• Persona di Marracash: Vivisezione Aurea

    Questa recensione è in realtà la storia di un dilemma. È possibile valutare, soppesare, e addirittura giudicare in modo severo Persona, l’ultima agognata fatica discografica di Fabio Bartolo Rizzo, uomo ed artista, senza andarsi a schiantare contro l’aura di intoccabilità super partes ed il timore reverenziale che il rapper Marracash ha saputo catalizzare intorno a sé nel corso della sua carriera?

    In altre parole, come scindere una Persona dal suo Status, all’interno della scena e del mercato discografico di riferimento?

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  • Dalle Vele all’Italia: Enzo Dong si è preso la sua vendetta

    Il 26 ottobre scorso è uscito, dopo una lunga attesa, Dio perdona io no, il primo album del rapper napoletano Enzo Dong.
    Tra grandi presenze nei featuring e un viaggio nei luoghi che hanno caratterizzato la gestazione della sua prima fatica musicale, Enzo si dimostra pronto a prendersi non solo le Vele, ma anche l’Italia intera, vendicandosi di tutti coloro che non credevano nelle sue capacità, dagli ex produttori alle ex ragazze.

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  • Money Dance: Intervista a Oro Bianco

    Negli scorsi giorni, Oro Bianco ha pubblicato il suo ultimo singolo Money Dance, prodotto dal beatmaker croato Gezin, affiliato al supergruppo di produttori chiamato 808 Mafia e accreditato in molti brani di artisti mainstream in America. Per questo abbiamo voluto fargli qualche domanda in vista dei prossimi passi, dando anche uno sguardo al passato recente.

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  • Unabomber al microfono: abbiamo intervistato Lucci, Hube e Ford78

    Il 27 settembre Lucci, Hube e Ford78 hanno rilasciato Unabomber, un EP di sei tracce in cui rappano senza filtri attingendo a mani aperte dalla nostra storia, presente e passata. L’EP racconta l’esigenza di rivendicare il proprio schieramento e la propria visione della società. Il 3 ottobre è stato pubblicato il video di Prima Linea realizzato proprio da Lucci stesso montando un collage di video che raccontano gli scontri e le violenze del nostro passato.

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Offset ha finalmente raggiunto la maturità artistica?

Dopo i partner musicali Quavo – con Quavo Huncho – e Takeoff  – con The Last Rocket – anche Offset marca finalmente il proprio debutto solista e lo fa con l’atteso FATHER OF 4. L’album, pubblicato lo scorso venerdì 22 febbraio sotto Quality Control, arriva a pochi mesi di distanza dai progetti dei collaboratori e continua la corrente intrapresa dai vari membri del gruppo nel voler esprimere le proprie qualità musicali senza essere inquadrati unicamente come componenti del trio trap per eccellenza, con esiti più o meno felici.
Cosa rimane di questo primo disco targato Kiari Kendrell Cephus?


Non è del tutto corretto considerare FATHER OF 4 il solito disco trap rap a cui ormai siamo abituati. Sia chiaro: gli stilemi del genere ci sono tutti ed è un progetto 100% Made in Atlanta, in cui si possono trovare i pregi e i difetti di un prodotto pienamente conforme alla tradizione artistica del suo autore. Non è un disco in alcun modo rivoluzionario nè può cambiare troppo la percezione di un ascoltatore fidelizzato nei confronti di Offset.

Ciò che tuttavia fa risaltare FO4 in mezzo alla grande quantità di materiale analogo disponibile è quella che si può definire una soddisfacente esplorazione del proprio sè, causa e allo stesso tempo effetto di una prima maturità artistica di Cephus. Offset – all’apice della fama e divenuto oramai icona internazionale che travalica i meriti musicali – arriva a mettersi in discussione come uomo, come partner e soprattutto come padre, rivelando al pubblico e a sè stesso le più recondite ombre abitualmente nascoste dietro gli occhiali Gucci.

Nessun vestito Versace può compensare il tempo perduto lontano dai figli o pagargli lo scotto per gli errori compiuti nelle sue burrascose relazioni sentimentali: questo sembra suggerire un artista molto più malinconico di come siamo abituati a percepirlo. Adesso però è tempo di essere padre, di recuperare il rapporto con i figli e crescere come artista, mostrando senza fronzoli di cosa è capace. Proposito nobile rispettato tuttavia soltanto in parte.

