Red Bull Culture Clash, è magia in Barona
Sabato, come ben saprete se avete dato un’ occhiata ai social in queste ultime ore, a Milano si è svolto uno degli eventi più attesi in assoluto (tanto che i biglietti sono andati sold out dopo pochi giorni), ovvero il Red Bull Culture Clash. Noi di Chiamarsi MC abbiamo assistito al tutto, ed è stata un’ esperienza a dir poco magica.
Ma facciamo un passo indietro, e torniamo ad alcuni giorni prima del 10 giugno, in quelle ore piene di hype, quando ci siamo rivolti ad Alioscia Bisceglia, il direttore artistico del Clash e conduttore della prima edizione, nonchè leader dei Casino Royale. Ha risposto ad un paio di nostre domande, fatte soprattutto per schiarirci le idee su cosa avremmo visto di lì a poco.
Nel 2014 il tutto si è svolto presso il Palazzo della Regione, ma adesso la location sarà completamente diversa, Barona. Perchè proprio questo luogo?
Nella stagione estiva si tende a cercare una location all’aperto o semi coperta come Piazza Regione Lombardia. Uscire dai soliti luoghi dove si organizzano spettacoli e animare pezzi di città credo rappresenti un valore aggiunto al progetto. Se nel 2014 abbiamo dato una botta di vita vera ad un “non luogo”, ora in Barona in un certo senso rendiamo omaggio ad un quartiere e ad un posto che hanno un forte carattere simbolico.
Cosa ci si deve aspettare dal Red Bull Culture Clash? Che artisti potrebbero sorprenderci di piú? Quali sono da tenere d’ occhio per te?
La prima edizione è stata uno shock, non ci si aspettava tanta energia e coinvolgimento. Quattro ore di musica che voleranno, è una sfida serrata. Non so fare un pronostico, tutti si sono preparati accuratamente e nessuno sottovaluta la situazione. Al momento credo che la crew da battere sia Real Rockers, capitanata dal campione Macro Marco: lui ha maggiore esperienza, ha vinto un tot di sound clash classici, quelli alla giamaicana. È un ottimo selecter e sa usare il microfono nel modo giusto per far esaltare la folla, pur non essendo un rapper. La Cenerentola in teoria sarebbe la Milano Palm Beat, ma è molto probabile che abbiano in serbo delle sorprese per noi. Comunque anche gli altri fanno sul serio per questa sfida: Daytona è il sound rap del clash e gli Hellmuzik hanno la struttura, forza e determinazione della Machete Crew dalla loro.
Come funziona la selezione delle crew? Nella prima edizione i team erano realtà già esistenti, stavolta assistiamo a qualcosa di inedito, in che modo si sono create le squadre?
Nel 2014, seguendo il format originale, ho coinvolto delle label che chiaramente avevano una identità precisa. A questo giro ho pensato di ispirarmi alla combo “rebel sound” del Red Bull Culture Clash londinese creata da David Rodigan, king di questa cultura. Quindi ho chiesto a delle figure di riferimento nella scena di costruire un team per l’ occasione e così ora abbiamo il coinvolgimento di tantissimi artisti e l’ unicità della line up. Li vedremo lì insieme per la prima volta e ce ne sarà per tutti i gusti.
Com’è essere affiancati da Red Bull in un lavoro del genere? Qual è parte piú difficile per un direttore artistico nell’ organizzare questi eventi?
Lavoro con Red Bull dal 2001, il brand ha sempre dimostrato un
certo interesse per la musica e attenzione nello scoprire nuove realtà, senza tralasciare un
aspetto per me fondamentale, ovvero il raccontare le origini di certi fenomeni. Contemporaneità,
futuro e storia. Siamo in Italia, spesso la prima richiesta per un progetto che
vede coinvolti artisti è quella di portare gente famosa. Si ha paura che i
media non capiscano e quindi non ne parlino.
Ho cercato di coinvolgere star del web con milioni di visualizzazioni, ma non hanno
accettato di mettersi in gioco. Alla fine credo che sia meglio così per tutti, ma
specialmente per loro. Se vuoi far bene al clash devi avere voglia di esibirti di fronte
agli altri e con gli altri e non è detto che i follower ti salvino.
5) Cosa vuol dire portare in Italia una manifestazione con radici così profonde?
Io sono sempre stato immerso in un mondo musicalmente legato al
contesto di questo clash.
Credo che il Red Bull Culture Clash in Italia contribuisca a far emergere dal nostro “ghetto
dorato” un ambiente che è sopravvisuto autoalimentandosi per decenni ed è stato da
esempio per intere generazioni. Siamo andati avanti a prescindere dall’ attenzione
dei media istituzionali e risultati del mercato.
Alla luce di quanto detto, giustamente, c’erano grandi aspettative per la serata, e non siamo rimasti per niente delusi.
Più che dei singoli episodi significativi si dovrebbe parlare soprattutto dell’ atmosfera che si respirava in quel di Milano. Quattro ore di show volate via in un attimo, con il conduttore d’ eccezione Marracash, che gioca in casa, fra la propria gente. Di fronte al suo discorso sull’ importanza del Clash e del suono vero, non condizionato dai media, con tanto di “Sono tornato a casa” finale non si può che rispondere “Bentornato, Marra”.
Ed è così che si aprono le danze, nell’ asfalto grezzo e cemento della piazza che stasera accoglie mille e più persone, tutte con la stessa euforia negli occhi. L’ aria è già rovente. Notevoli l’ esibizione di Clementino nella crew Daytona, il sound system più puramente vicino al rap dell’ evento, e l’ incredibile performance dei Milano Palm Beat, aka la squadra più fresh e pazza di tutti i tempi, fra suoni caraibici e sudamericani, in un mix esplosivo. E ancora non abbiamo visto niente.
