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Abbiamo intervistato Nicola Siciliano

Tra un gelato e un bagno al mare, abbiamo avuto modo di intervistare il rapper napoletano Nicola Siciliano. Il partenopeo classe 2002 si è raccontato parlando di Napoli, di sé stesso e della sua musica.

1) Per cominciare, faccio una domanda sulla tua città: Napoli. Il background napoletano offre una varietà innumerevole di spunti per iniziare una carriera musicale, specie nel rap, come abbiamo visto da una decina d’anni a questa parte. Soprattutto grazie all’influenza neomelodica e folkloristica dell’ambiente partenopeo, Napoli offre una gamma mai vista di artisti, tutti diversi l’uno dall’altro, con stili molto variegati ma comunque riconducibili ad un’unica tradizione, legata anche, purtroppo, ad alcuni casi di vita criminale. Non voglio chiederti cosa sia Napoli per te, piuttosto tu cosa pensi di essere per Napoli, relativamente alle influenze artistiche e culturali che ricevi? Che ruolo pensi di avere nell’ambito della nuova scena rap napoletana che si è andata definendo negli ultimi anni?

Io, personalmente, spero di diventare un’icona. Non un’icona del “tutto”, ma una figura che tutti i ragazzi come me prendano come un esempio positivo per fare cose buone consapevolmente, perché facendo le cose giuste avrai buoni risultati nella vita. Ho sempre preso insegnamento da frasi come “Fai del bene e avrai del bene”, oppure “Semina bene e avrai buoni frutti”. È un po’ come il Karma, diciamo. Vorrei anche diventare una voce che dica a tutti i ragazzi che abitano nei quartieri dove sono nato io, e dove ancora adesso vivo, che possono farcela. Perché se ce l’ho fatta io, può farcela chiunque creda realmente nei propri sogni.

2) Alla luce di ciò, ti senti quindi un innovatore? Senti di poter dare qualcosa in più a questa Napoli e alla scena che si sta andando a definire in questi ultimi anni?

Sì dai, più che altro lo spero. È un obiettivo, un compito che devo portare a termine, una missione, quello di diventare un emblema della mia città che faccia pensare “Ah, cazzo, nelle periferie non ci sono solo ragazzi che parlano di droga, spacciano, uccidono”. Ci sono anche ragazzi  che credono realmente nei propri sogni e fanno di tutto per esaudirli. Un emblema per tutti i ragazzi delle nuove generazioni.

 

3) Il tuo personaggio è molto complesso. Molti ti hanno definito come “il lato romantico del rap napoletano”, qualcuno dice che tu sia un’evoluzione della neomelodica su sonorità “trappeggianti”, altri ancora usano le tue citazioni d’amore per la propria fidanzata, ma sappiamo che tu non sei solo questo: in P Secondigliano ci rendiamo conto della tua versatilità nello spaziare da una tematica all’altra restando sempre e comunque coerente musicalmente. Tu come ti vedi? È tutto vero ciò che emerge di te e del tuo carattere nei tuoi pezzi? Nicola Siciliano è veramente il principe azzurro dal cuore grande tanto acclamato dai giovani di Napoli e non solo?

Posso dirti che, come tu hai detto, mi hanno definito anche come cantante neomelodico, che però è una cosa molto diversa da quello che faccio io. Posso dirti che io mi definisco un tuttofare, faccio tutti i generi che mi appassionano, però li lego alla trap, all’hip-hop e al rap in generale. Forse per questo mi definiscono neomelodico e rapper romantico. Romantico ci sono, anche perché è uno stile che mi piace molto, ma non si tratta comunque di un personaggio preparato a tavolino. Io sono un tipo “improvviso”, faccio succedere tutto casualmente e succede tutto un po’ a caso nella mia vita, anche il mio successo è stato del tutto improvviso.

Beh, succede a caso ma succede bene. Quindi finché succede bene tutto apposto direi.

Sì, infatti, tutto alla fine succede bene.

 

4) Parliamo di P Secondigliano, la tua breakout song: il beat, il video, il testo, è una hit in tutto e per tutto che ha visto collaborare i due nuovi giovani idoli di Napoli, te e Geolier. Come è nata l’idea del pezzo? Quanto lavoro c’è stato dietro? Vi immaginavate un successo del genere?

