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Vaz Tè ha mantenuto tutte le promesse

Un noto adagio recita che l’importante non è la destinazione, ma il viaggio. È un motto che pone l’attenzione sul percorso che compiamo verso una determinata azione o obiettivo e su come sia il modo tramite il quale lo compiamo a farci crescere, e non il risultato raggiunto.
Spesso però bisogna avere il coraggio di ribaltare questa prospettiva poichè un pellegrinaggio troppo lungo rischia di far perdere di vista ciò che è più importante, ossia il punto d’arrivo. Un viaggio è veramente grande solo in virtù del risultato conseguito, così come una storia entra nel mito a seconda di come si conclude.
La storia di cui si parla in questo articolo dura quasi 4 anni: inizia ufficialmente il 2 dicembre 2016 per concludersi il 4 settembre 2020, e al centro c’è un disco il cui nome che era già culto ancora prima di vedere la luce: VT2M.

Lo scorso anno ci siamo ritrovati a scrivere di Waiting Room, l’atteso antipasto che ha riacceso la speranza nei fan di Vaz Tè arrivando a distanza di ben cinque anni dal precedente Medaglia d’oro (2014). Il progetto ha svolto però una funzione ben più importante di accontentare lo zoccolo duro di Alessandro, bramoso come non mai di nuova musica organizzata. Waiting Room ha infatti confermato l’esistenza di un progetto a lungo termine nella carriera del nostro alleviando la pressione in primis da sè stesso, sfuggendo finalmente a quella maledizione nota come incostanza che tanto ne ha funestato la carriera.

L’EP ha dunque permesso un assestamento di Vaz nella scena odierna terminando la fase di pubblicazione di singoli slegati e dando spazio a una dimensione musicale maggiormente solida. Nonostante il grande valore dell’EP tuttavia nella mente di tutti vi era ancora il pezzo da 90, il piatto più atteso: VT2M avrebbe visto la luce prima o poi?

Ed ecco che si arriva al 17 agosto 2020, quando Vaz Tè annuncia il nuovo singolo Benedetta con lo storico compagno di crew Izi, estratto proprio dal progetto tanto atteso, infine il grande annuncio: il disco non solo ci sarà, ma uscirà finalmente  a inizio settembre.

VT2M non è un semplice album o una tappa generica di un percorso artistico: è la chiusura di un cerchio – atto richiamato esplicitamente  nella traccia di apertura Giotto – che passa per la musica e la vita fuori da essa. Una chiusura sofferta, esasperante e difficile che attinge drasticamente dalla storia personale di Alessandro. Ed è sopratutto una redenzione che, però, non ha nulla a che vedere con il topòs della rivincita sugli hater o i nemici immaginari sbandierati da buona parte dei colleghi: l’uomo da battere è semplicemente quello nello specchio, con tutti i propri tormenti e le proprie insicurezze. “Nonostante tutto alla fine sono qui” è il messaggio costante che fa da sottofondo mentre si procede con l’ascolto delle tracce, forte come non l’avreste detto mai.

Ed è da considerare in quest’ottica ciclica la presenza dell’anthem Over 2,5 – primo grande successo in termini numerici di Alessandro – che da primo estratto per annunciare il disco diventa bonus track alla fine dello stesso, come un’appendice al termine del tragitto: l’inizio è la fine e viceversa.

Trovare la propria identità è il concetto cardine del mixtape. Esistono dischi che più di altri riescono a rappresentare in ogni punto il loro autore, quasi come fossero una sua estensione fisica: questo lavoro è uno di quelli. VT2M non è un disco di Vaz Tè, VT2m è Vaz Tè.

Comprendere il proprio io e trasporlo in musica è l’alfa e l’omega del prodotto che funge da opera catartica per Alessandro, da sempre impegnato a impedire a sè stesso di cadere vittima una volta di troppo della propria innata indolenza. Cosa troviamo quando ci immaginiamo e vediamo da fuori? La risposta è il mistero da svelare alla fine dell’album, quella risposta che Alessandro ha cercato per anni e ha inevitabilmente portato a numerose riscritture di un progetto a cui era necessario trovare una quadra inequivocabile e impeccabile. C’è un momento esatto in cui l’urgenza lascia il posto al perfezionismo, e Vaz ha fatto sua la necessità di prendersi tutto il tempo necessario e ribaltare le soffocanti logiche di mercato. La scelta di correre il rischio di restare per sempre fuori da una scena impaziente e fagocitante pur di portare al massimo compimento quest’opera rispettando un unica regola: la sua.

C’è tutto Alessandro in VT2M, e non poteva essere altrimenti: gli scorci sulla Liguria – simili ma allo stesso tempo estremamente diversi da quelli solari dei compari Tedua e Bresh –  i tanto amati riferimenti calcistici, gli amici di sempre e l’appartenenza viscerale al proprio blocco. La variegata e personale visione agrodolce di Alessandro si dispiega nelle 11 tracce che ne mettono in luce il talento, mai discutibile e per la prima volta libero di scorrere senza alcun tipo di remore su un tappeto sonoro ad hoc curato tra gli altri da Garelli, Don Joe, Davide Ice, Chris Nolan.

Un riflettore va necessariamente puntato sulla traccia conclusiva. S4TW (acronimo di “Sorry for the wait”, scusate per l’attesa) è il più sentito dei commiati: sulla strumentale composta da Close Listen e Jamar Beats il profeta di Palmaro tira le somme del suo lunghissimo viaggio mettendosi ancora una volta – forse l’ultima – a confronto con il peso che deriva da quelle aspettative troppo alte che hanno più volte rischiato di spezzarlo. E mentre l’album a cui ha dedicato la carriera si avvia alla conclusione ecco spuntare una componente da mettere nero su bianco: la consapevolezza di aver sempre agito nel migliore dei modi. “Ho il cuore puro, non ho fallimenti” è la barra chiave che chiude e sopratutto guida l’intero progetto, mettendo in luce come non importa quanto questo potrà vendere o entrare in rotazione: la vittoria più grande è essere qui e aver dimostrato che è possibile sconfiggere gli spettri.

L’eterno dilemma di Vaz Tè, un ragazzo di Genova di cui non si sa se “studia, spaccia, lavora o fa l’artista” viene finalmente sciolto e sostituito da una serena cognizione della propria dimensione, sia essa artistica o forse addirittura esistenziale. Il cammino è concluso e l’artista è approdato ufficialmente nella scena che conta con le proprie forze, finalmente al fianco dei già affermati compagni nei confronti dei quali ha scelto di non vivere di fama riflessa. La cosa più importante infatti era procedere lungo un binario estremamente personale così che tutto questo avesse il giusto senso per Alessandro, e sicuramente i suoi fan lo hanno già ampiamente scusato per l’attesa.

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Nicola Los Simonutti

Nicola Los Simonutti

Born and Raised nelle periferie della Brianza. Da anni mi cibo di musica Rap e pallacanestro, con una passione smodata per la Dogo Gang e i Boston Celtics. Durante il giorno frequento l' Università di Scienze della Comunicazione a Bergamo.

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