L’album si apre con la title-track Father Of 4, in cui gli intenti che guidano Kiari vengono enunciati nell’intro di Big Rube a cui Offset fa seguire una serie di scuse rivolte esplicitamente ai suoi pargoli a cui riepiloga parte dei propri errori passati, promettendo di non arrendersi mai per il loro bene. A questa traccia segue la riuscita collaborazione con J.Cole nella traccia How Did I get Here, dove Offset riflette sui difficili momenti che ha dovuto passare e su come sia riuscito a superarli per prendere il posto che ora occupa, la più classica delle tematiche per ogni storia targata “From zero to hero” che si rispetti. L’altro episodio da segnalare è Don’t Lose Me, apologetica traccia scritta per la compagna Cardi B in seguito alla turbolenta separazione avvenuta lo scorso anno. La rapper è addirittura presente nell’album con il pezzo Clout.

Si snodano attraverso exploit notevoli una serie di brani in cui vengono raccontati il suo lifestyle, le difficoltà superate, l’attuale stato di Star e la fama. Poi la fama, le difficoltà superate e il lifestyle. A seguire il lifestyle, lo stardom e le difficoltà. In sintesi: vi è chiaramente molto spazio per l’irrinunciabile autocelebrazione – sarebbe paradossalmente apparsa più plastica la sua assenza – e per gli altri arcinoti motivi che nel 2019 è ormai pleonastico elencare.

Inizia qui ad emergere la debolezza principale di quest’album. No, non si tratta della sacrosanta ma prevedibile ricerca delle suddette tematiche, quanto del loro confusionario inserimento in un progetto che in teoria dovrebbe tendere ad altro, portando l’ascoltatore a facili sensazioni di deja vù, certamente inevitabili date le formule utilizzate ma deludenti data l’assodata capacità dell’autore di tessere trame più pregnanti.

 

Da un lato è notevole il fatto che l’album non si perda in inutili retoriche e non mostri un individuo che rinnega le sue scelte e il suo percorso, ma una persona cresciuta che ha finalmente la possibilità di mostrarsi a 360 gradi; dall’altro evidenzia un percorso ancora da completare (e questo non vuole essere una colpa) e un potenziale artistico ormai innegabile ma non del tutto sviluppato.

Analogo discorso per quanto riguarda la scelta delle strumentali: il tappeto sonoro è affidato principalmente a Metro Boomin e Southside – presenti non solo come producer singoli ma anche nell’inedito duo So Icey Boyz –, Dre Moon, un’impercettibile comparsa di Zaythoven (On Fleek), Ritter, Cubeatz e Doughboy. Anche sotto questo aspetto il risultato è buono ma non eccelso. Le produzioni, proprio perchè affidate ai soliti sodalizi, sono godibili ma non brillano sempre per efficacia, andando purtroppo a collocarsi in quella zona grigia tra l’anonimato e il proiettile in cuffia, con notevoli risultati (ad esempio Lick e Came A Long Way) e melodie ben poco ispirate (una su tutte Wild Wild West). Si creano così, liricamente e sonoramente, dei filler che fanno calare l’attenzione di chi è all’ascolto e il livello generale dell’album, che vanta ad ogni modo collaborazioni di rilievo tra nomi ovvi (Gucci Mane, Gunna, 21 Savage & Travis Scott) e un paio di sorprese (J.Cole e il cantante Cee Lo Green).

Father Of 4 è, in ultima analisi, un buon esordio. L’album presenta innegabili picchi e Offset si dimostra un artista che sa ciò che vuole ed è consapevole delle sue capacità. Allo stesso tempo, tuttavia, non è ancora in grado di comunicarlo nel migliore dei modi e finisce con il perdersi nei soliti labirinti concettuali. A qualcuno  può legittimamente non importare nulla di tutto ciò, ma di certo è un difetto che non può essere trascurato da chi ha l’intento di raggiungere un livello artistico superiore che permetta di spiccare in un periodo in cui dare alla luce un disco bello ma dimenticabile rappresenta la sconfortante normalità.


Nicola Los Simonutti

Born and Raised nelle periferie della Brianza. Da anni mi cibo di musica Rap e pallacanestro, con una passione smodata per la Dogo Gang e i Boston Celtics. Durante il giorno frequento l' Università di Scienze della Comunicazione a Bergamo.

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