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Il giorno perfetto per sentirsi più British

Nel giorno del Royal Wedding tra Harry Windsor e Meghan Markle, comprendiamo meglio il significato dell’ultima hit della Dark Polo Gang, British.

A cura di Alberto Coletti & Michelangelo Arrigoni

Maggio 2018.

Sono passati cinque mesi dall’uscita di SickSide, la parentesi street in cui la Dark Polo Gang ha affidato al più compromesso e fragile dei suoi componenti l’arduo compito di ricordare al pubblico le radici trap del progetto più discusso degli ultimi anni.
Un esperimento riuscito a metà perché, se da una parte assistiamo a una notevole ricerca artistica, dall’altra abbiamo scorto un malcelato disinteresse nella promozione dell’album. Nessuna copia fisica, scarsissimo hypebuilding, un solo video estratto: una gestione della comunicazione agli antipodi di quanto svolto prima, durante e dopo il lancio di Twins.

Non per nulla gli allibratori informati dei fatti nel rap italiano sono corsi a bollare la loro parabola di popolarità come prossima alla fase calante, e non per nulla l’irresistibile ascesa di Young Signorino ha iniziato ad insidiarne ogni giorno di più il ruolo di agent provocateur all’interno della scena.

VIDEO: Il passaggio di consegne tra Tony Effe e Young Signorino

Proprio per questa ragione, il Capitano Tony e la sua formazione si sono trovati nel disperato bisogno di cavalcare una nuova wave che tornasse a collocarli sotto i riflettori e al centro del dibattito culturale, per rilanciare il brand e proseguire la loro scalata al mainstream dell’intrattenimento.

E mentre gli artisti normali vedono la propria musica trasformarsi in tormentoni e meme, i rapper romani hanno scientemente innestato il tormentone nel pubblico come atto preparatorio al lancio del nuovo singolo.
British non è una canzone come le altre, è bensì il punto d’arrivo di un’estenuante e meticolosa campagna mediatica ove il brano non è che l’ultimo pallone scagliato in rete a risultato già acquisito: l’affermazione dell’immaginario proposto.

VIDEO: Uno dei tanti sketch a tema British entrati ormai nell’immaginario collettivo

Un immaginario che, analizzato superficialmente, appare quanto di più antitetico possa esserci rispetto ai presupposti sui quali nacque la formazione.
In un martellante carosello di tweed, tagli di capelli beatlesiani, trasferte a Londra e improponibili camicie tartan (finora rimaste appannaggio esclusivo di Guè Pequeno e di chiunque bramasse essere vittima di bullismo alle medie), la Dark ha svelato la sua nuova incarnazione anglofila e spudoratamente elitaria, cercando il confronto diretto addirittura con gli inquilini di Buckingham Palace.

Molti potrebbero credere che si tratti di una svolta casuale e spontanea, ennesimo frutto del dadaismo che ha portato i quattro a frullare insieme Schifano, Barbie e Sex Pistols con assoluta nonchalance.

Ma, in un Paese che ha imparato a studiare le mosse della DPG come un oracolo dei trend e delle ossessioni destinate a investire una fascia sempre più ampia ed eterogenea di consumatori, forse è legittimo sospettare che se ora Tony Effe ha deciso di essere la Regina Elisabetta, sotto ci sia qualcosa di più.

Ad esempio, potrebbe non essere un caso che il lancio di British sia avvenuto in concomitanza con il Royal Wedding, la killer app concepita per monopolizzare l’attenzione dei media a favore della famiglia reale britannica e del loro corteo di sfarzose e anacronistiche eccentricità.

Potrebbe essere che l’inossidabile vocazione antigiacobina e l’amore per il lusso sfrenato accomunino la famiglia Windsor e la famiglia Rapisarda più di quanto fossimo disposti a credere.

