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Comporre il proprio Requiem e rinascere anziché morire: ecco l’ultimo album di Claver Gold

Claver Gold, due anni dopo Melograno, è tornato con un nuovo album pronto a farvi emozionare come solo pochi sanno fare.

La copertina del suo ultimo progetto, Requiem

Una storia di scuse e di perdono, di amore e dipendenza.
Attorno al filo della nostalgia, Claver Gold tesse la storia della sua vita. Il percorso inizia dalla realtà provinciale delle Marche, vissuta da giovane e raccontata in Deja Vù senza fiato insieme al conterraneo Fabri Fibra. Continua percorrendo le strade di Bologna, dove il giovane Daycol studiò e si scontrò con uno dei demoni che ritornano spesso nella sua discografia: l’eroina.

Il titolo Requiem, che rimanda all’ultima opera composta da Mozart (citato anche col titolo dell’intro, Dies Irae), e che definisce un canto funebre della tradizione cristiana, appare già al primo ascolto antifrastico: l’album, più che la morte di Claver, sembra essere la sua rinascita. Non dal punto di vista musicale, quanto sul piano personale.

“Son scappato senza fiato nell’abisso abbandonato / ti assicuro che non c’era luce dove sono stato / poi son tornato verso il mare e la terra natale / son tornato ad essere reale, un essere leale”

La ricerca spasmodica di perdono è un tema ricorrente, come se ne avesse bisogno per ricominciare a vivere. Le scuse ai genitori, a “Luca”, a se stesso, dimostrano la volontà di riconciliarsi con un passato che lo tormenta, per vivere a pieno il presente. Come dice Murubutu in Dies Irae: “Tutto ritorna, è un eterno presente”.

Murubutu e Claver Gold hanno collaborato per l’ennesima volta nella traccia di apertura del disco, Dies Irae.

La dipendenza, da cui uscì anni fa, è citata direttamente o indirettamente in almeno 9 dei 17 testi che compongono l’album. Non è una novità, ma in Requiem Gold One si mette a nudo più che in qualsiasi lavoro precedente.

Le produzioni non sono una sorpresa. Alle macchine è predominante la presenza di Dj West, che pur non sbilanciandosi troppo non sfigura in alcun modo, mantenendo lo stesso sound che avevamo già conosciuto nelle scorse collaborazioni. Chi aveva apprezzato Mr Nessuno e Melograno, probabilmente non cambierà idea con Requiem, ma forse ne resterà un po’ deluso sotto questo aspetto.
I feat, invece, possono considerarsi riusciti, e danno un valore aggiuntivo all’album (in particolare Lord Bean, che si è occupato anche della grafica).

Oltre al buon Luca Barcellona, fanno la loro “porca figura” anche i soliti Rancore, Fibra, Egreen e Ghemon, in una corona di collaborazioni che hanno contribuito a elevare la fattura dell’album.

Claver Gold con Egreen, feat in Un Motivo

Il disco, come solito di Claver, è cosparso di citazioni, sarà un piacere per i suoi fan riconoscere quelle in Ricordati di ricordare, ma non solo.

Requiem, prima di essere un lavoro ben riuscito, è l’espiazione di un nuovo Claver che ha trovato la sua pace in un soffio di lucidità.


Eleonora Sironi

Classe '99. Nel tempo libero scrivo cose e giro per Milano con Neffa nelle Sennheiser.

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