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I Luoghi dell’Hip Hop: La Barona di Marracash

Sulla mappa dell’hip hop italiano troviamo inevitabilmente il quartiere Barona di Milano, passato alla storia per essere la dimora di Marracash. La storia va avanti però, nascono nuovi talenti e questa periferia diventa nuovamente la musa ispiratrice di giovani promesse del rap nostrano. Oggi analizzeremo proprio questo quartiere, con le sue difficoltà, i suoi vantaggi ed i suoi luoghi culto, indispensabili per la creatività degli artisti autoctoni.

La funzione principale che esercita il rap, per mano dei suoi artisti, è sicuramente la rappresentanza di qualcosa. Rappresentare la propria fazione, come accadeva verso la fine degli anni ’70 con le prime gang americane, le quali decisero di porre fine a faide sanguinolente per sfidarsi a colpi di break dance e freestyle; rappresentare la propria città e il proprio quartiere, citandolo continuamente nelle punchlines; rappresentare un ceto sociale, rivendicando diritti negati e soprusi subiti dalla tanto odiata borghesia. Su questi rigidi concetti si fonda e nasce il rap a stelle e strisce, importato poi in tutto il mondo.

Ovviamente in Italia le cose non sono andate proprio così: in Italia non vi erano gang né tantomeno faide tra fazioni rivali, ma lo spirito acquisito da quegli afroamericani con le bandane e il logo della propria crew sul petto, era lo stesso. L’intento era quello di rappresentare la propria città, di divenirne l’ambasciatore e di mostrare con fierezza la bandiera del luogo d’origine.

Geograficamente parlando, sulla mappa del rap italiano troviamo inevitabilmente le città con maggior fermento e multietnicità della Penisola come Napoli, Roma, Bologna, Torino ma soprattutto la metropoli nostrana per antonomasia: Milano. Quest’ultima, da sempre ritenuta la piazza più importante per l’hip hop Made in Italy, è stata – ed è tutt’ora – la culla dei più celebri rappers in circolazione sin dai primi anni ’90: dagli Articolo31 alla Dogo Gang, passando per Bassi Maestro, Jack The Smoker, Lord Bean e molti altri fino ad arrivare ai newcomers Sfera Ebbasta, Ghali, Rkomi, Lazza, Ernia; un filo conduttore che si protrae da quasi trent’anni e che non accenna a tramontare, anzi.

Proprio Milano, con la sua dinamicità e freneticità regala spunti, idee e good vibes a ragazzi che vogliono avventurarsi in questo ramo dell’hip hop così in auge oggi. Ragazzi spesso e volentieri cresciuti ai margini, nelle periferie più disagiate e disparate del capoluogo lombardo, ragazzi che inevitabilmente si rifanno – per metriche, flow e tematiche – al rapper che, per la prima volta, da una difficile periferia è salito in vetta alle classifiche italiane, che dalla Barona è arrivato a solcare i palchi di tutta Italia portando in alto il nome del quartiere da cui proviene: Marracash.

Geograficamente parlando, il quartiere della Barona si colloca nell’estremità meridionale della città lombarda. Delineata dalle famose vie Boffalora e De Pretis (spesso citate da rapper del posto), la Barona è riconoscibile sulle mappe della Metropolitana di Milano in corrispondenza delle stazioni di Romolo e Famagosta.

Marracash e Guè Pequeno

Marra, che tutt’ora abita in quella zona, ha sempre celebrato la propria provienienza, spiegando spesso come il contesto del luogo lo avvicinò sin dalla tenera età alla sottocultura dell’hip hop.
La Barona, per Marracash, incarna molto più di un semplice quartiere periferico, assumendo quasi un ruolo materno nella vita dell’artista: la traccia Popolare ne è l’esempio lampante, dove il ritornello “Ba-Ba-Barona” – storico coro locale – rappresenta un vero e proprio inno al suo quartiere, e ancora più famosa è Badabum Cha Cha – con il video girato in pellicola tra i palazzi popolari.

Un rapporto di amore e odio quello instaurato tra il quartiere ed il suo figliol prodigo, che da “una casa senza i sanitari” oggi ricorda con fierezza quel passato povero materialmente, ma ricco di umanità, solidarietà ed aggregazione tipico dei quartieri periferici, come cantava in Bastavano le briciole: “In quartiere non hai niente ma hai i veri amici”.

Dopo Marra, eterno paladino della Barona, la situazione nel capoluogo Lombardo con il passare degli anni è in continuo divenire, con il rap che si diffonde a macchia d’olio e con Milano che diventa sempre più il centro del rap italiano. Oltre gli ormai celebri Sfera e Ghali infatti, la città meneghina è la madre patria di una quantità incalcolabile di giovani rappers intenti ad emergere e sgomitare in una scena già di per se stracolma di interpreti.

Restando però concentrati nel quartiere sopracitato infatti, notiamo come il talentuoso Young Rame è il nome più caldo in circolazione. Già nominato da Marra (e Guè) legittimo erede della Barona, il membro della crew Indomabili Milano – composta anche da Il Profeta, Oro Bianco e Vitra – ha tutte le carte in regola per far catalizzare l’attenzione sulla Barona dopo il massiccio contributo di Marra, magari ispirandosi a quest’ultimo pur mantenendo un approccio ed un mood contemporaneo.  Ad oggi Young Rame infatti risulta una delle promesse più originali e forse più real della scena – spesso accusata di non vivere le “faccende” che citano nelle canzoni – dimostrando di essere produttivo e professionalmente in crescita.

Non è quindi un caso che il Barrio’s Cafè, storico locale che ha dato l’opportunità ai giovanissimi artisti di zona di esibirsi e mostrare il proprio talento dal vivo, sia situato in Zona 6, terreno da sempre fertile per i rapper milanesi. Il Barrio’s è tutt’oggi un “luogo sacro” dove si respira e si vive il rap come una volta. Nel 2017, infatti, Red Bull Italia vi ha organizzato una riuscitissima Culture Clash, ospitando il meglio della scena rap. A presentare l’evento, nemmeno a dirlo, fu Marracash. Tutto torna.

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Riccardo Rochira

Riccardo Rochira

Penso sia troppo presto per scrivere la mia biografia.

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