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Il GoaBoa Festival di Genova è giunto quest’anno alla sua 22esima edizione e, come prevedibile, non ha assolutamente deluso le aspettative. Lanciato dallo slogan “GoaBoa sulla Luna“, per celebrare i 50 anni dell’allunaggio e organizzato dall’associazione Psyco, in collaborazione con il Comune di Genova e la Regione Liguria, il festival si è svolto tra il 5 e il 21 luglio, nella bellissima location dell’Arena del Mare, in pieno Porto Antico. Ospiti del festival sono stati artisti di tutti i generi, da Calcutta e Gazzelle, a Steve Hackett e Jethro Tull, passando per Fast Animals and Slow Kids e Carl Brave, fino ad arrivare a Salmo e Izi.

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Oggi, tre anni fa, Tedua rilasciava Orange County Mixtape, un lavoro destinato ad entrare nel cuore degli ascoltatori e nella storia, contemporanea e non, del rap italiano. Abbiamo deciso di spendere qualche parola non solo per il capitolo più iconico della carriera del rapper genovese, ma per tutta la trilogia d’ispirazione californiana pubblicata dal nostro tra 2015 e 2017.
Il viaggio che abbiamo affrontato e in cui vogliamo coinvolgervi conta tre tappe, ognuna delle quali è
associata ad un determinato periodo dell’anno o momento specifico della giornata, in particolare l’inverno, una giornata estiva e il tramonto.

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Esiste una logica decisamente imprescindibile quando si parla del mercato odierno: per sopravvivere nel mondo della musica bisogna restare sempre sulla cresta dell’onda pubblicando il numero maggiore di singoli, featuring, album, possibili. Il rischio per un artista, rimanendo in silenzio, è che il pubblico si dimentichi di lui, rimpiazzandolo senza troppi problemi con il rapper del momento, reduce da un paio di hit da playlist e subito additato come la next big thing. Passano pochi mesi ed ecco che il ciclo si ripete.

Capita a volte, tuttavia, che qualcuno riesca a sfuggire alla macchina, inserendosi nelle pieghe del tempo e fluttuando al di sotto del mercato. Aspettando, attendendo qualcosa che dia lo slancio per tornare in superficie. Questo è esattamente quello che ha fatto Vaz Te, facendo crescere poco a poco l’hype intorno alla sua figura senza seguire alcuna tattica, senza retoriche volte a dilatare le tempistiche: l’attesa era il prezzo da pagare per studiarsi, per trovare la propria dimensione e sconfiggere gli spettri.

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