• Il 2020 di Tredici Pietro inizia con “Vestiti D’Odio”

    Il giovane Morandi sorprende ancora una volta, trovando una collaborazione che mette in luce le sue capacità vocali e l’abilità nella sperimentazione musicale, uscendo dai propri schemi con un pezzo romantico e sonoramente pop al punto giusto.

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  • Discovery Album: Danger

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    Il grande merito del gruppo è stato quello di attirare l’attenzione dei giovani per la musica rap in un momento di forte stallo all’interno della scena. L’aver mischiato le sonorità hip-hop a quelle della dubstep, proponendo una tipo di rap molto aggressivo, e trasposto il proprio materiale con dei video di ottima qualità e col tempo divenuti iconici, è stata la chiave del loro successo.
    Il 2013 è stato testimone di due progetti targati Machete piuttosto interessanti: Midnite e Danger. Nel Discovery Album di oggi ci occuperemo dell’album d’esordio di Nicola Alberi, in arte Nitro.

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  • Viaggio dentro i Guai di Mandark

    La scena rap italiana su Soundcloud è una delle realtà più interessanti del nostro paese. Trascinata da un folto gruppo di giovanissimi artisti, ha tutte le carte in regole per assumere una forte rilevanza all’interno del panorama musicale del rap italiano. Tra i nomi più in vista e decisi a fare il grande salto c’è senza dubbio Mandark, nativo di Roma, che dopo una serie di singoli e collaborazioni di successo su Soundcloud, ha pubblicato l’8 gennaio scorso su Spotify Guai, il suo primo EP.

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  • The Documentary di The Game compie 15 anni

    The Documentary è il primo disco in studio di The Game e questo sabato, il 18 gennaio 2020, compirà 15 anni. Grazie a questo disco il rapper californiano fu subito catapultato sotto ai riflettori  della scena rap americana e mondiale, e The Documentary, a distanza di ormai più di 10 anni resta un must listen per ogni ascoltatore di rap.

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Rooftop: sul tetto della Francia con SCH

Tecnica. Energia. Introspezione. SCH torna sulla scena con il suo quarto album in studio, quinto in totale, uscito il 29 Novembre 2019. Rooftop si compone di 17 tracce, alle quali vanno aggiunte altre 3 per la versione fisica.

Dopo un’attesa infinita, incessante e stressante, SCH torna in campo dopo un anno dall’ultimo album, JVLIVS, con un progetto che sicuramente resterà in cima alle classifiche per parecchio tempo: guarderà gli altri artisti dall’alto, sul Rooftop.

Questo è un album che, a sorpresa, fa da intermezzo tra JVLIVS e il resto della trilogia che aveva annunciato col Tome II dell’omonimo album, senza deviare dal suo percorso artistico. Il timbro di SCH si vede impresso, marchiato a fuoco anche questa volta: tecnica da vendere, cattiveria, ma anche tanta introspezione.

Rooftop è una parentesi per dare spazio a questo sfogo personale di cui sentiva il bisogno. Mentre JVLIVS è più una storia trasmessa tramite il personaggio di Julius, Rooftop è prodotto a immagine e somiglianza di Julien Schwarzer: l’artista esteriorizza pensieri, metafore, punchlines e parecchia grinta. Un occhio (ed un orecchio) più esperto lo può notare dalla tracklist, che annovera hitmakers altrettanto profondi, sentimentali ed introspettivi: Ninho, Soolking e Gims.

 

Come ampiamente detto, Rooftop è molto personale. Racchiude ancora una volta i temi che hanno caratterizzato la sua gioventù e la sua crescita, tra vicende familiari e vita di quartiere a Marsiglia.

Il lato familiare, specie il legame con i genitori, è sempre più presente da JVLIVS in poi, in quanto postumo alla morte del padre. Questa figura ha avuto un ruolo fondamentale per SCH: con il papà ha avuto una convivenza complicata, complici i suoi problemi di alcolismo che lo hanno portato ad una lunga permanenza in ospedale, prima di spirare. Come egli stesso racconta in più interviste, è rimasto per molto tempo senza vederlo: in Comme si (Deo Favente), dice di non averlo incontrato da 6 anni, ma ha sempre avuto la pazienza e la forza di reggere l’impatto con l’avvenimento della sua morte.