Ma potrebbe essere soprattutto che la Dark Polo Gang, nella sua ormai proverbiale mancanza di inibizioni, abbia intercettato ancora una volta qualcosa che cova nel cuore di una nazione da anni priva di un governo rappresentativo, umiliata ai Mondiali, più litigiosa e divisa che mai: una segreta, inconfessabile tentazione monarchica.

Per capirlo, però, dobbiamo avere il coraggio di fare un passo indietro per cogliere il quadro generale, di guardarci allo specchio e ammetterlo: l’Italia è profondamente cambiata. Ed è cambiata perché la bolla di benessere artificiale in cui i nostri padri hanno vissuto sul finire del secolo breve è irrimediabilmente esplosa.

Nel 2018, dopo dieci anni di crisi socioeconomica, i mostri che temevamo di avere sotto al letto sono strisciati fuori e abbiamo capito che non ci piacciono affatto. L’estrema povertà, l’assenza di figure istituzionali di riferimento, i suicidi e la corruzione sono diventati protagonisti delle nostre cronache, non più isolati trafiletti che ci attiravano morbosamente nella loro singolarità.

La tensione di questa bancarotta morale e materiale non ha tardato a riflettersi anche nella musica urban, da sempre in prima linea nel cogliere e rielaborare i mutamenti della società.

Questa angoscia sociale ha spalancato le portee ad un tipo di rap diverso da quello che, soprattutto in Italia, ci pareva dogmatico. Un rap che non parla più alle nostre paure, ma alle nostre speranze. Un rap amorale, nichilista e decadente, ma anche un rap che racconta di successo, di ricchezze smodate, di ostentazione, di un orgoglioso e dorato solipsismo da opporre ad un mondo ostile e minaccioso.

La sveglia è suonata, i tempi in cui l’unica nobiltà a cui ambivamo era quella di strada sono giunti al capolinea e, dopo anni passati a bramare una vita da pirati, ci siamo rassegnati all’idea che scettro e diadema non siano tanto peggio di teschio e pugnale.
Abbiamo smesso di sognare paura e delirio lungo la Circonvallazione, sul limitare estremo che separa centro e periferia. Ora che la periferia sembra espandersi ogni giorno come le fauci di un caimano pronte ad inghiottirci vivi, Rione Monti e Parioli sembrano l’ultimo baluardo contro le orde barbariche in marcia verso Roma.

VIDEO: L’esibizione di Sfera Ebbasta al Concerto del Primo Maggio 2018

Questo voi lo sapete bene, e lo sa anche Sfera Ebbasta, che può presentarsi impunito con due Rolex sul palco del Primo Maggio e cavarsela con qualche scaramuccia social senza rischiare il linciaggio in piazza.

Lo sa Tedua, rapper di fierissima estrazione proletaria, che può vantarsi pubblicamente della sua tracolla Gucci senza venire immediatamente ostracizzato dai suoi pari.

Meglio di tutti però lo sa la Dark che, nell’ennesimo tentativo di far saltare in aria il Vecchio Bailey, utilizza gli strumenti di una cultura suburbana per aprire le porte dei palazzi del Potere, eleggendo ad icone di stile e simboli di eterna supremazia i regnanti inglesi. E benché con l’arrivo della fama e dei contratti la Dark Polo Gang ci sembri sempre meno dark, i loro piani attuali non contraddicono la loro essenza d’origine.

Perché ciò che la DPG ha capito prima dei propri colleghi è che, in un mondo funestato da un futuro sempre più incerto, l’Uomo sembra arrivato al capolinea. L’unica soluzione credibile, quindi, è non essere più umani.

Ed è proprio qui che entra in gioco la monarchia. Perché la caratteristica archetipica fondamentale di un Re è quello che il teologo Rudolph Otto ha chiamato “Ganz Anderes”, l’essere “totalmente altro”, “completamente diverso da ciò che è umano”.

