Quando avete smesso di odiare Mostro?
L’ultimo album di Mostro, Ogni Maledetto Giorno, e i commenti registrati su di esso ci ha lasciato con questo grosso interrogativo.
La redenzione è un buon prodotto. La redenzione vende. Vende perché non c’è nulla che gli spettatori amino di più che assistere all’impresa di un artista che, giunto al rock bottom della propria carriera, trova la forza necessaria per rialzarsi e riconquistare il favore del pubblico.
Il rap italiano non fa eccezione alla regola. Nell’ultimo biennio siamo stati testimoni di numerose parabole ispirate a questo topos: abbiamo visto metà della poco compianta Troupe D’Elite trasformarsi in capisaldi della Nuova Scuola, o il buon Canesecco rinnovare i fasti mediatici del fu Xtreme Team con un’inaspettata svolta nelle sonorità.
Ora sembrerebbe essere arrivato il turno di Mostro, il rapper romano classe ’92 che, a cavallo tra il 2014 e il 2015, era riuscito – in compagnia del suo socio LowLow – nell’impresa di diventare allo stesso tempo un teen idol e l’incarnazione di tutto ciò che c’era di sbagliato nella scena rap dell’epoca.
I due performer targati Honiro (narcisisti, megalomani, ciclotimici fedeli del bianchissimo Slim Shady) avevano occupato militarmente Tumblr Italia, espugnato certificazioni FIMI, bisticciato con Danti e collezionato sold out in un live tour con date pomeridiane. Quanto basta per guadagnarsi lo stigma di “rapper per ragazzini” da parte di quanti si fregiassero di essere ascoltatori di “musica seria”.
Un paio di anni dopo, molte cose sono cambiate per Mostro. Archiviato il sodalizio artistico con il suo collega, il nostro pubblica un mixtape di transizione, inizia a citare Bassi Maestro come fonte d’ispirazione, e viene invitato ad esibirsi a Real Talk, sotto l’egida di un grande vecchio della scena come Bosca. Infine, dà alle stampe il suo secondo album solista, “Ogni Maledetto Giorno”, accolto da pubblico e critica come il disco della sua rinascita e il ritorno all’ispirazione riconosciuta ai suoi primi lavori (“Tre Stronzi Mixtape” e “Nave Fantasma” su tutti).
La storia della redenzione di Mostro, per molti versi così simile alle altre, ha però in sé una curiosa particolarità. Generalmente, per far ricredere il pubblico o quantomeno attirare la sua attenzione, è richiesto un cambiamento drastico e plateale. Ghali ed Ernia hanno dovuto abbandonare il bubblegum rap per reinventarsi rispettivamente come il Jovanotti hallal ed un ombroso, raffinato playboy. Canesecco si è visto costretto a riesumare dalla naftalina la bandana West Coast al grido di “trappano tutti, pur’ io trappo”.
Mostro no.
Mostro è passato dall’essere emergente di culto, a nemico pubblico e poi di nuovo a talentuoso figliol prodigo, senza cambiare una virgola di sé stesso. Da sempre, nel suo rap si alternano depressione e rabbia adolescenziale, il rifiuto del mondo e il senso di emarginazione, al ritmo frenetico di una tempesta ormonale. Quegli stessi temi e quello stesso feeling vengono riproposti nel suo nuovo album, con l’arroganza e l’incoscienza che sono il suo imperituro cavallo di battaglia.
La sua Rihanna minorenne, bella e già così dannata, trasfigura in un fiore cresciuto in mezzo al deserto, minacciato da mille insidie, ma nella sostanza rimane un amore folle e disperato. Il tradizionale pezzo psycho, un po’ Stan e un po’ Mr. Simpatia, non si intitola più “Erika e Omar” ma, in modo didascalico, “Sai Che Cazzo Me Ne Frega”. Il compagno di scuderia Shiva è stato chiamato a rimpiazzare Luca J nel ruolo di giovane promessa per il featuring istituzionale.
Su tutte le tracce troneggia immutata la personalità di Giorgio Ferrario, l’autoproclamatosi Figlio del Diavolo. A dispetto dei suoi venticinque anni, Giorgio è ancora quello studente del Mamiani che in rima esplora una realtà alternativa dove i suoi coetanei più popolari vengono inseguiti con la motosega, le ragazze che lo hanno snobbato si trasformano in groupie disinibite e sottomesse, e il mercato discografico accoglie in fiamme la sua Venuta. La ricetta perfetta per un ragazzo bisognoso di una colonna sonora da accompagnare alla propria autoaffermazione, che anche in questo album potrà trovare esattamente ciò che cerca.
Chiariamo un punto: “Ogni Maledetto Giorno” non è un brutto disco. Esattamente come Mostro non è, e non è mai stato, un rapper senza talento. Anzi. La naturale capacità del fondatore di Ill Movement di evocare immagini vivide e a loro modo potenti è rimasta intatta nel tempo. Al contrario, l’esperienza gli ha imposto di abbandonare il flow parlato con cui era solito accompagnare le tracce introspettive a favore di una delivery sempre incalzante e soluzioni metriche più ardite.
Non solo. In alcuni passaggi particolarmente riusciti del disco si intravede in controluce un’effettiva evoluzione del rapper con la cresta. “E Fumo Ancora” e “Freddi” (con la partecipazione di Jamil, altro outsider di tendenza della scena) lasciano trasparire un Mostro più consapevole e meno naif, forse la crisalide di un liricista a cui auguriamo di poter spiegare a pieno le ali. L’esilarante “Amore per Favore Resta”, contenuta nella Deluxe Edition, è un divertissement che si inserisce nel solco tracciato dalla famigerata “Mr. Thunder” di Salmo, e dimostra che l’artista Honiro è un osservatore attento delle dinamiche del rap di oggi.
Non è quindi un mistero la ragione per cui il suo nuovo album si preannuncia essere un successo: l’arsenale vincente di Mostro non è stato modificato, ma è stato solo sottoposto ad una doverosa affilatura. L’unico vero enigma di questa vicenda è come può la percezione pubblica variare in modo così significativo senza che il rapper in questione si sia mosso di un millimetro dalle sue posizioni.
Forse una probabile risposta la si può cercare nelle mutate condizioni del mercato italiano: da quando la Sacra Scuola di Cinisello ha insegnato al Bel Paese la nobile arte della trap, Mostro e i suoi discepoli sono stati scippati della loro etichetta di controverse young gunz, e con essa dell’aura di odio/amore incondizionato che le si accompagna. “Ogni Maledetto Giorno” dimostra che Giorgio è sempre Giorgio lo stesso, siamo noi ad essere cambiati, e ad avere bisogno di nuovi idoli e nuovi capri espiatori.
Ennio Flaiano scriveva che, indipendentemente dai suoi meriti, chi fa arte in Italia è destinato ad attraversare inevitabilmente tre fasi: brillante promessa, solito stronzo, venerato maestro. Buona fortuna per la terza fase, Mostro.
EMIN
sono d’accordo,ma in parte perchè, secondo me l’amore odio che scaturiva verso di lui era, più che altro riferito al suo allora collega lowlow. infatti si poteva anche notare nella maggioranza dei commenti che le critiche e l'”hating” erano rivolte tutte o quasi a lowlow, mentre un sacco di apprezzamenti e incoraggiamenti allo staccarsi dall amico erano per mostro. quindi secondo me l’odio non era per mostro ma per il collega, e quindi l’amore è dato all'”abbandono” di low low.