Mi piace molto rispondere a questa domanda. Allora, eravamo a casa mia, nella camera dove dormo, uno studietto improvvisato in una stanza 4×4 dove entravano massimo tre persone. Eravamo io e Geolier in studio, lui mi fece sentire una base e iniziò a cantarci sopra il ritornello che faceva “Gir p’ Secondiglian”. Io ricordo che mi girai verso di lui e feci “Non voglio metterci la mano sul fuoco, ma questa è una hit. Diventerà una hit”. Ricordo che registrammo soltanto il ritornello e il giorno dopo, quando stavo da solo a casa, registrai la mia strofa e lui registrò la sua strofa. Iniziammo a fare le prime storie su Instagram, i messaggi vocali, salvammo la canzone, la canzone iniziò a girare in una maniera assurda ma nel mentre nessuno sapeva che fossimo noi, cioè Nicola Siciliano e Geolier. Cioè, quando ci vedevano per strada, la canzone era famosa e noi ancora no. Me lo ricordo come se fosse ieri. E allora gli dissi “Manuè, ma perché non facciamo il video di questa canzone che ci porterebbe buone cose?”. Ti dico però che l’ho sempre fatto per divertimento, faccio tutto io senza cacciare soldi. Sfruttiamo quello che abbiamo, perché quello che abbiamo è l’occorrente per i nostri video e la nostra musica. Ti dico poi che sono molto appassionato anche di video-making, quindi non mi mancava nulla. Iniziammo a fare le riprese e s pubblicare il video in rete. In 2 ore facemmo 70.000 visualizzazioni, iniziò a salire, ma roba che ti dico in un giorno arrivammo  500.000. Iniziammo a capire insieme che stavamo salendo in una maniera assurda quando iniziarono a chiamarci per le prime serate, per i concert, per le feste più grandi. Ci supportavano tutti gli artisti che noi seguivamo e che ora ci seguono, ci dissero che il pezzo spaccava, ci mise nella storia Guè Pequeno. Ci fecero i complimenti tutti quei rapper italiani dei piani alti. E tutto è nato da uno schiocco di dita, possiamo dire. È stato tutto così improvviso, era tutto per divertimento, per divertirci tra di noi, e siamo diventati quello che siamo adesso. Pur sapendo che sarebbe stato un gran pezzo, non immaginavo certo di superare il milione di visualizzazioni in appena tre giorni. Tutti ci mandavano video, messaggi… insomma, ti lascio immaginare. Ricordo che quando iniziò a crescere la mia pagina Instagram mi mandavano video anche da Nizza, in Francia, dalla Spagna, Ibiza, Cuba, tutti sulle spiagge con questa canzone e tutti che la cantavano. E io dicevo a Manuele “Manuè, guard’ ccà c’ amm fatt”. In così poco tempo ci conoscevano tutti, e così è andata.

 

5) Molti, erroneamente, credono che P Secondigliano sia la tua prima canzone: ebbene, non è così. Attraverso il tuo canale youtube siamo riusciti a reperire una gran quantità di pezzi, dei quali il primo, risalente a quattro anni fa, è Nu Suonn, un’interessantissimo pezzo senza autotune né gli acuti vocali che ti contraddistinguono su beat old school, diverso musicalmente dai tuoi lavori più recenti ma senza dubbio sempre pregno di quell’emotività che ti ha sempre contraddistinto. Possiamo dire che in quattro anni tu abbia saputo seguire le tendenze e adeguarti alle sonorità che via via si sono sviluppate con l’arrivo delle nuove sonorità trap in Italia?

Nu Suonn è una delle mie prime canzoni, ma non proprio la prima. La prima uscì 6-7 anni fa e si chiama Rint’ a sti vicoli – Nicola Siciliano, video sempre fatto da me quando avevo 8-9 anni. Nu Suonn è molto cruda anche come beat, molto real. Buttai giù un po’ di rime che parlavano di me. Per rispondere alla tua domanda posso dirti che ho sempre seguito un’onda diversa e variabile rispetto a quello che ho fatto nell’immediato passato. Per dirti, faccio rap old school, faccio trap, ascolto tutti i generi musicali e quindi sono sempre stato su quest’onda diversa rispetto al rimanere sempre impuntato sullo stesso stile. Ti faccio un esempio: sentire Bob Marley, esserne influenzato, trasformarlo in trap miscelando i due stili. E così viene fuori quello che voglio far uscire realmente.

