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Paranoia Airlines è l’ennesima dimostrazione che il Fedez di Penisola Che Non C’è non esiste più

Venerdì 25 Gennaio è uscito Paranoia Airlines, il disco che sancisce il ritorno sul panorama musicale di Fedez a 4 anni di distanza dal suo ultimo disco solista. Vista l’importanza del personaggio è opportuno fare alcune premesse prima di dedicarsi all’ultima fatica musicale del rapper milanese.

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P A R A N O I A A I R L I N E S Fuori ovunque! ??

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Corre l’anno domini 2019 e parlare di Fedez non può e non deve ricalcare i toni usati per lo stesso artista ormai tanti (6-7 per la precisione) anni fa. Oggi Fedez non è più solo un rapper: oggi è un conduttore, un business man e sopratutto una figura mediatica di rilevanza non indifferente in Italia. Per questo mi accingo a scrivere questa pseudo-recensione sì, con un certo tatto, ma allo stesso tempo con l’esperienza (se così vogliamo chiamarla) di chi ha affrontato la pubertà ascoltando Penisola Che Non C’è prima, e Il Mio Primo Disco Da Venduto dopo.

‘Paranoia Airlines è’.
5 minuti che fisso questa frase sullo schermo del PC cercando di svilupparla ma senza trovare grosse intuizioni. E non perché il disco non mi dia stimoli per scrivere, quanto perché Paranoia Airlines mi ha completamente spiazzato.
Quindi sì, Paranoia Airlines è spiazzante al primo ascolto, e rimane tale anche al secondo e al terzo. Non lo nego: avevo un discreto hype per questo prodotto, sperando che sotto X-Factor, dietro i post di Instagram fosse rimasto qualcosa del Fedez di anni fa che prenderà poi le distanze dalla scena rap italiana.
Mi sbagliavo. E così è stato ancora più spiazzante perché la promo pre-disco un po’ troppo ispirata ad Astroworld di Travis Scott ed il singolo con Tedua e Trippie Redd mi aveva fatto sperare in un disco con una piega ben diversa da quella che poi PA ha effettivamente preso.

Dal punto di vista dei featuring, oltre ai già citati Tedua e Trippie Redd abbiamo artisti di caratura internazionale come Zara Larsson in Holding Out For You e LP nel brano Cose Senza Spine, una voce femminile come quella di Annalisa in Fuckthenoia e conoscenze della scena italiana come Emis Killa (Kim e Kanye) e la Dark Polo Gang (TVTB), a cui è stato affidato il compito di accontentare la fetta più grande possibile di pubblico, da quello più radiofonico a quello del panorama rap.

Dal punto di vista delle produzioni, in questo disco Fedez non manca di sottolineare il suo apprezzamento verso il punk/pop-punk. Infatti non solo Che Cazzo Ridi contiene il campionamento di Adam’s Song dei Blink 182, ma anche Amnesia si sviluppa attorno ad un campione dell’eterna Where Is My Mind? dei Pixies. Il resto delle canzoni si articola sull’ormai consueto filone tendente al pop, eccezion fatta per i pezzi con Killa e la DPG molto più vicini al rap. Complessivamente, dal punto di vista musicale, il disco scorre bene ma ad un orecchio più (o meno) attento non può sfuggire il fatto che Sfregi e Difetti e Un Posto Bellissimo si sviluppano partendo dallo stesso sample vocale, portando all’inevitabile risultato di far suonare due pezzi nello stesso disco in maniera quasi identica. Un errore grossolano che non ci si aspetta da una persona che ha costruito buona parte della sua carriera sulla musica.

Tralasciando le collaborazioni e le produzioni, come suona questo disco?
Paranoia Airlines sembra ispirarsi per la maggiore alla corrente emo-rap a cui apparteneva il compianto Lil Peep. Le linee melodiche scelte da Fedez ricalcano molto questo stile, così come l’autotune, addirittura fin troppo invasivo in certi ritornelli. Si distinguono da tutti, oltre ai già citati ‘pezzi rap’, canzoni come Fuckthenoia, dal vago retrogusto Future Bass ed il primo singolo, Prima Di Ogni Cosa, praticamente in acustico.

Il vero tallone d’Achille dell’album è rappresentato dalle liriche: presentato come un viaggio introspettivo tra le angosce che stanno dietro al successo, in realtà il disco tiene fede solo in parte a questo proposito. Spesso e volentieri i testi scadono nel qualunquismo, in frasi fatte sentite e risentite e in giochi di parole che per il Fedez di qualche anno fa sarebbero stati più che consoni, ma che per quello di oggi ci portano soltanto a storgere un po’ il naso. Non mi si fraintenda, nessuno dice che dietro il successo non ci possa essere la paranoia (rifacendosi al titolo del disco), ma anche il modo in cui vengono espressi i concetti deve essere ben ponderato, e forse qui l’artista è stato un po’ troppo frettoloso.

Un paio di parole vanno spese anche per TVTB, il pezzo con la Dark Polo Gang che niente ha a che fare con il concept del disco. E’ inevitabile andare con la testa ad I Love It di Kanye West e Lil Pump non appena parte il beat, curiosa la scelta di Fedez di occuparsi solo del ritornello in questo pezzo che sta in bilico sulla linea sottile tra banger e trash.

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Per concludere, Paranoia Airlines è un prodotto musicalmente valido che trova il suo limite nel momento in cui ci si concentra maggiormente sulle liriche, e soprattutto nel momento in cui si legge il nome dell’artista che lo ha realizzato. Non è tutto da buttare via: le parti rappate sono valide (per quanto poche siano) così come il 90% del reparto delle produzioni, resta comunque l’impressione che si potesse fare di meglio. Probabilmente un ascoltatore di vecchia data si aspettava qualcosa di diverso, al contrario un ascoltatore più recente potrà dirsi soddisfatto o quantomeno non deluso da questo prodotto che, ahimé, per chi appartiene alla prima categoria si può riassumere con una singola espressione: ‘che peccato’.

 

 


Leonardo Trinci

21 anni e sentirli fin troppo. Amo la musica, faccio musica, scrivo di musica.

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