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Chief Keef vs 6ix9ine è il dissing del momento

In queste ultime settimane sta impazzando sul web la storia della faida tra Chief Keef aka Sosa e 6ix9ine aka Tekashi, ma esattamente da dov’è cominciata?

Se qualche anno fa avessero detto che un rapper in ascesa e con la sola credibilità di qualche accusa di spaccio, pedofilia e crimini minori sarebbe arrivato a minacciare Chief Keef, colui che domina simbolicamente sulla sua città, Chicago, ed ha il rispetto anche dei più grandi come 50Cent o Gucci Mane, avremmo tutti risposto che si sarebbe beccato una pallottola in poco tempo, senza troppe storie e nel silenzio generale come si risolvono le cose a Chiraq. Ma cosa sta veramente succedendo in questo surreale dissing tra 6ix9ine e Sosa?

Tutto iniziò per causa di Tadoe, cugino di Keef nominato anche in una delle sue più celebri hit “Hate bein sober” (“Fredo a drinker, Tadoe off molly water”); il ragazzo verrà accusato da una rapper ed amica di Tekashi, Cuban Doll, di maltrattamenti e violenza domestica e ciò farà partire i primi attriti tra Chicago e Brooklyn, a cui seguirà una chiamata FaceTime tra Tadoe e Tekashi, un vero e proprio litigio in cui il cugino e affiliato della GloGang  minacciava 6ix9ine intimandolo a cancellare il suo numero per poi minacciarlo con un sonoro “I KILL PEOPLE!”. Il tutto sarà poi documentato dal simpatico rapper dai capelli colorati su instagram.

A seguito di ciò esce l’omonima “I KILL PEOPLE!” dell’ex socio di 6ix9ine, Trippie Redd, che si è separato da Tekashi dopo le accuse di essere andato con una minorenne; ovviamente nella traccia ci sono anche Tadoe e Chief Keef, che frecciano il rapper newyorkese intimandolo a non scherzare con loro, poiché possono arrivargli nel quartiere e fare fuori tutti. Come risposta, 6ix9ine posta un video in cui insinua che a nessuno importi del background musicale dei padrini della musica Drill e addirittura ha da ridire sulla loro credibilità, mai messa in discussione da nessuno. Conclude mandando a quel paese sia Chief Keef che Lil Reese, altro affiliato di Sosa e della GloGang presente in “I don’t like” che fino ad adesso nessuno sembrava aver nominato.

Dopo il messaggio di 6ix9ine, Sosa e Reese danno una probabile prima risposta sui loro profili instagram con un “Police ass” sul profilo del primo ed un breve messaggio su quello del secondo che intima a non parlare di cose di cui non si conosce il significato. Poco tempo dopo, Chief Keef va a New York, apparentemente per incontrare Tekashi 6ix9ine, venendo aggredito con colpi di pistola vicino all’albergo dove risiedeva e tornando a Los Angeles pochissimo tempo dopo. Ai reporter che tenteranno di chiedergli spiegazioni all’aereoporto farà semplicemente il gesto del silenzio. 6ix9ine nega la responsabilità del tutto a mò di troll, dicendo che si trovava a L.A. durante l’accaduto e che lui è un grande fan di Chief Keef, oltre che lui ed i suoi amici “Non giocano con le armi” e che “6ix9ine è per i bambini”. Tekashi non si sofferma solo a questo, ma continua provocare Keef su Instagram, per esempio commentando una sua foto a NYC chiedendogli come mai vi sia rimasto così poco o postando un video in cui ascolta quest’ultimo, mette persino un meme che ironizza sul fatto che da questa storia Sosa stia solo ottenendo più popolarità.

In tutto ciò, Chief Keef resta silente e per adesso ignora le provocazioni.
Va ricordato, però, che il Boss di Chicago non è mai stato un tipo pacioso, tanto che all’epoca della sua ascesa fu apparentemente il mandante morale dell’uccisione del giovane rapper Lil JoJo, che lo aveva “parodizzato”, e poco dopo l’omicidio twittò scherzosamente sulla morte del ragazzo, di cui diceva ironicamente di dispiacersi e che “voleva solo essere come noi”. Successivamente lo cancellerà ed accuserà degli hacker della responsabilità, ma la convinzione del suo coinvolgimento in questo ed altri omicidi resta.


Fabio Russo

Mi piace il rap coreano.

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