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Abbiamo ascoltato Gentleman di Guè Pequeno (ed è una figata pazzesca)

“Tutti questi rapper vogliono fare i re, ma è ritornato l’asso.” Il rapper più americano d’Italia è di nuovo qui e mostra i muscoli, stavolta più che mai. Ecco Gentleman.

Guè Pequeno è uno dei volti più noti del panorama rap nostrano e sicuramente anche uno di quelli più criticati. L’ostentazione, l’arroganza, il senso di superiorità nei confronti dei colleghi sono sempre stati parte del personaggio che Cosimo Fini ha creato negli anni e che lo ha reso celebre tanto quanto ha fatto la sua musica. Ma se dai al pubblico un certo tipo ti immagine e in più sei ricco e famoso, l’ odio crescerà di pari passo con la fama.

Gentleman è la perfetta celebrazione degli stilemi di Guè Pequeno. O almeno, di quelli più noti.

La sua ultima fatica solista, Vero, aveva lasciato un’immagine consapevolmente intima, straziata e distrutta del suo autore. L’ immagine di un uomo il cui odio non se ne va e di una malinconia incurabile. Un disco solido, senza fronzoli e che ha illuminato molti lati sul rapper milanese che nei lavori precedenti non erano stati nascosti ma nemmeno irradiati da quella triste consapevolezza che pervade il disco.

Gentleman è arrogante. Tremendamente e magnificamente arrogante.
Chiariamo subito: non parliamo di 14 tracce di mera autocelebrazione. C’è spazio per gli altri sentimenti, declinati però all’interno del rapporto con le donne, dalla tipa-avventura di Guersace alla più triste Non ci sei tu o alla rancorosa relazione di Trentuno Giorni. Ma servono a dare un senso di completezza all’opera, ad arricchire la trama di quello che alla fine è un film criminale.

Anche gli ospiti del disco sono inseriti nell’ottica di una pellicola con un copione fatto di violenza lirica e soldi sporchi: Marracash, Sfera Ebbasta, Luchè  e Tony Effe. Tutti muniti di armi cariche e impeccabili nell’omicidio dei tappeti sonori su cui sfilano.

Sono infatti pezzi come Lamborghini, Mimmo Flow e Scarafaggio a racchiudere appieno l’ anima di questo album, un’ anima profondamente materialista e rabbiosa, ansiosa di ribadire il proprio status nel Rap Game, un gioco che ancora non gli ha dato un degno rivale.

Altri episodi assolutamente degni di nota sono La Malaeducazione, storytelling dal sapore cantautoriale che racconta la storia di un Bad Boy forgiato dalla galera e pronto a prendersi le strade (con uno straordinario accompagnamento canoro di Enzo Avitabile, capace letteralmente di trasportarci in un’altra epoca), e Il viola il cui melodico arrangiamento e il susseguirsi vorticoso di immagini semanticamente legate alla fast life rimandano al riuscitissimo pezzo Fuori Orario, estratto del disco precedente.

Dal punto di vista sonoro, come già annunciato da Guè, troviamo una schiera di top player dietro le macchine: Don Joe, 2nd Roof, Charlie Charles, Sick Luke, Marz, Zef, Andry The Hitmaker, SIXPM. Vecchie glorie del rap e giovani cavalli di razza chiamati dalla G capitale alla creazione di un’ambientazione eterogenea che spazia da suoni più cupi e pesanti ad atmosfere latine o addirittura dal tono onirico.

Il nuovo figlio di Guè Pequeno dunque è un prodotto totalmente riuscito, che mitizza i lati più estremi della sua persona e lo conferma, se mai ce ne fosse bisogno, come epitome della zarroganza. Un disco che già graficamente ancora prima che liricamente e sonoramente rimanda a quell’ immaginario cinematografico fatto di soldi, donne, violenza e tatuaggi che ha sempre ispirato il rapper.
E’ un album sofisticato ma il cui spirito rimanda alle strade più oscure di Milano, ai palazzi da cui Cosimo proviene e ai quali il suono resta, anche con il passare degli anni, intrinsecamente legato.

 

Gentlemen sarà disponibile nei negozi e nei digital store da domani.


Nicola Los Simonutti

Born and Raised nelle periferie della Brianza. Da anni mi cibo di musica Rap e pallacanestro, con una passione smodata per la Dogo Gang e i Boston Celtics. Durante il giorno frequento l' Università di Scienze della Comunicazione a Bergamo.

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