6) Questo è un gran bello spunto. Molti infatti confondono l’essere coerenti con sé stessi e la musica con il rimanere arretrati, mentre invece tu ci stai dando la pratica dimostrazione del fatto che si possa comunque essere coerenti ma andare avanti ed evolversi musicalmente. Solitamente poi quelli che rimangono indietro sono gli stessi che si scagliano contro il mondo dicendo quanto tutto sia ingiusto e quanto la gente non capisca niente di musica. Ma questa non ci sembra proprio la tua situazione.

No no, anche perché sono sempre stato un fan della musica in generale e non ho mai detto cose come “La musica sta morendo” oppure “Il rap è andato a puttane”. Ci sono sempre stati molti talenti in Italia, e non parlo di colossi del rap, parlo di noi talenti emergenti. Sono talenti che rimangono real nella loro musica e un giorno avranno quello che meritano. Non voglio nasconderti che, dal mio punto di vista, da quando abbiamo fatto P Secondigliano è come se avessimo aperto le porte a tutti, parlando di Napoli ovviamente. Ti faccio un esempio scemo, per farti capire: un pizzaiolo vede due ragazzini che hanno iniziato a fare musica e pensa “Perché non posso farla anch’io?”. Quindi va in studio e fa la sua canzone. È come se ti arrivasse a casa un pacco con all’interno quello che devi dire nelle canzoni, le chiavi del Mercedes o dell’Audi o del Maserati, le ragazze col culo dritto. E così inizi a parlare di droga, di sesso, di vestiti griffati, di quello che non hai e della vita che non fai. E tutti sono lì per te. Si tratta di quei casi in cui non nasci con una cosa dentro che ti spinge a farlo o una passione per la musica, ma è tutto finalizzato all’audience.

7) Da poco è uscito Familia, il tuo ultimo pezzo, che da fan mi è piaciuto moltissimo: una hit ballabile ed estiva prodotta da Mario Nasti. Secondo alcuni questo pezzo è una rampa di lancio verso una carriera splendente, visto che hai dato prova di grande abilità nel saper produrre canzoni profonde ed emotive e al contempo hit da estate. Questo pezzo può essere servito a Nicola Siciliano per affermarsi una volta per tutte come una delle nuove voci di Napoli? Ma soprattutto, quanto è importante la Familia per te? Che cosa intendi di preciso quando parli di Familia?

Allora, Familia per me è un concetto di legame fra chi si vuole bene realmente. Per me Familia è per esempio quando vado a fare un concerto. Ci sono il dj, il mio amico, mio padre, quella per me è una famiglia, nemmeno una squadra, perché nessuno lavora per me e lavoriamo tutti per un solo obiettivo: entrare nel locale e spaccare tutto. Familia per me è un concetto di pace e alleanza non solo tra gli amici e gli intimi, ma che include anche la scena rap napoletana e quella italiana in generale. Siamo arrivati a 700.000 visualizzazioni in poco tempo e sono contento perché come hai detto tu è un pezzo molto ballabile ed estivo ma ci ho messo molto di me. Se questo è il pezzo che mi proietterà ai massimi livelli non te lo so dire, ma ho buone sensazioni proprio perché so che comunque vada acccanto a me c’è la mia Familia.

8) Voglio farti una domanda riguardo il metodo di sponsorizzazione dei tuoi pezzi. Sia tu che Geolier usate molto le Instagram Stories come vettore di trasmissione dei vostri lavori. Si può dire che voi due siate tra i rappers più attivi sui social della scena attuale, e questo è importante poiché avete dimostrato di essere al passo coi tempi e soprattutto avete fatto in modo che la vostra musica fosse diffusa su una scala più ampia possibile. Possiamo quindi dire che tu e Geolier siate pionieri di un nuovo metodo di comunicazione musicale? Inoltre molti dei tuoi pezzi circolano su piattaforme come Whatsapp e Telegram, spesso e volentieri ancora prima di uscire ufficialmente. Si tratta di un tuo metodo di condivisione della tua musica o di cosiddette “fughe dal laboratorio” dovute a imprevisti o altro?

Ti dico che su Geolier non so se sia lui a farli girare o meno, su di me posso dirti che sono tutti pezzi che escono su YouTube e sono pezzi che ho fatto prima di P Secondigliano e che mandavo su Whatsapp ai miei amici o sui social per farli girare. Sulle Instagram Stories condivido molto per stare a contatto con chi mi segue e per informare sempre tutti delle novità in arrivo e anche un po’ di quello che sto combinando. Penso che soprattutto di questi tempi sia uno dei modi più efficaci e diretti per arrivare a più persone possibili in modo, diciamo, accessibile e semplice. È importantissimo per me anche ricevere i feedback dei miei sostenitori, cerco sempre di rispondere a tutti i messaggi ma spesso e volentieri sono davvero moltissimi quindi magari non riesco a rispondere a tutti. L’idea è comunque quella di fare comunicazione diretta ed efficace per tenere aggiornati i miei fan ma di farlo sempre in modo spontaneo, postando quello che mi sento e che voglio postare, magari anche mentre sto con i miei amici a fare nuovi progetti.

