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Un noto adagio recita che l’importante non è la destinazione, ma il viaggio. È un motto che pone l’attenzione sul percorso che compiamo verso una determinata azione o obiettivo e su come sia il modo tramite il quale lo compiamo a farci crescere, e non il risultato raggiunto.
Spesso però bisogna avere il coraggio di ribaltare questa prospettiva poichè un pellegrinaggio troppo lungo rischia di far perdere di vista ciò che è più importante, ossia il punto d’arrivo. Un viaggio è veramente grande solo in virtù del risultato conseguito, così come una storia entra nel mito a seconda di come si conclude.
La storia di cui si parla in questo articolo dura quasi 4 anni: inizia ufficialmente il 2 dicembre 2016 per concludersi il 4 settembre 2020, e al centro c’è un disco il cui nome che era già culto ancora prima di vedere la luce: VT2M.

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Vita Vera Mixtape è il prologo che Tedua fornisce per aiutare il pubblico ad entrare nella sua personale Divina Commedia. Sono ormai lontani i tempi in cui il rapper di Cogoleto si barcamenava nella giungla urbana, superando ostacoli e crescendo giorno dopo giorno; adesso è finalmente uscito, non è più un cucciolo d’uomo, ed è pronto a guidare i suoi ascoltatori.

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In Italia la tradizione del mixtape è piuttosto ridotta rispetto agli altri paesi europei. Lo stesso senso di questo prodotto discografico, che originariamente nasce come un progetto da diffondere senza i canali di mercato legali per via dell’uso di strumentali o interpolazioni sonore edite (tra i più noti esempi esteri: la serie Dedication di Lil Wayne, Trap or Die di Young Jeezy o Down with the King di T.I.) ottenibile solo tramite gli amici o scaricandoli da internet, è andato perduto prima ancora di attecchire con successo.

Se persino in America ormai il termine mixtape viene associato a quello che semplicemente non è un disco ufficiale, così in Italia gli esempi più noti al pubblico attuale probabilmente sono dei tape solo di nome (ad esempio i volumi 3 e 4 della saga Machete Mixtape o la trilogy della Dark Polo Gang, di fatto prodotti commercializzati e presenti nei negozi di dischi).
Ma anche qui ci sono dei prodotti di stampo estero che nel tempo hanno cementificato la leggenda dei loro autori: dei lavori culto che nonostante una qualità sonora non eccelsa (o forse proprio a causa di quella) hanno acquisito quello street flavour che li rende dei veri e propri gioielli da scoprire.

Attenendoci alla premessa di elencare dei lavori che sia effettivamente dei mixtape nel senso originale del termine, ecco quindi i dieci migliori esempi di questa nobile tradizione prettamente hip hop.

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