Tag: hip hop

La passione per la lettura è ormai diventata una rarità nelle nuove generazioni. Come si può notare ormai, essa occupa una minuscola percentuale del tempo libero dei giovani di oggi e il libro va via via diventando un oggetto “raro”. A causa delle nuove tecnologie abbiamo assistito ad un‘atrofizzazione delle menti che dunque trovano faticoso leggere un libro, o qualsiasi cosa superi i 150 caratteri. Eppure, il mondo per riscoprire la lettura c’è. Immaginate di trovare una marea di libri che soddisfino le vostre curiosità in modo molto più approfondito rispetto al mondo del web, una quantità di libri contenenti talmente tante informazioni da aprirvi totalmente un altro mondo. Insomma non sarebbe fantastico? Nel caso del Rap o più in generale dell’Hip-Hop le informazioni a riguardo online sono spesso errate, sintetiche e fuorvianti. Al contrario, leggere un libro riguardante questi due temi risulta essere senza dubbio più illuminante e soddisfacente.

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Nel diciannovesimo secolo le parole del noto poeta maledetto Charles Baudelaire erano viste come assolutamente fuori luogo e scandalose. Una realtà estremamente vicina a ciò che accade attualmente con il rap: l’associazione “rapper = fallito” è più diffusa che mai – anche a causa della scarsa credibilità di chi viene etichettato dai media come “rapper”, essendo in realtà… Solo un burattino.

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Sfondare nel rap game non è un gioco da ragazzi: ci vogliono grandi sforzi, talento, ambizione. E soprattutto la voglia di mettersi in gioco e sapersi sacrificare per seguire il proprio sogno. Molti degli artisti che hanno reso la loro passione un lavoro, prima di poterla finanziare autonomamente hanno dovuto e voluto impegnarsi in un’altra professione. In onore del 1° maggio, festa dei lavoratori, ecco un articolo su cosa facevano alcuni MC della scena italiana prima di sfondare e cosa fanno in contemporanea alla loro attività di rapper.

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Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete <<Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene. >> Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio”

Con questa frase si apre L‘Odio, film del 1995 di Mathieu Kassovitz, vincitore della Palma d’oro a Cannes quell’anno.

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