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Cosa ricorderemo di Gemitaiz e Noyz Narcos

Gli annunci macabri dei loro nuovi dischi ci hanno indotto a formulare questa domanda. DavideEnemy saranno davvero i loro ultimi due album?

Roma, da sempre ritenuta una delle piazze più ardenti del panorama hip hop italiano, è in realtà tormentata da una costante che si protrae nei secoli e che, tutt’oggi, non trova risposta: “chi è il miglior rapper romano?” Ovviamente la risposta non può che variare da individuo a individuo, ma le correnti di pensiero più ricorrenti sono, in sostanza, tre: chi è ancorato indissolubilmente al presunto Eden del rap italiano che si manifestò a cavallo tra la fine dei ’90 e gli inizi del ’00 dirà senza batter ciglio “Colle Der Fomento”. Chi invece ama la brutalità (musicale), le denunce sociali, gli esercizi di stile su produzioni degne di un film dell’orrore e disprezza le omologate melodie che circolano nella penisola dirà senza alcun dubbio “Noyz Narcos“. Infine c’è chi ammicca un sorriso e indossa le cuffiette, se ne accende una gigante e si scrolla di dosso, per qualche minuto, gli incovenienti che la vita gli riserva quotidianamente; questi ultimi senza dubbio risponderebbero “Gemitaiz“.

Noyz Narcos e Gemitaiz posano insieme

Come avrete notato in questa introduzione riporto i classici stereotipi che la critica muove continuamente verso gli artisti, etichettandoli come fossero banale merce di consumo incapace di evolversi e cambiare pelle, quasi costretti ad ibernarsi per non deludere i “fans dal giorno 1”. Oggi cercherò di sfatare alcuni di questi schemi mentali imposti, spiegando come gli ultimi lavori – forse gli ultimi davvero – di Noyz Narcos e Gemitaiz sono così diversi dall’immaginario che si sono costruiti in passato da non accorgersi della maturità acquisita.

Enemy è probabilmente l’ultimo disco della carriera di Noyz Narcos, ma questo è già stato detto centinaia di volte. Enemy è l’ennesimo album brutale di Noyz, ed anche questo è sulla bocca di tutti. Enemy, però, non è solo sangue e punchline, ma contiene molto più di ciò che traspare dalle solite sterili recensioni che circolano da qualche giorno. Enemy è il capolinea di un progetto decennale, è il sequiel di una trilogia iniziata 10 anni fa con Guilty e alimentata da Monster, è un lavoro strutturato talmente bene quasi da non risultare il migliore della carriera di Noyz.

Si, perchè lo è. Mai NN era riuscito ad incastrare alla perfezione tante hit come in questo disco, mai aveva ritagliato uno spazio per il rancore, la solitudine, la mancanza dei suoi affetti e della sua terra madre. Mai era riuscito a creare una paradossale sintonia fra rabbia e dolcezza, tra brutalità e malinconia, tra passato e presente.

“C’è tutto il mio passato, il mio presente e forse il mio futuro in questo gioco” recita Noyz nella descrizione dell’intro pubblicato circa un mese fa.

Ebbene è riuscito nel suo intento, ha creato un fil rouge che lega il suo passato musicale fatto di teschi, bare e zombie ad un presente riflessivo e maturo, arrivando addirittura ad un futuro in cui lascerà in eredità le sue tracce migliori, comprese quelle presenti in questo disco. “Resteremo vivi solo su ste tracce audio” precisa NN in R.I.P., dove insieme ad Achille Lauro spiega come gli artisti spesso vengano osannati solo dopo esser defunti.

Ad alimentare lo straordinario immaginario creatosi dalla combinazione dei suddetti elementi contrastanti (rabbia e dolcezza, brutalità e malinconia), c’è anche il fattore “ritiro”. Noyz in tal senso ha ribadito spesso che non è una scelta definitiva ma, al momento, è data dall’enorme spreco di energie necessarie per partorire il suo quintogenito, fatto sta che non vuole di certo invecchiare sul palco.

“Meglio andarsene con stile prima che la tua immagine diventi un’altra” dice in un’intervista per Noisey, sottolineando che preferirebbe abbandonare la nave prima che affondi. Queste dichiarazioni, che hanno sconvolto i più accaniti seguaci del membro del TKlan, hanno però anche un secondo fine: creare un’atmosfera sacra attorno a quest’ultimo disco, catalizzare l’attenzione su di se e scrollarsi di dosso qualsiasi peso dato dalla critica e dalle sonorità attuali, profondamente diverse da quelle utilizzate da Noyz.

