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    1990: Achille Lauro si immerge nel passato per stravolgere il presente

    1990 è la consacrazione di Achille Lauro come l’icona pop più sperimentale della musica nostrana. L’album si basa su sette brani che hanno segnato la storia della musica pop-dance internazionale, ma anche la stessa adolescenza del rapper – 1990 è, infatti, il suo anno di nascita – rivisitati con un nuovo sound.

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    Trashbin, Vol.3: tutti gli occhi su Radical

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    A distanza di circa 7 mesi dalla morte di Juice WRLD, il 10 luglio è stato pubblicato il primo disco postumo del rapper di Chicago, Legends Never Die, il quale, con più di 500k di copie vendute, è diventato l’album più venduto dell’anno durante la prima settimana, piazzandosi nella top 5 dei migliori debutti di sempre.

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Tre anni fa, The Life of Pablo di Kanye West

Il 14 febbraio 2016 usciva The Life of Pablo, settimo disco ufficiale di Kanye West.

L’album ha una genesi tribolata. La lavorazione al disco inizia almeno 3 anni prima, anni in cui il pazzo di Chicago ha cambiato nome al progetto almeno tre volte. Inoltre, gran parte dei singoli rilasciati in quel periodo saranno scartati dal disco, e altri con una vita abbastanza tormentata. Wolves, per esempio, viene presentata nel 2015 ad una sfilata in cui si sarebbe svelata anche la nuova scarpa disegnata dal rapper in collaborazione con Adidas ma la versione contenuta nel disco sarà, in principio, completamente diversa: le partecipazioni di Vic Mensa e Sia saranno infatti sostituite da un’altra strofa di Ye ed un outro di Frank Ocean. Alla fine, la settimana prima della pubblicazione KW ha annunciato il definitivo titolo (con l’acronimo TLOP) e presentato il disco con colonna sonora di una sfilata in cui sulla passerella scorrevano modelli con vestiti del suo marchio di abbigliamento Yeezy.

Ma la storia del disco non finisce qua. Infatti, nella versione finalmente pubblicata il 14 febbraio la tracklist sarà diversa da quella presentata alla sfilata. Ad essa viene aggiunta la traccia Waves, feat con Kid Cudi e Chris Brown, su insistenza di Chance the Rapper. L’album sarebbe stato rilasciato come esclusiva per Tidal, la piattaforma streaming di Jay-Z. Poi, gli screzi fra gli artisti di Watch the Throne, hanno spinto Kanye a rompere l’accordo, pubblicando il lavoro anche sulle altre piattaforme (ma non in versione fisica). La versione finale rilasciata sulle altre piattaforme è, ancora una volta, una versione aggiornata con l’aggiunta di tracce con Saint Pablo, il ripristino dell’originale versione di Wolves (l’outro di Ocean diventa una traccia a sé) e la modifica della posizione di alcune tracce (come Waves che ora si trova tra FML e I Love Kanye).

Questa tormentata storia si ripercuote anche nel disco stesso che risulta confusionario, a primo ascolto persino in maniera sconcertante. Ricordo che la prima volta che ho sentito questo disco ho stoppato ad un certo punto, era insopportabile (era la versione finale). E Kanye è il mio artista preferito. Proprio per questo mio affetto per la musica di Yeezy ho deciso di dargli un’altra chance. Ed effettivamente, è un disco che più si ascolta più convince. Dall’irritazione ero passato all’esaltazione nel notare cose che negli ascolti precedenti non avevo colto. Chiariamoci, The Life of Pablo rimane un disco confuso, ma è proprio questa la sua forza come evidenzia anche la recensione fatta ai tempi dalla versione statunitense di Rolling Stones:

“This is a messy album that feels like it was made that way on purpose […] West just drops broken pieces of his psyche all over the album and challenges you to fit them together.”

Lo stralcio della recensione, scritta da Robert Sheffield, coglie forse un elemento sottovalutato: “broken pieces of his psyche”. Infatti, l’album si presenta come la versione musicale del disordine mentale che affliggeva l’artista di Chicago in quel periodo e che culminerà nel crollo psicologico di novembre e resosi evidente durante il tour (l’ultima data, quella di Sacramento del 19 novembre, ha visto l’esecuzione di sole tre tracce prima che Kanye interrompesse tutto per iniziare un monologo delirante su Trump, Facebook e Jay-Z).

Forse tre anni dopo siamo in grado di comprendere meglio questo lavoro. Nella sua confusione accoglie pezzi veramente clamorosi (Real Friends, Wolves, Saint Pablo, Ultralight Beam) ad altri un po’ più discutibili (ancora oggi mi chiedo perché mettere le strofe di Panda di Desiigner in Father Stretch My Hands 2). Forse sono discutibili perché da Kanye ci si aspetta sempre l’eccellenza costante, cosa che probabilmente si aspetta lui stesso. Per concludere, The Life of Pablo mostra la fragilità di un artista come Kanye. L’ego, le provocazioni, gli eccessi di Yeezy sono tutti sintetizzati in questo dico. In fondo, colui che mise Dio come unico feat di un suo disco è esattamente come tutti noi. Se con Yeezus West ambiva a paragonarsi ad un profeta, con The Life of Pablo mostra come sia un’ambizione eccessiva pure per lui che nella stessa traccia si paragona ad Einstein per poi confessare di aver rischiato la bancarotta. Insomma, oggi come tre anni fa, la risposta alla domanda: “Com’è The Life of Pablo?” può solo essere: “È un disco di Kanye”.

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Matteo Merletti

Sono Matteo, ho 23 anni. Se non vi piace ciò che scrivo offritemi un gin tonic e ne parliamo.

Comment

  • […] tragitto che porta da Yezuus a The Life of Pablo è abbastanza tortuoso, comunque dell’album, della sua genesi e del periodo successivo si è trattato abbondantemente in occasione …. A ciò si aggiunge che nel luglio 2014 si è celebrato il matrimonio tra Kanye e Kim Kardashian, […]

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