Poco è cambiato dai tempi in cui si autoproclamavano “alieni provenienti da un’altra galassia”, anche oggi che l’immagine dei membri che sorseggiano Twinings fa rabbrividire i puristi della trap.
Ciò che stanno rivendicando è l’alterità dall’umano (sconfitto, mediocre, impaurito), e quindi l’imperturbabilità tipica di monarchi e déi.

Avete mai visto Pyrex e la Regina manifestamente turbati o tristi? Il Principe Carlo e Wayne dare in escandenze? Qualsiasi membro della DPG o della Royal Family ammettere pubblicamente di avere bisogno di qualcosa o qualcuno?

Rifletteteci quanto volete, la risposta sarà comunque negativa.
Perché in un contesto politicamente instabile e esistenzialmente tormentoso, la sola strategia per rimanere indenni è “non fottere con nessuno proprio come il Regno Unito”. “Rimanere up” e affacciarsi sorridenti dalla balconata del palazzo reale hanno in comune lo stesso scopo: guardare in basso.

E il pubblico (o il popolo) sottostante guarderà in alto, e solleverà le mani, invocando il tocco taumaturgico del sovrano che li riscatti da malattie e miserie, che li liberi dal peso e dalla vergogna di essere umani.

Sappiamo che il tema della regalità non è estraneo all’hip hop music, che sia italiana o d’oltreoceano: lo dimostra la corona sulla testa di Biggie Smalls, il fatto che Jay-Z e Kanye West fossero preoccupati di “difendere il Trono”, l’ansia di un giovane Marracash di proclamarsi “King del Rap”.

Nessuno come la DPG, però, ha saputo aderire con lo stesso zelo a questo principio, rendendolo parte integrante della propria personalità pubblica, dai tic estetici fino al suo nucleo di senso più profondo.

Chi, per proprie indisposizioni o fantomatici dissidi interni, non è riuscito a rispettare il canovaccio è proprio Side, che come potete notare abbiamo volutamente tenuto fuori da ogni analisi. La vulnerabilità mostrata da Side nel proprio SickSide, i problemi di salute derivati da una nota dipendenza dalle droghe, ha spezzato il rituale d’interazione che sussiste tra i membri e per questo motivo è stato messo ai bordi del progetto Dark Polo Gang.
Processato per eccesso di umanità, il biondo Arturo si è trovato separato in casa, messo a giocare in cameretta mentre mamma, papà e zio fanno le cose da grandi in un’orgia d’interviste, giornali e televisioni.

Anche non volendo dare adito a voci riguardanti l’abbandono (o esclusione) di Side dalla formazione romana, negli ultimi due anni non era mai stato affrontato un discorso promozionale senza uno dei membri, e le dichiarazioni di facciata indirizzate a spegnere sul nascere certi malpensieri hanno generato più dubbi che rassicurazioni.

The show must go on, anche senza uno dei membri più talentuosi, e il contatore degli ascolti su Spotify che continua a girare instancabile di fronte a British sembra dar loro ragione.
Oggi più che mai gli italiani hanno bisogno di fuggire da loro stessi e dalle proprie umane mancanze, a costo di credere ad un delirio di onnipotenza che diventa fenomeno di costume prima che esperienza artistica.

La Dark Polo Gang è un oggetto controverso che oggi, grazie allo sfarzoso matrimonio tra Harry e Meghan, ci appare più lineare, meno complicato e indecifrabile di quello che per molti è ancora un mistero.

Non avete forse pensato oggi “Ma come fa la gente a dare retta a sto teatrino medievale”? Eppure vi siete seduti sul divano a guardare.

Non avete mai pensato “Ma come fa la gente ad ascoltare questa robaccia”? Eppure vi siete fermati ad ascoltare.

Non importa se per un minuto, un’ora o una vita. A qualche livello di consapevolezza abbiamo tutti pensato “Ma quanto è bello essere British“, e la Dark Polo Gang vuole colpire proprio in quel punto, in quel momento in cui abbassiamo la guardia e ci lasciamo coinvolgere da un’estetica così surreale eppure così attraente.

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