Non che gliene fosse mai importato molto del parere degli altri, ma in questo caso – per la prima volta – il rapper di Centocelle pare abbia uno sguardo attento sull’andamento delle vendite e sul panorama rap, che ha sempre meno necessità di raccontare qualcosa e sempre più bisogno di incastrare melodie che piacciano al pubblico, anch’esso cambiato radicalmente. In sostanza Noyz Narcos, almeno fino al giorno della pubblicazione dell’album, ha avuto il timore che gli ascoltatori fossero sempre meno, che la gente che lo ha supportato fino ad oggi fosse cambiata e che le nuove leve non capissero i suoi concetti.

A qualche giorno dall’uscita però, i riscontri pare siano eccellenti per il suo target, i colleghi ed il pubblico stanno apprezzando l’originalità e la cura con cui sono realizzate le tracce, gli instores sono colmi di gente di tutte le età e la sua posizione nel mercato discografico è ben salda nei primi posti. Ora però c’è solo da capire se le pesanti dichiarazioni di NN riguardo il presunto ritiro siano date da una fondata voglia di smettere di fare musica, oppure sono servite da scudo in caso di flop.

Sulla falsa riga di Noyz segue Gemitaiz di cui, ad oggi, conosciamo solo la data di rilascio del disco – 20 aprile – e la tracklist. Eppure anche lui risulta diverso, riflessivo e strafottente riguardo l’attuale situazione del rap italiano. Tenta continuamente di distaccarsi dai trend del momento, non vuol essere accostato a nessun rapper e, usando un eufemismo, non fotte con nessuno. Abbandonata ormai l’immagine del ragazzino spensierato che fuma per evadere dal degrado, emerge anche in lui un lato tenuto nascosto fino ad oggi, dove è costretto a fare un bilancio della sua carriera e ad accollarsi il peso del quarto disco solista, Davide.

copertina di “Davide”, il nuovo disco di Gemitaiz

Analizzando il titolo si deduce subito che questo lavoro avrà un concept intimo, dove lo spazio riservato agli esercizi di stile verrà rimpiazzato da flussi di coscienza che mettono a nudo l’artista. Davide come il suo vero nome, come l’altra faccia della medaglia che nemmeno i fans fedelissimi conoscono, come l’alter ego che è quasi finito nel dimenticatoio per colpa del personaggio Gemitaiz.

La tracklist parla chiaro: da Guè Pequeno – presente nell’estratto Tanta Roba Anthem – ad Achille Lauro, passando per Fabri Fibra, Coez e gli immancabili Madman e Priestess; un disco familiare, che rievoca il passato e non lascia spazio a nessun nuovo arrivato, confermando l’atteggiamento ostile del rapper romano nei confronti della scena attuale.

Davide può diventare l’ultimo grande progetto solista di Gem, esausto e demoralizzato dalle condizioni del rap italiano, ma può anche divenire un classico che si protrarrà negli anni. Nonostante Tutto, pubblicato due anni fa, preannunciava già l’inevitabile mutamento dell’artista capitolino, il quale abbandonava pian piano quell’immagine di se che ormai non gli appartiene più. Ora è un uomo, ha acquisito esperienza e tenta di convergere verso una direzione che esalta più l’arte in senso stretto che la spensieratezza tipica degli albori. Tutto ciò verrà enfatizzato ed alimentato da quest’ultimo disco, che simboleggia il completamento di un percorso più umano che artistico.

Anche in questo caso però, come per Noyz Narcos, quest’atteggiamento ostile e solitario può rivelarsi la spada di Damocle in caso di presunto flop del disco. Mi spiego meglio. Negli ultimi tre/quattro anni l’intero panorama rap – che comprende gli artisti, il pubblico, le vendite ed i riscontri – è profondamente mutato, in quanto Gem nasce artisticamente in un periodo transitorio del rap italiano, dove le vendite erano decisamente limitate, l’esposizione mediatica era quasi nulla e l’intera nazione non era affatto pronta a testi e sonorità così anticonvenzionali.

Ritrovarsi circa 10 anni dopo con numerosi rappers che nel giro di qualche mese ottengono una popolarità ed un seguito enorme pur non sudando sette camicie, destabilizza parecchio. Tutto ciò dunque ha creato quel senso di instabilità in Gemitaiz che, incerto sul possibile andamento del nuovo disco a causa di un pubblico stregato dalla trap e da chi ne fa le veci, potrebbe decidere di mollare tutto e dedicarsi ad altro.

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Ovviamente tutto ciò non è confermato da nessuna fonte, ma i presagi che alludono a questa coraggiosa presa di coscienza ci sono eccome. Noyz Narcos l’ha dichiarato pubblicamente e, a scanso di piacevoli sorprese, dovrebbe mantenere la sua linea di pensiero. Su Gemitaiz vi sono solo ipotesi non confermate, ma l’aria che tira porta l’ex membro dell’Xtreme Team sempre più lontano dal rap game. Augurandoci che non sia la fine artistica di due leggende della Capitale, l’ennesima domanda sorge spontanea: chi li rimpiazzerà?

 


Riccardo Rochira

Penso sia troppo presto per scrivere la mia biografia.

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