45 minuti sulle montagne russe: intervista a Tommy Toxxic
Classe 1995, Tommy Toxxic è un rapper romano che insieme a Joe Scacchi ha dato vita al collettivo Wing Klan in attività dal 2018 con I Can Fly, il loro primo album. Tommaso, però, ha sviluppato in parallelo un percorso da solista, regalandoci prima Ghost, e ora La Danza delle Streghe. Abbiamo ascoltato l’album, a poco più di una settimana dalla sua uscita, scoprendo un mondo in piena evoluzione, una metamorfosi tormentata e dalle sfumature punk, di cui un esempio ne è Gargoyle, una delle tracce più energiche del disco. La metafora delle montagne russe rappresenta alla perfezione l’andamento emozionale dell’album; passiamo da pezzi più emotivi e arrabbiati, come Voci o Ossa Rotte, a tracce più leggere e ironiche, come Emrata.
La Danza delle Streghe è un disco di quindici canzoni, frutto di un lavoro di squadra che ha visto il coinvolgimento di artisti dal calibro di Ketama126, Franco126, Ugo Borghetti e Prince dei Tauro Boys. Anche le produzioni dell’album provengono da amici dell’artista quali NIKENINJA, Crookers & Nic Sarno, Alde e Prince.
La Danza delle Streghe ci fa entrare in un immaginario medievale ed esoterico, le cui origini attingono anche alla vita di Tommy, che racconta della cultura folkloristica che ha accompagnato la sua crescita. Ci siamo fatti raccontare qualcosa di più sul suo nuovo progetto e sul suo rapporto con la musica e l’arte.
1) Ciao Tommy! Ascoltando La Danza delle Streghe ti ho trovato molto sincero e trasparente nella resa delle tue emozioni e dei tuoi pensieri. Sembri una persona molto riflessiva, e mi sono chiesta se fosse la musica a concederti questa libertà di espressione o se anche quotidianamente tu riuscissi a comunicare in questo modo.
Ciao! Grazie lo prendo come un complimento! Riflessivo lo sono a prescindere perché sono curioso, mi faccio tante domande, sono uno che ha sofferto parecchio e che tutt’ora soffre molto. La musica è il modo che ho per comunicare il tutto. Anche nel quotidiano riesco a comunicare in questo modo se parlo con una persona, anche se delle volte diventa più difficile. Con la musica riesco a tirare fuori tutto più direttamente.
2) La Danza delle Streghe mi ha ricordato OSSO, l’EP con cui ci hanno salutato i Sxrrxwland. Entrambi avete adottato un’atmosfera cupa e tormentata, che riesce a far calare l’ascoltatore in una dimensione un po’ surreale e distopica, facendogli percepire, in un certo senso, quello che avete provato.
Io non ho sentito quell’EP, quindi non posso parlare dell’ultimo o fare paragoni. Però sì, la dimensione surreale e distopica ci sta e serve a far viaggiare l’ascoltatore per 45 minuti in un viaggio che per me invece rappresenta la vita fino a questo punto.
3) Questo album è frutto di diverse collaborazioni con personalità e penne molto diverse tra loro. Com’è stato collaborare con tanti artisti diversi? C’è qualche retroscena che vorresti raccontarci?
Nonostante Ghost non abbia feat mentre qua ce ne sono cinque, essendo tutti cari amici miei, non è stato troppo particolare collaborare appunto perché siamo amici prima che collaboratori. Sono i primi feat con i miei amici ecco. Avevo anche una canzone con Pretty Solero ma l’avevamo registrata troppo tempo fa e quindi vorremmo fare una cosa nuova.
4) In alcune interviste hai raccontato come le opere di Goya ti abbiano arricchito, al punto da scegliere inizialmente “Young Goya” come tag. Personalmente vivo l’arte come la possibilità di evadere dalla realtà, ma allo stesso tempo rappresenta un modo per capire meglio quest’ultima. Nel tuo caso, che ruolo gioca l’arte nella tua musica? In che modo ti ha aiutato?
