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In un periodo musicale come quello attuale dove le uscite musicali sono per forza di cose centellinate, la scelta di molti è quella di aprire un servizio streaming e ripassare i propri ascolti: c’è chi torna ad affrontare quel disco lasciato in soffitta da qualche anno, chi riascolta i soliti dieci album con i quali è cresciuto e chi prova a rivalutare lavori cestinati troppo in fretta nell’ormai nota grande bulimia del mercato musicale.
La nostra redazione in questa calma piatta ha optato invece per riprendere i fili cardini del genere e, in quel tipico clima di dibattito dei barber shops di New York, discutere su un’ipotetica graduatoria degli artisti più iconici del genere.

La scorsa settimana, oltre alle opere di Kanye West, abbiamo presa in esamina quelle del King del Rap italiano, Marracash. Un rapper, tempo fa, citò l’iconico titolo del Principe di Barona in un suo pezzo: “Se Marra è il King del Rap, io sono il King dell’Hardcore”. Sì, stiamo ovviamente parlando Salmo. E quest’oggi è lui il protagonista della nostra classifica.

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In un periodo come quello attuale dove le uscite musicali sono per forza di cose centellinate, la scelta di molti è quella di aprire un servizio streaming e ripassare i propri ascolti: c’è chi torna ad affrontare quel disco lasciato in soffitta da qualche anno, chi riascolta i soliti dieci album con i quali è cresciuto e chi prova a rivalutare lavori cestinati troppo in fretta nell’ormai nota grande bulimia del mercato musicale.
La nostra redazione in questa calma piatta ha optato invece per riprendere i fili cardini del genere e, in quel tipico clima di dibattito nei barber shops di New York, discutere su un’ipotetica graduatoria dei lavori degli artisti più iconici del genere.

Dopo la scorsa puntata in cui son stati presi in analisi i lavori di Gue Pequeno, ora è il turno di un altro pilastro della scena rap nostrana: Fabrizio Tarducci, lo Sfiber, il Fibroga, noto a tutti come Fabri Fibra.
Son passati ormai 3 anni dal suo ultimo album Fenomeno, e dopo aver lasciato intendere che il suo nuovo progetto è in arrivo in un futuro non troppo lontano è il momento giusto per riprendere i suoi vecchi lavori e cercare di stilare la nostra personale classifica di quella che è senza dubbio una delle carriere musicali più prolifiche e longeve di questa generazione. 

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In un periodo come quello attuale dove le uscite musicali sono per forza di cose centellinate, la scelta di molti è quella di aprire un servizio streaming e ripassare i propri ascolti: c’è chi torna ad affrontare quel disco lasciato in soffitta da qualche anno, chi riascolta i soliti dieci album con i quali è cresciuto e chi prova a rivalutare lavori cestinati troppo in fretta nell’ormai nota grande bulimia del mercato musicale.
La nostra redazione in questa calma piatta ha optato invece per riprendere i fili cardini del genere e, in quel tipico clima di dibattito nei barber shops di New York, discutere su un’ipotetica graduatoria dei lavori degli artisti più iconici del genere.

E il punto di partenza di questo viaggio non poteva che essere il Godfather del rap italiano, la G capitale alla quale sarebbe pleonastico aggiungere qualsiasi presentazione. Mentre tutta la penisola è in fibrillazione per il suo nuovo e atteso lavoro, ci siamo presi la licenza di stilare la nostra personale visione del decennio che copre la sua carriera solista: ecco dunque il nostro ranking dei dischi solisti di Guè Pequeno.

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