Mano a mano la situazione si fa più movimentata. A partire dall’ incursione inaspettata di Fantagigi aka Egreen come ospite speciale della crew Daytona, seguito a ruota da Enzo Dong con la sua hit Higuaine, sullo stesso palco, insieme al guest DJ TY1. Non sarà l’ unico momento in cui rapper totalmente diversi, per generazione e sonorità, si ritroveranno faccia a faccia, come rivali o compagni di squadra. È anche questo il punto di forza della manifestazione: c’è spazio per tutti, ma proprio tutti. Da Calcutta a Noyz Narcos, partecipano numerosi artisti, fisicamente o meno. A dimostrazione di ciò, sentiamo il dubplate dei vincitori dello scorso Red Bull Culture Clash a Londra, per gli Hellmuzik. Uno degli highlights della serata è senza dubbio il matrimonio inscenato da Mudimbi e M¥SS KETA, nel caso in cui non si fosse capito chi è l’ anima della festa. Alla fine i Real Rockers si portano a casa il primo punto, grazie alla innegabile fotta da veterani, sono il team su cui moltissimi scommettevano ad occhi chiusi. È allora che si comprende definitivamente quanto facciano sul serio tutti i concorrenti.
Li vediamo di nuovo vincitori, nella sfida Sleep with the enemy, che per le squadre consiste nel riprodurre in dieci minuti la musica dei loro avversari. Dopo tre ore di spettacolo non stop, pubblico e artisti hanno ancora tanto da dimostrare, non si sente nemmeno il minimo accenno di stanchezza, the show must go on.
E se Daytona stupisce con il dubplate di Calcutta e gli ospiti speciali Alien Dee –un vero e proprio jolly per coinvolgere il pubblico- e Samuel Heron, sul palco dei Milano Palm Beat assistiamo alla visione celestiale di Pretty Solero e compari, e per qualche minuto il Red Bull Culture Clash diventa subito un evento impregnato solo di pace e amore. Torniamo alla realtà grazie all’ esibizione dei Real Rockers, con i guest Shocca e Mecna e una sorprendente sequenza di dubplate di Corrado, Gemitaiz, Ghemon e Africa Unite. Ve l’ abbiamo detto, se si dovesse definire il Clash con una sola parola, “variopinto” sarebbe quella esatta.
Ed ecco che proprio quando si pensava che i giochi fossero già conclusi, il pareggio fra Hellmuzik e Real Rockers stupisce tutti, conduttore compreso. Durante questo incredibile testa a testa, che tiene un’ intera piazza col fiato sospeso, si riesce a cogliere il senso stesso del Red Bull Culture Clash. Nel quarto turno le sorprese non mancano, fra Carl Brave e Franco ospiti dei Milano Palm Beat, i dubplate di Jovanotti e Fibra, l’ esibizione incredibile di Lazza e Nitro, che incendiano il palco con MOB, Ernia e la sola e unica Cicciolina (sì, avete letto bene, non è un diminutivo per Ciccio, era proprio lei) come guest della crew Daytona. Il colpo di scena più grande è chiaramente l’ entrata di Danno sul palco dei Real Rockers, accolto a braccia aperte. Un attimo prima è tutto tranquillo, e l’ attimo dopo il Danno è lì a esibirsi, fra lo stupore generale. Tra i nomi legati agli artisti nel team, il suo è forse quello a cui nessuno avrebbe mai pensato, anche perchè in molti credevano si sarebbe presentato al concerto di Kool G Rap a Roma. È un momento quasi surreale, e Jake LaMotta si riconferma ancora una volta inossidabile.
Come già accennato, la manche finisce in pareggio. In un crescendo di emozioni, con uno scontro in cui ci si gioca il tutto per tutto, dopo freestyle di altissimo livello da entrambe le parti, vincono gli Hellmuzik. Uno scambio intenso fra le due fazioni, un flusso di rime continuo, Nitro e Lazza non si tirano indietro davanti a quelli che sono pesi massimi del rap game. L’ esibizione finale si rivela decisiva per il risultato, non senza alcune polemiche riguardo alle barre infuocate di Nitro dirette agli avversari. Polemiche abbastanza sterili, vista la natura della manifestazione.
Ci troviamo quindi di fronte a una vera sfida in puro stile Hip Hop. Il momento dell’ incoronazione per mano del King del Rap sancisce il tutto, sono diventati i nuovi uomini da battere, hanno conquistato il trofeo e, in parte, anche Barona. Almeno per quella sera sono i suoi sovrani.
Questo è stato il Red Bull Culture Clash, un evento organizzato dal mondo del rap a favore del rap stesso. Rivedendo le immagini, guardando le squadre sfottersi teatralmente a vicenda, il team Hellmuzik e il pubblico muovere la testa a tempo quando rappa Danno, si può capire che lì, a Milano, fra quei palazzi e in quello spiazzo davanti al Barrio’s, hanno vinto la musica, la passione e il sano spirito di competizione (che non guasta mai), a prescindere dal nome dei vincitori. A fine serata, quando la gente comincia ad andarsene, c’è qualcosa di incredibilmente affascinante nella piazza semi deserta cosparsa di lattine e bottiglie vuote, si tratta della stessa magia presente all’ inizio, nell’ attesa impaziente di file e file di fan all’ ingresso, sotto un sole cocente. Poco ma sicuro, la sera del 10 giugno ha lasciato il segno, oltre al mal di testa post sbronza e dolori sparsi in tutto il corpo.