Calzante per dimostrare quanto scritto sopra, è l’introduzione dell’album, Cervelle, dove dice:

Une paire de baskets neuve, j’ai rendu fou madre
Bien avant l’hosto, la maladie, la mort, j’ai plus r’vu mon padre

(Per un paio di sneaker nuove, ho reso pazza mia mamma; molto prima dell’ospedale, la malattia e la morte, non ho più rivisto mio padre)

Un altro motivo ricorrente di SCH è la perdita o la mancanza di sonno. Vediamo per esempio come in All eyez on me (titolo che riprende ed omaggia l’album omonimo di 2Pac), Julien dice:

J’te rends service avec le cœur, j’attends pas qu’tu viennes me remercier
J’ai perdu l’sommeil, qu’est-c’qu’on aurait pas fait pour l’respect

(Ti faccio un favore con il cuore, non aspetto che tu venga a ringraziarmi; ho perso il sonno, cosa non avremmo fatto per il rispetto)

Naturale è allora chiedersi se gli manca il sonno per il troppo lavoro, o se lavora perchè non ha sonno. SCH, nell’ultima intervista prima dell’album, racconta che è un mix tra le due cose: in certi momenti, avverte un bisogno fisiologico di lavorare e di fare musica. Ravvisa dentro di se un sentimento di eterno rookie, il quale fa sì che mentre all’inizio della sua carriera voleva solo ottenere riconoscimento dal pubblico, ha ormai imparato che bisogna anche lavorare e fare cassa con la musica: la sola riconoscenza, dice, non riempie il frigo.

Nel suo essere leggenda nel rap francese, è mosso ancora oggi da genuinità, come avesse appena iniziato, e vuole portare alle orecchie del suo pubblico musica di qualità, che possa anche aumentare i suoi ricavi, senza però essere la sua unica ambizione. Con queste dichiarazioni e con questo progetto intende anche dimostrare alle nuove leve della scena che si possa fare del denaro senza fare musica frivola, mancando di passione e mossi solo dalla voglia di denaro.

Dal punto di vista musicale, bisogna dire che il progetto si dimostra meno melodico e orecchiabile rispetto ai suoi 4 album precedenti. L’atmosfera generale è energica e molto razionale, carica ed elettrica. Prendendo ad esempio Cervelle: è un pezzo molto nervoso, andante ma razionale, con cambi di flow repentini. Al primo ascolto, si ha l’impressione di sentire Lacrim.

La scelta dei featuring è azzeccata, specie per quanto Gims, Soolking e Ninho. SCH ha scelto 6 featuring ben precisi, ognuno atto ad una funzione specifica e volti tutti al sentimento: Ninho ha dato prova ancora una volta di saper cimentarsi a scrivere strofe profonde, bissando il successo enorme di Pret à Partir (JVLIVS), e confermando quanto ha fatto con il suo album, Destin. Soolking invece ha portato il suo timbro musicale, il suo canto e la sua interiorità in every day, sorpassando nettamente il nostro artista tricolore: Capo Plaza. Dal suo canto l’artista di Salerno, si è incastrato alla bell’e meglio dentro il progetto, portando frasi fatte e una strofa che lo fa sembrare una macchietta di altri artisti. Ci lascia con l’amaro in bocca, in quanto avremmo voluto sentire una strofa di sostanza musicale e lirica, sulle orme di Sfera Ebbasta con Balenciaga e Cartine Cartier.

In ultima analisi, Rooftop è un progetto che si può paragonare a ZUU di Denzel Curry: è un album molto bello e tecnicamente ineccepibile, ma meno impegnato rispetto ai precedenti, come per esempio Deo Favente (e come Ta13oo). Tuttavia, consente sicuramente ad SCH di siedere rilassato in cima, guardando gli altri artisti dall’alto. Ma cosa potrà darci di più in futuro col Tome II? Riuscirà a integrare una musicalità maggiore con questa introspezione di Rooftop? O si accontenterà dell’ennesimo successo?

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