugino Fredo Santana venuto a mancare nel gennaio 2017 per problemi cardiovascolari dovuti alla dipendenza da codeina. Altro ricordo va Big Glo, un cugino ucciso a colpi di pistola nell’aprile 2014. Inoltre viene anche celebrato Capo, rapper membro della Glo Gang ucciso nel luglio 2015 in una sparatoria in macchina, la cosiddetta “drive-by shooting”. Ain’t Gonna Happen ripercorre tutte queste tristi vicende e viene inoltre impreziosita dall’abilità al pianoforte di Zaytoven.

“Fredo left me here

You know it’s been Cap or die […]

I see big Glo in the big sky”

Altro pezzo decisamente degno di nota è l’unico estratto del disco pubblicato come anticipazione del progetto: il brano Spy Kid che, assieme al pezzo con Pump, è la vera hit del disco. Questo brano si rivela molto interessante alla luce dei dissapori avuti con 6ix9ine, il rapper newyorkese ormai alla ribalta su giornali e magazine per essersi rivelato uno “snitch”, uno spione appunto. Il brano è in realtà una diss generico verso tutti gli “infami” e il riferimento specifico a Tekashi potrebbe essere la barra del ritornello “I spy a fake ass bubble Moncler” dato che il chiacchierato ragazzo di Brooklyn compare in un video sul suo profilo Instagram proprio con quella giacca.

Degni di menzione sono anche i brani conclusivi del progetto Posse, Sneeze e What Can I Say. Si tratta nello specifico di tre pezzi in pieno stile Sosa dal punto di vista lirico in cui il re di Chicago da sfoggio di un variegato arsenale di flow.

Con GloToven finalmente si ritrova un Cozart in buona forma, non ancora ai probabilmente irraggiungibili livelli del suo prime ma sicuramente in ascesa dopo diversi progetti dimenticabili e altri abbastanza validi. Questo capitolo è ampiamente promosso ma lancia come al solito più di una nube sul futuro dettate dalla rinomata incostanza di Chief Keef. Il disco porta inevitabilmente a chiedersi se si ha di fronte il preludio di una nuova fase ascendente della sua carriera o l’ennesimo caso isolato.

Certo è che da un artista che a diciassette anni compare in un disco di Kanye West e incassa pure i complimenti di Lou Reed è lecito aspettarsi sempre qualcosa di più che un esito così raramente positivo di fronte alla grande mole di materiale pubblicato. Per ora ci si può godere il risultato di questa notevole collaborazione fra Keef e Zaythoven, esito che mette nero su bianco il fatto che quando Cozart viene affiancato da un produttore di rilievo il livello dei suoi lavori sale notevolmente. Che sia questa la strada giusta su cui proseguire?

 

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Matteo Merletti

Sono Matteo, ho 23 anni. Se non vi piace ciò che scrivo offritemi un gin tonic e ne parliamo.

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