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Intervista a Dani Faiv: dalla break dance all’entrata in Machete

Dani Faiv è uno dei ragazzi più promettenti di Milano. Da quando ha iniziato a rappare è stata una strada in salita, che l’ha portato a conoscere i nomi più importanti della città, da Jack The Smoker a Lanz Khan. Appena uscito The Waiter, il suo nuovo disco, ci siamo introdotti in Machete per intervistarlo e conoscerlo meglio.

In The Waiter parli di break, è così che ti sei avvicinato all’hip hop?
Dani Faiv: Sì, ho fatto 10 anni sia di break dance che di electric boogaloo e da lì mi sono avvicinato, mi compravo i dischi tutto in fotta con le robe americane. Poi ho smesso, ho cominciato un po’ a capire quello che volevo fare nella vita. Mi sono avvicinato alla musica, ho cominciato a scrivere le prime rime, poi da lì quando ho voluto fare la roba seria mi sono trasferito qua a Milano.

Prima di iniziare a fare rap ascoltavi solo rap americano o anche altri generi?
DF: Sì, prima di iniziare solo rap americano, bene o male nelle situazioni ero sempre preso bene quindi anche latino-americano, ascoltavo tutto. Tutto andava bene ma in generale rap americano.

Il rapporto Jack the Smoker-Dani Faiv com’è nato?
DF: Guarda, siamo sposati da due anni (ride). No, praticamente conoscevo Strage, che è quello che mi ha prodotto anche Zanzare, il ragazzo di Bari. Lui conosceva Lanz Khan. Ci ha fatto conoscere e ci ha chiamato in studio da loro. E’ lo studio a Corvetto, il Caveau Studio di Jangy Leeon e anche suo. Noi non lo sapevamo, siamo andati lì e io avevo una copia di Teoria del Contrario. L’abbiamo ascoltato con Jangy, lui si è preso bene e mi ha detto di portarlo il giorno dopo a Jack. Io il giorno dopo gli porto una copia e il giorno dopo ancora mi scrive lui su Facebook chiedendomi il mio numero per incontrarci e parlare di un progetto, che sarebbe stato The Waiter dopo un anno.

Perché il nome “Dani Faiv”?
DF: Sono nato il cinque ed è il mio numero fortunato.

La vostra collaborazione com’è iniziata?
Lexotan: Io e Dani ci conoscevamo già quando lui era a La Spezia. Ci sentivamo sempre per un rispetto reciproco nei confronti di quello che facevamo a livello musicale.
DF: Io ero fan in primis.
L: Quando è venuto qua sono stato un po’ una spalla. Il lavoro che lui faceva, il cameriere, gliel’avevo trovato io, quindi davo una mano un po’ su tutto, e poi abbiamo cominciato a lavorare ufficialmente alla cosa. Nel disco ho interagito principalmente sulla parte melodica, quindi sui ritornelli, che poi è proprio quello che vado a fare nel live. La cosa bellissima poi è proprio questa, poterlo fare nel live ancora di più. Nel live lo seguo su tutte le parti a livello melodico, mentre sulle strofe fa tutto lui.
DF: E’ figo anche live vedere uno che non fa le doppie e fa una parte melodica sotto che è diversa. E’ una roba nuova, infatti se capiterà che veniate a un live…

Certamente! Ci sono altri artisti con cui hai in mente o ti piacerebbe collaborare?
DF: Americano o italiano?

Entrambi.
DF: Americano Lil Yachty perché è il più pazzo, sarebbe una bella trashata. In Italia Noyz.

Il tuo modo di fare musica è cambiato da quando sei in Machete?
L: Ora fa latino-americano (ride)
DF: L’approccio è cambiato a livello di post-produzione. Concependo un pezzo, man mano che maturi musicalmente e personalmente, hai una crescita, quindi migliori sempre. La post-produzione è sicuramente completamente un’altra cosa da quando lavoro con lui (riferito a Jack the Smoker, n.d.r.) e da quando lavoro con Machete, perché ho imparato cose nuove, come trasformare un beat che magari non suona, ma alla fine esce tutto l’opposto. E’ una figata. Tutti questi piccoli dettagli che, però, sono fondamentali. Quindi questo, è cambiato l’approccio soprattutto in post-produzione.

Hai fatto un bel salto di qualità entrando in Machete. Cosa ti aspetti dal futuro adesso?
DF: Mi aspetto una crescita continua e costante sempre. Siamo molto produttivi, abbiamo già altra roba e mi aspetto che ci sia sempre più responso da parte delle persone. Sono preso bene.

Ci sono rapper che ti hanno ispirato o sono il tuo punto di riferimento, in Italia e all’estero?
DF: Quando ero piccolo J Dilla e Madlib però non sulla parte rap, perché c’entrano poco, Madlib produce soltanto. Nonostante ami le cose belle fresh, mi piace riprendere sempre quel mood un po’ retrò e farlo mio. Di ora Lil Yachty e 21 Savage, tutto quel giro lì, che sono i flow pazzi a cui mi sono ispirato. Mi piace prendere un po’ da quello: unire le cose è una figata.

Tu sei nato a La Spezia, la scena ligure ultimamente è molto presente nel rap italiano. Cosa ne pensi? Ti senti vicino a loro musicalmente?
DF: C’è rispetto sicuramente per tutti, per tutta la scena. Se devo dare un gusto musicale mio è Rk, che non è conosciuto molto però aveva fatto una roba con i Bushwaka ai tempi. Lui è molto forte. Però conosco tutti, con Samuel Heron ci ballavo insieme. Poi le strade, le mentalità, le compagnie diverse ti portano chiaramente a non frequentarli. Io giravo con gente a cui fregava del rap, ma limitatamente all’ascolto, non che lo facessero. Quindi per ora sono qua.

Hai in mente di fare un tour per promuovere The Waiter?
DF: E’ già in programma: ogni data da quando è partita la prima da Bergamo, poi abbiamo fatto Brindisi, sono state la prima di The Waiter. Io sto solo presentando il disco nuovo, a parte i freestyle, non ripropongo più la roba vecchia, infatti non vedevo l’ora. E’ stato proprio il giorno dopo che è uscito disco, il 20 sono andato a Bergamo con lui (riferito a Jack the Smoker, n.d.r.) e il 27 siamo andati a Brindisi. Ora andiamo ad Abano Terme, andremo poi in Sardegna, comunque stiamo già girando. Se c’è richiesta, se la gente ci vuole a suonare, le date io le aggiorno ogni giorno però tutto quello che porto da oggi a fino a quando uscirà roba nuova sarà tutto Tour The Waiter.

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Eleonora Sironi

Classe '99. Nel tempo libero scrivo cose e giro per Milano con Neffa nelle Sennheiser.

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