Praticamente la risposta è nella domanda. Noi siamo tutti degli esseri singolari, il nostro cervello può funzionare sia da gabbia che da universo a sé stante. L’arte appunto è un modo per scivolare via dalla gabbia e iniziare a fluttuare nell’universo, quindi appunto evasione, ma è anche un modo per fare marcia indietro e tornare nella gabbia quando l’universo ci sembra troppo grande e troppo cupo. Io stavo vagando per l’universo quando ho visto quei quadri e in un certo senso mi ha incasellato, mi ha dato una chiave di lettura e una chiave di scrittura.
5) Come nasce la cover di La Danza delle Streghe? Abbiamo notato una certa somiglianza con Il Grande Caprone, di Goya per l’appunto. È un’opera che colpisce all’istante e attira sia per la sua ambiguità che per la volontà di capirne tutte le sfumature.
Come dici tu appunto la cover è un remake del quadro di Goya, Il Grande Caprone, che mi ha trasmesso delle emozioni strane. Il quadro ha un impatto visivo clamoroso, praticamente è il mio quadro preferito.
6) A livello musicale, invece, ci sono degli artisti che ti hanno influenzato in modo particolare nella realizzazione dell’album?
A livello musicale più che essere influenzato da altri artisti, è stato un periodo in cui ho legato particolarmente con i produttori dell’album, quindi diciamo loro hanno definito meglio il suono del disco. Ormai sto così tanto dentro che quasi mi ascolto solo la mia musica. Influenze musicali ce ne sono alcune recenti come Xxxtentacion, Yung Lean, Tyler, The Creator… alcune meno recenti come Noyz Narcos, Fabri Fibra, Club Dogo.
7) All’interno di questo progetto c’è una traccia a cui sei particolarmente legato? Ti va di raccontarci il motivo?
Sono legato a tutte le canzoni dal punto di vista sentimentale, una canzone che mi evoca dei ricordi a livello materiale è Stregato perché sono le prime voci registrate a Milano con Phra e Nic.
8) A distanza di qualche giorno dall’uscita dell’album, com’è stata l’accoglienza? Ti sembra che si sia capito ciò che volevi raccontare?
Sono felice di come è stato percepito l’album, mi sembra che le persone mi abbiano capito e che è stato un passo avanti per diventare una grande famiglia. Chiaramente più passa il tempo, più mi sarà chiara la situazione.
9) Una delle cose che mi ha colpita del tuo percorso musicale è il fatto che tu abbia pubblicato sempre album, mai un EP ma sempre album fatti di lunghi racconti, cosa che rispecchia la tua necessità di espressione. Cosa ne pensi del futuro di questo strumento? Alcuni credono che l’album potrebbe scomparire lasciando spazio ai soli singoli.
Allora, secondo me alcune persone vedono questo fatto in maniera relativa come altri lo vedono in maniera indipendente. Nel senso, ci sono persone che a prescindere preferiscono un lavoro lungo perché dicono “questo è il mio artista preferito, preferisco a prescindere che faccia uscire 16 canzoni piuttosto che 8” mentre altre persone dicono “meglio 8 canzoni perché bastano, 16 sono troppe”. Io penso che il discorso numerico sia da vedere soltanto alla fine del percorso. Fare il contrario sarebbe come decidere la lunghezza di un libro prima di averlo scritto. Cosa impossibile dato che non sai quante pagine avrà il tuo libro prima di scriverlo. Solo una volta scritto avrà un suo inizio e una fine. Il concetto dei singoli mi piace, ma non penso sia sostenibile. Alla fine del giorno tutti, chi prima chi dopo, chi più chi meno, ha la necessità di tirare fuori un progetto. Secondo me se non sai fare un bel progetto sei inferiore a livello di esposizione artistica. Sono sicuro che là fuori ci sono tantissime persone capaci di fare “la hit del momento” ma veramente pochi, quasi da contare sulle mani delle dita, hanno la capacità di fare un progetto importante.
_di Miriam Gangemi
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