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Il nuovo aggiornamento della popolare applicazione FaceAPP consente di applicare un filtro che trasforma i selfie caricati nella versione più anziana dei protagonisti. Inutile dire che la scena rap ha colto la palla al balzo per ingannare la noia estiva in cui è impantanata, e una cascata di ritratti di Dorian Gray della scena italiana si è riversata sul feed di Instagram. Ne abbiamo approfittato anche noi, sfruttando l’occasione per domandarci  “cosa resterà di questi anni dieci”, che fine faranno la maggior parte dei grandi nomi del rap game italiano di oggi tra quarant’anni.

Eccovi quindi qui le idee che si è fatta nostra redazione e che nessuno ci ha chiesto. Salite sulla nostra Delorean, allacciatevi le cinture e preparatevi al decollo. SIGLA!

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Prenditela tu la responsabilità di definire un Machete Mixtape. È davvero corretto definirlo un mixtape nella sua accezione classica? O è piuttosto un album? Un label abum? Una compilation, come direbbero i nostalgici del FestivalBar?

Se avete impostato – come hanno fatto molti altri – il dibattito su natura e identità del prodotto discografico più discusso dell’estate 2019 in questi termini, lasciatevelo dire: siete clamorosamente fuori strada. Perché, nel suo nucleo centrale di senso, il Machete Mixtape è ben altro: è un termometro della scena rap italiana, una cartina tornasole, una sacrasindone nella quale si imprimono  di volta in volta i mutevoli lineamenti del panorama urban.

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