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Oggi l’hip hop si guarda, non è più da ascoltare” cantava Guè in Come Se Fosse Normale. Mai una citazione si è rivelata così azzeccata: oggi dove l’omologazione nel rap regna sovrano, la peculiarità di un artista è di fatto un elemento indispensabile per emergere da quel calderone fatto di vestiti rosa, beveroni e tatuaggi in viso. Quentin40 oltre ad essere uno degli emergenti più promettenti del panorama italiano per indiscusse doti di scrittura, è riuscito a distinguersi dalla suddetta massa informe grazie al suo segno particolare per eccellenza: troncare le parole.

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In America, ogni giorno escono nuovi rapper. Teenager, probabilmente con tatuaggi in faccia e immischiati nella vita di strada, presentano la maggior parte delle volte le stesse caratteristiche. Tra le migliaia ormai presenti (grazie alla proliferazione dovuta a piattaforme come SoundCloud), però, ogni tanto qualcuno si eleva al di sopra degli altri. E’ come se, per un motivo o per l’altro, venissero scelti da Internet come i prossimi a dover sfondare. Questa volta sembrerebbe proprio essere il turno di Blueface.

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