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SKINS e la memoria di XXXTENTACION tradita

È stato da poco rilasciato SKINS, primo disco postumo dello sfortunato XXXTentacion. Si tratterà di un lavoro che onorerà la sua memoria o di un passo indietro rispetto a quanto di buono fatto in precedenza? Scopriamolo insieme.

A 6 mesi di distanza dal tragico evento, la morte di Janseh Dwayne Onfroy, ai più noto come XXXTentacion, lascia ancora sgomenti: essere uccisi a soli 21 anni nel corso di una rapina sembra essere davvero un tragico scherzo del destino per un artista che aveva fatto sempre della controversia un suo tratto distintivo.

Sono state spese tante parole sulla figura di XXXTentacion, a volte anche troppe: sulla vita del rapper che ci ha lasciato a Giugno non si potrà scrivere un’agiografia, quel genere letterario basato sulla biografia dei santi che tanto successo riscuote alle nostre latitudini, particolarmente quando ci lascia un personaggio noto.

L’esistenza di Janseh è stata segnata dalla violenza sin dalla più tenera età: tutto ciò è un fatto, è nero su bianco.
La sua reputazione come uomo sarà sempre discussa, torbida, tanto più alla luce della recente pubblicazione di alcune registrazioni nelle quali il rapper di Miami sembra, più o meno direttamente, confermare le accuse di abusi nei confronti dell’ex ragazza, oltre a dichiararsi la responsabile di alcuni accoltellamenti.

Ma, in tempi come quelli attuali, nei quali alla musica sono spesso addossate responsabilità nettamente superiori a quelle che le competono, diventa più che mai necessario scindere la personalità artistica da quella umana.

 

Tagliamo subito la testa al toro: SKINS non fa onore alla memoria di X.
Poco prima della sua morte Janseh aveva stretto un accordo con la Empire Distribution, che si era assicurata i diritti di pubblicazione e distribuzione dell’album per circa 10 milioni di dollari.

L’impressione che si ha è che la somma spesa abbia portato l’etichetta a voler rilasciare a tutti i costi un prodotto, per sfruttare l’immagine dell’artista e il successo che certe sonorità (quelle genericamente etichettate come emorap o Soundcloud rap) stanno riscuotendo nelle classifiche internazionali.
Sia chiaro, nei 20 minuti di SKINS (la durata così breve è da imputare alla precisa volontà dello stesso X) non tutto è da buttare e qualche spunto di qualità c’è: si pensi a Guardian Angel, degna erede di Jocelyn Flores  (la base è la stessa, ma suonata in reverse); oppure BAD!, ideale collegamento con i capitoli precedenti della discografia dell’artista di Miami, 17 e ?.

È proprio nel confronto con quest’ultimi lavori che appare evidente come SKINS si regga su un equilibrio molto fragile: l’impressione che si ricava è che si tratti più di un assemblaggio di pezzi o di demo che di un vero e proprio album, mancando una decisa omogeneità di fondo.

Certo, non mancano le sonorità che avevano costituito la base del successo di XXXTentacion, con un’oscillazione tra la ricerca melodica (fino a spingersi al soul di difference) e qualche incursione nel campo dello screamo (si pensi a STARING AT THE SKY e One Minute, con un Kanye sottotono), ma quella maturazione e volontà di sperimentare che l’artista aveva lasciato intravedere, soprattutto in ?, sembra essere stata messa del tutto da parte.

Le produzioni di SKINS (affidate a Cubeatz, John Cunningham, Potsu, Robert Soukiasyan e allo stesso X) sono basiche. Alcuni pezzi si reggono letteralmente solo su un riff di chitarra, ma ciò, per assurdo, è una scelta vincente: lo stile canoro di XXXTentacion si sposa alla perfezione con sonorità prettamente lo-fi e ne esce rafforzato.

 

Fonti ufficiali hanno confermato l’esistenza di una discreta quantità di inediti registrati da X. È certo, quindi, che SKINS non sarà l’ultima testimonianza del genio artistico di un ragazzo che è riuscito a lasciare un segno importante nell’immaginario collettivo di una generazione di ascoltatori.

L’auspicio di tutti è che il materiale che sarà rilasciato in futuro sia maneggiato con maggiore cura rispetto a quanto avvenuto con quello di SKINS: un lavoro di qualità e ben prodotto farebbe bene sia ai detentori dei suoi diritti sia a tutti i fan del rapper di Miami, ansiosi di vederne onorata la memoria.

 

 


Savio De Vivo

24 anni. Sono un uomo di poche parole...ci sono domande?

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