9) Una delle canzoni del tuo repertorio che ci ha lasciati più soddisfatti è indubbiamente Ngopp’A Luna, pezzo di Rocco Hunt con la tua collaborazione. Oltre ai complimenti per il pezzo, che personalmente ho gradito tantissimo, volevo chiederti quanto ci fosse di personale nella canzone in sé: ricollegandoci a qualche domanda fa, possiamo dire che con la tua strofa nel pezzo con Rocco Hunt, il “Nicola romantico” ha raggiunto uno dei picchi più alti, a detta del pubblico. La lirica è molto forte, profonda e suggestiva, ciò ci fa quasi pensare che sia un pezzo più personale e sentito di altri, sebbene la tua strofa sia tutto sommato breve. Quanto c’è di te dentro quel pezzo? Vi è forse una dedica speciale ad una persona cara?

Ngopp’A Luna non l’ho dedicata a nessuno in particolare, ti dico questo. È frutto della mia fantasia, io mi metto lì a scrivere e immagino: immagino storie che ho vissuto e che vivo e che comunque ho passato trasformandole però in fantasia, spero tu capisca quello che intendo. Con Rocco poi è una storia lunga. In canzoni come Ngopp’A Luna comunque l’immaginazione è tutto: è come se dovessi astrarre dei sentimenti da esperienze vissute o da situazioni sentimentali in generale e romanzarle, quindi comunque sono frutto di fantasia. Mi fa sempre molto piacere sapere che i ragazzi sentono emotivamente pezzi come questo, significa che sono riuscito ad essere spontaneo e a trasmettere la mia emotività, e questo per me vuol dire tantissimo.

 

10) Tornando a parlare di Napoli, il background partenopeo ti offre innumerevoli possibilità non solo a livello di spunti musicali, ma anche di collaborazioni. Fino ad ora abbiamo trovato Kalis, Geolier, Rocco Hunt, hai idee per le prossime collaborazioni? Quali sono gli artisti con cui vorresti collaborare in un futuro prossimo? In senso lato, perciò anche dall’estero, quali sono quelli che ti hanno influenzato ed ispirato di più prima e durante?

Ad avermi influenzato è stata indubbiamente la cultura underground rap napoletana che si è formata dai primi anni dei Co’Sang, ma anche italiana in generale. A Napoli sono sempre debitore, il rap che specialmente da piccolo mi ha influenzato di più era l’old school, poi gli artisti insomma sono quelli che sono relativamente al tempo, ai Co’Sang per dirti sono rimasto sempre molto affezionato ma col tempo ho ricevuto influenze un po’ da tutte le parti. Come ti dicevo prima, fondere i vari generi e i vari stili per farne qualcosa di originale e personale è una cosa che ho sempre adorato fare, non ho mai fatto musica con lo stampino. Di collaborazioni ne ho avute abbastanza sì, anche con molti emergenti come me. Quelle che sono arrivate più in alto sono senza dubbio con Geolier e Rocco Hunt. A Napoli è pieno di artisti che fanno musica che mi piace molto, nel resto d’Italia mi piacciono molto artisti come Ghali e Tedua.

11) Ultima domanda e chiudiamo. Sempre più fans si stanno preparando all’evenienza di un album: c’è chi dice che sia troppo presto, chi dice che invece sia questo il momento giusto, c’è chi addirittura ipotizza che tu abbia un album in segreto già pronto da regalarci. Che ci dici a riguardo? Arriverà entro quest’anno il tanto atteso disco?

L’album arriverà sicuramente. Ogni giorno io vado in studio, scrivo, registro, ascolto sempre musica nuova, quindi sappi che arriverà sicuramente. Ma non adesso. Voglio prendermi il mio tempo per far uscire i miei singoli, senza bruciare le tappe e fare le cose troppo in anticipo.


Filippo Alzani

Non ho una foto profilo, così se non ti piace l'articolo sul tuo idolo non saprai chi prendere a mazzate

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