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La Liguria, da qualche anno, è diventata una regione che ha saputo imporsi con grande vigore al centro della scena rap nostrana. Dall’estremo occidente dell’Italia una giovanissima generazione ha saputo rompere l’egemonia che da due decenni dominava il genere nella penisola, dominio presidiato da Milano, Roma, Napoli, Torino e Bologna. Queste città hanno da sempre funto da centri di formazione e catalizzatori per i rapper di ogni dove, come grandi dojo separati in cui affinare le proprie abilità.

Genova, dal canto suo, ha sempre fornito al nostro paese la più grande scuola di cantautorato e forse l’impronta musicale più riconoscibile dello stivale, dentro e fuori i confini nazionali.

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Esiste una logica decisamente imprescindibile quando si parla del mercato odierno: per sopravvivere nel mondo della musica bisogna restare sempre sulla cresta dell’onda pubblicando il numero maggiore di singoli, featuring, album, possibili. Il rischio per un artista, rimanendo in silenzio, è che il pubblico si dimentichi di lui, rimpiazzandolo senza troppi problemi con il rapper del momento, reduce da un paio di hit da playlist e subito additato come la next big thing. Passano pochi mesi ed ecco che il ciclo si ripete.

Capita a volte, tuttavia, che qualcuno riesca a sfuggire alla macchina, inserendosi nelle pieghe del tempo e fluttuando al di sotto del mercato. Aspettando, attendendo qualcosa che dia lo slancio per tornare in superficie. Questo è esattamente quello che ha fatto Vaz Te, facendo crescere poco a poco l’hype intorno alla sua figura senza seguire alcuna tattica, senza retoriche volte a dilatare le tempistiche: l’attesa era il prezzo da pagare per studiarsi, per trovare la propria dimensione e sconfiggere gli spettri.

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Non lo capisco. Non ho mai visto nessuno muoversi così su un campo“. Andre Agassi rievoca così nella sua autobiografia il primo incontro con un esordiente Rafael Nadal, in procinto di cominciare la propria scalata all’Olimpo del tennis. Nell’ormai distante 2015, parole analoghe venivano sussurrate dagli appassionati di rap italiano per commentare “Julian Ross“, il mixtape con cui un ancora implume Izi varcava per la prima volta la soglia della fama locale  e cominciava ad imporre il proprio nome sull’intero territorio nazionale.

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